Il Consiglio della magistratura difende il Ministero pubblico: «Un nuovo ingiustificato attacco»

Il Consiglio della magistratura scende in campo a difesa del Ministero pubblico. Con una nota appena diffusa, l'organo di vigilanza sui magistrati ticinesi replica al commento pubblicato in giornata da laRegione, intitolato «52enne morta nel lago, dieci domande al procuratore generale», parlando apertamente di «un nuovo ingiustificato attacco nei confronti della Magistratura».
Una presa di posizione motivata, si legge, dalla necessità di intervenire «a salvaguardia della fiducia dei cittadini in questa istituzione e in coloro che la rappresentano».
«Le indagini sono in corso»
Nel merito, il Consiglio afferma che, sulla base delle informazioni in suo possesso, «il Ministero pubblico ha svolto e sta svolgendo le attività istruttorie che le vicende evocate richiedono». Il punto centrale della replica riguarda però il riserbo che accompagna queste fasi del procedimento.
«Il segreto istruttorio in queste fasi delle indagini si impone a tutela dell'accertamento dei fatti e a protezione dei diritti delle parti coinvolte, vittime in primis», scrive l'organo di vigilanza. Che assicura: «A tempo debito e nella misura in cui le circostanze lo consentiranno, la cittadinanza sarà informata compiutamente, data la rilevanza e la drammaticità della vicenda».
Il Consiglio respinge inoltre l'idea che il silenzio equivalga a una chiusura verso l'opinione pubblica: «Ciò non significa negare a media e cittadini il diritto di conoscere i fatti, bensì assicurare che le inchieste vengano svolte efficacemente e nel rispetto della legge, delle vittime e, di riflesso, dell'intera collettività».
Il commento che ha innescato la replica
Il testo all'origine della reazione è un commento a firma di Daniel Ritzer, pubblicato giovedì sulla Regione. Commento nel quale il direttore spiega di aver scelto la via pubblica dopo aver tentato di ottenere risposte per i canali abituali: «Di fronte a una crisi istituzionale senza precedenti e dopo aver tentato di ottenere chiarimenti tramite le canoniche vie, ci si ritrova costretti a formulare i nostri quesiti pubblicamente».
Due i punti richiamati in apertura dell'articolo: la volontà di «garantire alla cittadinanza che tutte le persone restino uguali davanti alla legge» e che, nell'ambito della giustizia, «la ricerca della verità prevalga su qualsiasi altro interesse». Il commento si chiude restando «volentieri in attesa di un cortese riscontro» da parte del procuratore generale.
Sullo sfondo, il caso della 52enne
La vicenda a cui rimandano tanto il commento quanto la replica è quella della donna di 52 anni deceduta nel lago di Lugano, un caso che nelle scorse settimane ha assunto anche una dimensione politica: la donna aveva reso pubbliche le registrazioni di alcune telefonate con il consigliere di Stato Claudio Zali.
Il tema resta ad alta tensione. Proprio giovedì mattina, a Bellinzona, una scritta comparsa nella notte su una facciata di Palazzo delle Orsoline – poi coperta con teli e nastro adesivo – faceva riferimento alla stessa vicenda. Sulla morte della donna, va ricordato, gli accertamenti svolti finora hanno escluso l'intervento di terzi.
