Sotto la lente

Il dibattito come antidoto alla violenza

A colloquio con Chino Sonzogni sull'importanza di sapersi confrontare in pubblico per diventare cittadini di domani
Tesi a confronto.©www.gioventudibatte.ch/
Valentina Regazzi
Valentina Regazzi
22.04.2026 19:15

Un pomeriggio per riflettere su come si discute oggi, dentro e fuori le mura scolastiche. In un’epoca segnata dalla crescente difficoltà di dialogare, l’associazione «Gioventù dibatte» propone un momento di approfondimento, aperto al pubblico e rivolto in particolare al corpo docente. L'appuntamento è per mercoledì 29 aprile, dalle 14 alle 17.30, alla Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona.
Chino Sonzogni, responsabile del progetto per la Svizzera italiana, sottolinea l’importanza dell’iniziativa. «Quando si smette di credere nelle ragioni delle diverse posizioni e l’ascolto reciproco viene meno, il rischio è di lasciare spazio alla violenza», spiega, riprendendo le parole del filosofo Norberto Bobbio.  Il dibattito è un esercizio imprescindibile di democrazia. Questo è particolarmente vero nel sistema svizzero, dove la democrazia diretta chiama il cittadino a partecipare attivamente tramite firme, referendum e iniziative. L'educazione civica, dunque, parte dalla capacità di analizzare vantaggi e svantaggi di ogni proposta prima che venga presa una decisione a livello comunale, cantonale o federale. Così è di fondamentale rilevanza che i giovani imparino a confrontarsi senza far uso di forme improprie, come la forza, per diventare cittadini attivi nei processi decisionali. Non a caso in altri Paesi esistono sperimentazioni che introducono già nella scuola dell’infanzia l’educazione all’argomentazione, insegnando ai bambini a spiegare perché desiderano qualcosa, a giustificare le proprie scelte e a motivarle. «È un esercizio difficile, perché è molto più facile giudicare con una frase secca, magari offensiva - osserva il nostro interlocutore -. Molto più complesso è cercare di capire il punto di vista dell’altro, dire che non si è d’accordo e spiegare il perché».

Laboratori nelle scuole dal 2008

Dal 2008 l’associazione propone laboratori di approfondimento nelle scuole - si inizia dalla terza media - e organizza dibattiti giovanili e intergenerazionali. In questi quasi 18 anni di attività ha avvicinato 800 insegnanti alla metodologia. «I ragazzi sono entusiasti, si sentono coinvolti soprattutto perché i temi proposti li riguardano direttamente: dalla guerra alla pace, dalle votazioni federali, come quella sulla Svizzera da 10 milioni di abitanti, fino a questioni concrete come i telefoni cellulari a scuola o i compiti a casa», racconta Sonzogni. All'interno del progetto la valutazione si basa su quattro criteri: la conoscenza della materia, l'abilità espressiva - verbale e gestuale -, la capacità di discutere e la forza persuasiva degli argomenti.

Eugenio Radin.
Eugenio Radin.

Imparare ad informarsi

Documentarsi, ampliare le proprie conoscenze e verificare le fonti: la fase di preparazione al dibattito è centrale. A tale scopo vengono forniti testi, video e podcast per prepararsi a rispondere alle critiche della controparte. D’altronde, anche il modo di informarsi è cambiato radicalmente oggigiorno: vi è una sovrabbondanza di informazioni. «Nel tempo dell’infodemia - asserisce Chino Sonzogni - bisogna stare attenti perché la fake news è dietro l’angolo». I ragazzi fanno «scroll» continuo, e si limitano a leggere i titoli, consultando raramente gli articoli completi. Un ulteriore problema è costituito dall’esistenza delle cosiddette bolle social, alimentate da algoritmi che spingono l’utente a rinchiudersi tra persone che condividono le medesime opinioni. Tuttavia in questi spazi il dialogo è ancora possibile. A parlarne il 29 aprile, prima agli allievi e poi al pubblico, sarà in primis il filosofo e creatore digitale Eugenio Radin, convinto che i social non sono cattivi in sé, ma tutto dipende dall’uso che se ne fa.