Il consiglio del Beato rivense che aiutò a guarire Olgiate

Cosa collega Riva San Vitale, Monza e Olgiate Comasco? O ancora, chi collega le tre località? La risposta in questo caso è duplice: da una parte una montagna, il San Giorgio, dall’altra due religiosi del passato, il Beato Manfredo Settala e san Gerardo. Un legame che sarà omaggiato, ancora una volta, nei prossimi giorni.
Dal 14 al 22 ottobre l’urna con le spoglie del venerato compatrono di Monza, san Gerardo, sarà accolta nella chiesa parrocchiale di Olgiate Comasco. Un avvenimento attesissimo dalla comunità della cittadina a pochi chilometri dal confine, dove quell’urna già aveva fatto sosta nel 1946, significativamente alla fine della seconda guerra mondiale. Ma il rapporto di Olgiate Comasco con il santo monzese è ben più antico, risale all’anno 1207, sotto l’infuriare di un morbo contagiosissimo. Dunque, afflitti da mortale contagio, gli abitanti di Olgiate Comasco, recandosi in pellegrinaggio alla sua tomba, avevano chiesto che Gerardo impetrasse la salute della comunità. Era infatti morto da poche settimane e, fondatore dell’ospedale che poi gli sarebbe stato intitolato, godeva di larghissimo credito popolare – fatto santo subito dalla gente, alcuni secoli dopo avrebbe provveduto anche formalmente il cardinale arcivescovo Carlo Borromeo – proprio per il bene che in vita aveva fatto incessantemente ad ammalati e sofferenti.
Ebbene, compiuto con devozione il pellegrinaggio, ad Olgiate Comasco il morbo subitamente scomparve. Unanime la decisione della popolazione: elevare una chiesa intitolata a Gerardo facendo voto perpetuo di recarsi ogni anno collegialmente al sepolcro monzese del santo, a ricordo dell’antico prodigio. Ma nel lontano XIII secolo, per sconfiggere quel flagello letale, agli olgiatesi era parso più naturale, e fisicamente più prossimo, appellarsi a un altro sant’uomo, un eremita riparato sul monte San Giorgio, il sacerdote Manfredo Settala. A lui era diffusa consuetudine rivolgersi per una preghiera, una grazia, un consiglio da Como e da Varese, oltre che da tutti i borghi circostanti le rive del basso Ceresio.
Dunque anche da Olgiate Comasco una rappresentanza di parrocchiani raggiunse il romitaggio in Ticino e fu Manfredo Settala, il beato Manfredo che giace nella chiesa di Riva San Vitale, a suggerire, meglio, a raccomandare agli olgiatesi di recarsi a Monza, alla tomba di Gerardo. Perciò tutto ebbe inizio da questa parte del confine: senza frapporre indugio, certi dell’indicazione di Manfredo, che in effetti si sarebbe rivelata salvifica, fu organizzato il pellegrinaggio a Monza i cui esiti si sono perpetuati se è vero, come è vero, che nell’aprile scorso in più di duemila vi hanno partecipato.
Chi in bicicletta, chi in moto, qualcuno a piedi, tanti in pullman o in automobile. Anno dopo anno il voto è stato sciolto anche in tempi sia di guerra sia di pandemia, certo in anni recenti con misurata partecipazione, ma forse con un motivo più attuale per rinnovare una tradizione che resta in debito con il beato Manfredo Settala. Debito espressamente riconosciuto anche nell’approssimarsi della «settimana gerardiana» di Olgiate Comasco: la memoria del pellegrinaggio dalle parti di Riva San Vitale rimane la matrice di un tributo che non ha smesso di rinnovarsi e che davanti all’urna di san Gerardo nella chiesa della locale parrocchia si esprimerà con un generoso programma di celebrazioni, veglie, conferenze.
La trasferta dell’urna ha avuto l’avallo dell’Arcivescovo di Milano e del Cardinale di Como, «dopo molto lavoro di preparazione finalmente ci siamo – afferma don Flavio Crosta, prevosto di Olgiate Comasco – san Gerardo tornerà nuovamente fra noi. Dopo quasi 80 anni dall’ultima volta, grazie alla disponibilità di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, e del nostro vescovo, cardinale Oscar Cantoni, le spoglie mortali del santo di Monza torneranno a varcare il portone della nostra chiesa», manifestando un «avvenimento di grazia, tanto desiderato dalla comunità e dai suoi sacerdoti» che riassume storici legami e rinnova la fede nella spirale benedetta che dal beato Manfredo a san Gerardo attesta una continuità senza confini.