Giustizia

Il coraggio di denunciare vent’anni dopo gli abusi

Un uomo che nel 2002 abusò sessualmente di una bambina di 7 anni dovrà seguire una terapia ambulatoriale – L’imputato è incapace di intendere e di volere – Inizialmente, la vittima pensava che i fatti fossero prescritti, ma non è così
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
20.01.2026 17:30

«La vittima ha avuto tanto coraggio nell’affrontare un percorso non semplice. Voleva che la sua storia potesse essere sentita e seguire il suo percorso giudiziario». Un percorso al termine della quale la giovane donna è stata creduta, nonostante il lungo, lunghissimo tempo trascorso dai fatti. E in questo senso, le parole del giudice Marco Villa sono da interpretare anche come un’esortazione per chi ha subito abusi, soprattutto in giovane età, a farsi avanti.

Un percorso difficile

Il caso approdato questa mattina davanti a una Corte correzionale riguarda proprio degli abusi sessuali su una minore. All’epoca dei fatti, nell’autunno/inverno del 2002, la vittima aveva solamente sette anni. In diverse occasioni, la bambina aveva subito attenzioni indesiderate, sfociate pure in atti sessuali veri e propri, da parte del parente di un suo compagno di scuola. Dai primi toccamenti alle parti intime, l’uomo – all’epoca dei fatti 46.enne – è passato ad imporle rapporti sessuali veri e propri nella sua abitazione. La giovane ha trovato la forza di denunciare tutto solo nel settembre del 2023. E non senza difficoltà. Inizialmente non creduta dalla sua stessa famiglia, quando finalmente era riuscita a convincersi di raccontare tutto agli inquirenti si era sentita dire da un terapeuta al quale si era rivolta che i reati erano prescritti. Non è così: ci torneremo più avanti.

Assistita dall’avvocata Sandra Xavier, la donna, oggi sulla trentina, si è rivolta alla giustizia. L’uomo è stato arrestato nel novembre del 2023 e nei suoi confronti la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha ipotizzato i reati di atti sessuali con fanciulli e atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

«Voleva solo essere creduta»

Si tratta di un caso molto delicato. L’uomo è affetto da disabilità intellettiva, affettiva e relazionale e, come accertato da una perizia psichiatrica, è risultato e risulta tuttora totalmente incapace di intendere e di volere (tanto da non essere in grado di partecipare coscientemente al processo, svoltosi a porte chiuse). In buona sostanza, all’epoca dei fatti non era in grado di valutare il carattere illecito dei reati imputatigli. Reati che l’oggi 69.enne, difeso dall’avvocato Felice Dafond, ha contestato.

Vista la sua situazione, la procuratrice pubblica ha firmato un’istanza per l’ottenimento di un trattamento ambulatoriale, poi accolta dalla Corte. «La vittima non è mai stata animata da sentimenti punitivi nei suo confronti», ha rimarcato Xavier nel suo intervento. Voleva solo che il suo dolore fosse riconosciuto». Dal canto suo, l’avvocato Dafond ha fatto presente che «c’è solo la versione della presunta vittima», e si è rimesso al giudizio della Corte sulla misura terapeutica.

Nel motivare la decisione, Villa si è basato sulla credibilità delle parti. I verbali di interrogatorio dell’imputato sono stati stralciati alla luce del suo ritardo mentale e della pochezza lessicale, ma nel complesso la giovane è stata ritenuta credibile, così come sostenuta da Lanzillo: «Ha denunciato dopo tanto tempo, ma è un aspetto coerente con i fatti subiti».

Imprescrittibilità da estendere?

Il tema della prescrizione dei reati sessuali nei confronti dei minori è molto sentito. Come detto, inizialmente la giovane si era sentita dire che i reati erano prescritti. Ebbene, è importante ribadire che non è così: dal 1. gennaio 2013 è entrata in vigore l’imprescrittibilità per i reati di pornografia commessi su fanciulli sotto i 12 anni. La modifica di legge è il frutto di un’iniziativa popolare lanciata nel 2004 dall’associazione Marche Blanche. Il testo, che aveva raccolto 120 mila firme valide, era stato sottoposto a votazione popolare nel 2008 ed era stato accolto con il 51,9% dei voti.

Più di recente, nel settembre del 2023, il consigliere nazionale dell’UDC Mike Egger ha presentato una mozione in cui chiede Consiglio federale di integrare il Codice penale con una disposizione che estenda l’imprescrittibilità degli abusi sessuali anche ai reati commessi su vittime fino ai 16 anni. Approvata dal Nazionale nel settembre del 2024, il 13 marzo dello scorso anno il testo era stato approvato anche dalla Camera Alta. Il Consiglio federale, contrario alla proposta, dovrà ora presentare una modifica di legge da sottoporre al Parlamento.

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