«Il coraggio di chiedere aiuto»

Andrea Spezzacatena è un ragazzo che si è tolto la vita, a 15 anni, il 20 novembre del 2012. Vittima di bullismo e cyberbullismo. Una storia, quella di Andrea, che la mamma Teresa Manes da allora racconta con forza. Lo fa in prima persona ad esempio nelle scuole e lo fa anche attraverso il libro «Andrea oltre il ragazzo dai pantaloni rosa». Dal 2024 la storia di Andrea è raccontata anche nella pellicola che riporta lo stesso titolo. È anche un musical. Già, quel dettaglio: i pantaloni rosa. Un lavaggio in lavatrice sbagliato e l’indumento che vira su quella tonalità. Un indumento indossato che diventa motivo di scherno anche su Facebook. Che diventa tragedia. E che oggi è forza. Teresa Manes racconterà la storia di Andrea lunedì prossimo, il 30 marzo, a Chiasso.
Da oltre 13 anni è in prima linea, al fronte. E, le chiediamo, è consapevole di aver lasciato, e di lasciare tuttora, un segno forte e indelebile? «Ho iniziato un cammino. Sono consapevole del fatto che non sono più una voce isolata. Oggi siamo un coro che viene finalmente ascoltato. Quello che manca davvero, però, è la rete sistemica, di supporto. Se la scuola pensa che sia sufficiente indicare Teresa Manes per lottare, allora la scuola ha fallito».
«Un percorso essenziale»
La lotta, come detto, è quella contro il bullismo e il cyberbullismo. Ma quanto è importante incontrare i ragazzi, parlare con loro e accompagnare le immagini della pellicola? «È un percorso essenziale – evidenzia Teresa Manes –. C’è un apprendimento emotivo, lascia un’impronta diversa da quella che è una mera lezione teorica. Quando mi rivolgo ai ragazzi non porto solo un racconto, ma una storia che riguarda tutti loro. È un argomento che interessa loro in prima persona». Un incontro strutturato che include una particolare riflessione: «La violenza prima di tradursi in un atto concreto è di tipo verbale». E, non nasconde, «siamo coinvolti anche noi adulti. Di fronte a certe parole, ormai, non ci facciamo più caso. In realtà si tratta di un anticipatore di un male più importante perché la parola poi diventa comportamento e infine stile di vita». Un esempio è «il trend che vede questi preadolescenti girare con in tasca coltelli e tirapugni, quasi fosse un modo di relazionarsi».
Si sensibilizzano i ragazzi, ma si può fare tanto anche con gli adulti. «Il fenomeno del bullismo viene attenzionato in maniera diversa rispetto a 13 anni fa. Allora davamo per scontato che certe dinamiche fossero quasi da mettere in conto, quasi considerate un passaggio obbligato». Si parla ad esempio di un’apparentemente innocua presa in giro che, magari, può rafforzare il carattere. «Sono forme di violenza e la violenza dev’essere contrastata».
È successo anche ad Andrea: «Una docente fece un paio di battute quando notò che mio figlio aveva le unghie smaltate». Una di queste fu: «Hai messo le dita nella marmellata». Se estrapolata – racconta Teresa Manes – può anche sembrare una cosa simpatica. Ma se tu, insegnante, lanci la battuta in un contesto già denigratorio non fai che rinforzare quelle prese in giro».
Trovare il coraggio
Di strada da percorrere, non si nasconde, ce n’è ancora parecchia. Ne è testimonianza una recente lettera che ha ricevuto la nostra interlocutrice: «Una ragazza di 12 anni mi ha scritto da un Comune della Sicilia dicendomi che aveva visto il film e si era ritrovata». Anche lei vittima di bullismo: «Ragazzini che la prendono in giro, chiacchiericcio e voci diffamanti». Voci sul fatto che fosse una ragazza che pratica atti di autolesionismo. «Mi ha scritto che non è vero ma che non ha il coraggio di raccontarlo ai genitori». Di più, durante la proiezione della pellicola, ha raccontato la giovane, «la docente che li ha accompagnati non ha mosso una paglia per riprendere i compagni che ridevano e, per certi versi, ostacolavano la visione del film». Teresa Manes ha scritto una PEC (una sorta di raccomandata per via elettronica) alla dirigente scolastica: l’invito, oltre a riportare il disagio di una ragazza è stato quello a «non utilizzare la visione del film giusto per portarli a vederlo, così possono mettere la ‘spunta’ sul progetto scolastico adempiuto». Ad oggi, ci confessa, «sto ancora aspettando che la dirigente mi risponda. E ho un cruccio: la ragazza è stata presa in carico?».
Strada da fare ce n’è, s’è detto. Ma è altrettanto vero che molta ne è stata percorsa. Manes, raccontando il so vissuto e soprattutto quello di suo figlio, traccia ogni giorno la via: «Chi è vittima deve innanzitutto riconoscere il fatto di vivere un disagio. Poi deve riconoscere di essere vittima e, infine, deve trovare il coraggio di chiedere aiuto».
«Ci stiamo svegliando solo ora»
Lunedì prossimo, il 30 marzo, Teresa Manes sarà presente al Cinema Teatro di Chiasso. Alle 13.45 sarà proiettato il film «Il ragazzo dai pantaloni rosa». Poi seguirà l’incontro, un momento di conversazione e riflessione con la mamma. Parteciperanno gli allievi delle scuole medie di Chiasso, Morbio Inferiore, Balerna e Mendrisio, ma l’evento è aperto a tutti. Ad accompagnare la discussione ci sarà Carla Norghauer.
Motore dell’organizzazione sono la Scuola media della cittadina e il consigliere nazionale Giorgio Fonio. Un’iniziativa che sta particolarmente a cuore a quest’ultimo: «Il tema del bullismo e cyberbullismo è diventato centrale nelle mia attività – ci spiega –. Anche perché si tratta di una delle emergenze sociali più importanti da affrontare con i nostri ragazzi. Ho conosciuto Teresa quando l’ho invitata una prima volta a Massagno, ricordo che è stato un evento molto toccante». Anche da qui, dunque, l’idea di riproporre l’appuntamento «che ha accettato con entusiasmo». Lunedì, dunque, si potrà partecipare a un «pomeriggio di discussioni, di riflessione e approfondimento che sono convinto farà del gran bene».
A colloquio con i giovani ci sarà Teresa Manes: «La cosa che impressiona di Teresa – ci confida Giorgio Fonio – è come ha saputo trasformare una tragedia indescrivibile in una missione di vita a favore dei giovani. Siamo di fronte a una donna e mamma straordinaria».
Persona che «racconterà la sua storia in una nazione, la Svizzera, che sta provando soltanto ora a svegliarsi. Ma che in realtà è in ritardo, soprattutto per quello che riguarda il mondo dei social network».
E del bullismo: «So cosa vuol dire essere trattato in modo diverso – commenta il nostro interlocutore –. E so cosa vuol dire sentirsi esclusi». Appuntamento a lunedì, dalle 13.45, al Cinema Teatro di Chiasso.
