Il crash test della pandemia ha stimolato le cure a domicilio

«La pandemia ha rappresentato un vero e proprio crash test per il sistema sociosanitario, dimostrando ancora una volta il ruolo sempre più importante del servizio di cura a domicilio». È l’analisi di Stefano Gilardi, presidente dello Spitex locarnese e valmaggese ALVAD, che ha presentato alla stampa il Consuntivo 2020. «Già sapevamo di poter fare molto, anche perché abbiamo sempre puntato sulla formazione e sulla specializzazione del personale, ma la pandemia ha dimostrato che potevamo fare ancora di più», ha confermato la direttrice sanitaria Alessandra Viganò. «Anche a seguito del fatto che l’ospedale la Carità è diventato il centro COVID-19 cantonale, abbiamo registrato un incremento di richieste per prestazioni specializzate», ha poi aggiunto. Prestazioni a domicilio – prima fornite appunto nei nosocomi – che hanno toccato il settore delle trasfusioni, delle terapie tumorali, delle cure palliative o ancora delle somministrazione di antibiotici, solo per fare alcuni esempi.
Numeri in crescita
Tutto questo – confermando per altro il trend registrato di anno in anno – ha dunque portato a un ulteriore aumento dell’attività registrata dall’ALVAD durante il 2020. I casi seguiti hanno raggiunto quota 2.119, con un aumento dell’88,4% rispetto al 2000. Un numero di persone, che equivale al 3% della popolazione del comprensorio di riferimento. «Ma non dobbiamo dimenticare che, entrando nelle case degli utenti, non serviamo solo il paziente, ma tutto il suo microcosmo familiare», ha sottolineato il direttore Gabriele Balestra.
Sulla stessa linea anche il numero di ore erogate, pari a 146.848, con un incremento del 159,1% rispetto sempre al 2000, a dimostrazione di quanto i casi seguiti si facciano sempre più complicati. Ma uno degli atout dell’aiuto domiciliare è proprio questo: premettere a sempre più persone di rimanere a casa propria, ritardando così il più possibile l’entrata in istituto per anziani. Infine, il numero di interventi effettuati si è issato a 276.306 (+ 238% rispetto al 2000).
Servizio efficiente
L’ALVAD – che conta circa 150 dipendenti più i circa 200 che lavorano per SACD esterni, con i quali vige un contratto di prestazione – da anni si profila inoltre come esempio sul fronte dei costi di gestione: in media 5.904.85 franchi per singolo caso contro i 7.262.60 (dati del 2018) degli altri SACD ticinesi. Mentre i contributi (sussidi) per singolo caso ammontano per l’ente locarnese a 2.337.28 franchi contro una media del resto del cantone (dati 2018) di 3.124.15. «Il tutto, naturalmente, senza lesinare sulla qualità delle prestazioni fornite, ma razionalizzando e ottimizzando l’organizzazione del lavoro», sottolineano in coro presidente, direttore e direttrice sanitaria.
La rete integrata
L’evoluzione dell’attività dell’ALAVD, come ricordato infine da Gilardi, assume dunque un ruolo di rilievo nella nuova pianificazione sanitaria, nonché nel progetto Ticino 2020 che mira a rivedere la ripartizione di compiti tra Cantone e Comuni. Un’evoluzione che – l’esperienza insegna – deve mirare allo sviluppo delle cosiddette reti integrate per offrire un servizio di prossimità sempre più performante.
La nuova sede a Muralto
Infine non può mancare un accenno alla nuova sede che l’Associazione locarnese e valmaggese di assistenza e cura a domicilio sta progettando ormai da qualche anno a Muralto, su un terreno vicino al cinema Rialto, ritenuto strategico per la sua vicinanza a molteplici servizi. Non da ultimo il nodo intermodale della stazione. «È rimasto un solo ricorso al Consiglio di Stato contro la licenza edilizia», ha concluso il presidente Gilardi, ricordando che il progetto mira a proporre un centro sociosanitario a 360 gradi con oltre 20 appartamenti dedicati agli anziani. «Sperando che il ricorso possa essere respinto, appena la decisione sarà cresciuta in giudicato pubblicheremo il concorso per investitori», ha dunque segnalato, fiducioso, il direttore Balestra.