Lugano

«Il commercio di materie prime per la Città è un toccasana»

Il capodicastero Finanze della Città Marco Chiesa sull’accresciuta importanza delle aziende che operano nel commercio di materie prime: «Da noi trovano terreno fertile, ora si tratta di migliorare le condizioni quadro per permettere loro di svilupparsi ancora di più»
Dall’anno fiscale 2022 ci si aspettano almeno 20 milioni di franchi di entrate. © CdT/Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
11.06.2026 06:00

C’è un settore economico a Lugano che sta acquistando sempre più importanza. È quello del commercio di materie prime, comparto che riunisce circa 500 aziende, concentrate soprattutto a Molino Nuovo, che di recente, a testimonianza del periodo favorevole che sta vivendo, ha visto una di loro acquisire anche lo stabile Mizar (vedi CdT dell’8 giugno). «A Lugano trovano condizioni quadro ideali – afferma Marco Chiesa, capodicastero Finanze della Città – si tratta di aziende e collaboratori che ricercano stabilità, sicurezza, certezza del diritto, qualità di vita, formazione e servizi di qualità. Per la nostra Città rappresentano un importante valore aggiunto in termini di occupazione qualificata, indotto economico e gettito fiscale»

Le imposte comunali versate dalle persone giuridiche attive nel commercio di materie prime evidenziano infatti importanti entrate milionarie per la Città: 14,7 milioni di franchi nel 2016, 13,4 milioni nel 2017, 11,5 milioni nel 2018, 9,9 milioni nel 2019 e 12,2 milioni nel 2020, anno quest’ultimo completamente chiuso dal punto di vista fiscale.

Arrivano gli anni d’oro

Cifre di tutto rispetto, sensibilmente inferiori alle entrate fiscali delle persone giuridiche provenienti dal comparto bancario, ancora il principale a Lugano. Particolare non da poco, i milioni garantiti dal commercio di materie prime dal 2016 al 2020 potrebbero essere solo un antipasto di quello che verrà. Non nel 2050. Ma dopo domani. Già per l’anno 2022 ci si aspettano ad esempio almeno 20 milioni di franchi di entrate. Questo perché gli anni d’oro del trading sono iniziati proprio dopo il 2020 e in particolare dal 2022 al 2024, in un contesto caratterizzato da crescente instabilità sui mercati internazionali.

«I dati e le indicazioni raccolte convergono e confermano che il trading continuerà a rafforzare il proprio ruolo nella piazza economica luganese – prosegue Chiesa –. Si tratta di un settore spesso anticiclico, che trova ulteriore slancio nelle fasi di maggiore incertezza economica».

Servizi bancari ad hoc

Ecco perché anche in Città si sta pensando a come aiutare meglio queste aziende, che scelgono Lugano per le sue condizioni quadro, sempre più appetibili guardando anche quello che sta succedendo nei Paesi del Golfo Persico a partire dallo scoppio della guerra tra USA e Iran. «Accanto ai settori tradizionali legati ai servizi bancari e fiduciari – spiega il capodicastero Finanze – il trading sta crescendo e con lui anche il gettito fiscale generato dalle persone fisiche attive nel comparto, che si contraddistingue per remunerazioni variabili particolarmente elevate. Dal confronto con gli operatori emerge inoltre l’esigenza di rafforzare l’offerta di servizi di trade finance, un po’ come avviene già nelle piazze di Ginevra e Zurigo». Il trading non sostituisce la piazza bancaria, fiduciaria o gli altri settori strategici, «ma si aggiunge ad essi, rafforzando ulteriormente la resilienza economica della città».

Il ruolo della formazione

Ma non è tutto. In riva al Ceresio si sta cercando anche di capire come sviluppare le competenze di questo comparto. «Ritengo fondamentale avvicinare il più possibile la formazione alle esigenze delle imprese. L’USI dispone delle competenze per sviluppare percorsi specialistici che possano sostenere la crescita di questo comparto – prosegue Chiesa –. Siamo inoltre consapevoli delle specificità del settore e dell’importanza di garantire alle aziende spazi adeguati alle loro esigenze operative. Quando un settore crea occupazione qualificata, genera gettito fiscale e investe sul territorio, è nell’interesse della Città creare le condizioni affinché possa continuare a svilupparsi».

Cripto tanto volatili

Diversamente dal trading, il comparto delle criptovalute non ha invece ancora fruttato da questo punto di vista. «Le criptovalute rappresentano un nuovo ramo economico innovativo e interessante per la Città. Hanno posizionato Lugano in un contesto internazionale dinamico – sottolinea il capodicastero Finanze –. Detto ciò, lo osservo ancora con pragmatismo e prudenza. Non possiamo infatti basarci su uno storico consolidato: si tratta di un settore volatile e composto in larga misura da startup. Per questo, ad oggi, il suo impatto fiscale rimane ancora limitato».