Il dossier sul salario minimo potrebbe subire un’accelerata

È ormai ferma nei cassetti della politica da parecchio tempo. E il rapporto del Consiglio di Stato – contrario alla proposta – risale ormai a quasi tre anni fa. Parliamo dell’iniziativa popolare costituzionale «Per un salario minimo sociale», presentata dal PS nel 2021 e che ha raccolto oltre 12 mila firme. Un testo che, ricordiamo, prevede di ritoccare l’attuale assetto del salario minimo cantonale ticinese (introdotto dopo la votazione popolare del 2015) su due fronti: ancorare la soglia del salario alle prestazioni complementari AVS/AI e, al contempo, eliminare l’eccezione prevista per i Contratti collettivi di lavoro (che possono oggi avere salari inferiori a quello minimo).Ciò, per tutti, senza distinzioni in base al settore economico e con l’obiettivo di renderlo un vero salario minimo sociale. Ossia, detto in soldoni, si tratterebbe (allo stato attuale) di aumentare la soglia di circa 2 franchi all’ora: da 20,50 a 22,50.
Ora, come si diceva, il testo è «dormiente» da parecchi anni. Ma negli ultimi tempi il PS ha chiesto più e più volte di accelerare sul dossier. Cosa che, come vedremo, potrebbe accadere nei prossimi mesi. Portando, nella più celere delle ipotesi, al voto popolare in giugno. O, più realisticamente, in settembre. Questa mattina, non a caso, in Commissione gestione e finanze sul tema sono stati sentiti sia gli ambienti economici (Camera di commercio e AITI, contrari alla proposta) che quelli sindacali (UNIA e OCST, favorevoli). E, nel frattempo, sono stati designati i relatori commissionali: da una parte, per i contrari, ci sarà Tiziano Galeazzi (UDC), che verosimilmente sarà appoggiato dall’area borghese del Parlamento; dall’altra, tra i favorevoli, ci saranno Ivo Durisch (PS) e Samantha Bourgoin (Verdi), con il sostegno di tutta l’ala progressista del plenum.
Tempi ampiamente superati
L’auspicio del PS, ha spiegato il primo proponente dell’iniziativa Fabrizio Sirica, «è quello di andare celermente in aula e firmare i rapporti nelle prossime tre settimane», anche perché, ricorda, «i tempi per l’evasione – essendo l’iniziativa stata lanciata nel 2021 – sono stati ampiamente superati». Galeazzi, dal canto suo, vuole prendersi il tempo necessario per svolgere tutti gli approfondimenti, «poiché ci sono molti aspetti tecnici ancora da definire», come ad esempio l’impatto sui lavoratori stranieri. Ma, in ogni caso, assicura che non vuole ritardare i lavori, guardando a settembre come possibile mese in cui portare l’iniziativa alle urne.
