Il drone Hermes 900 dell'esercito a Lugano-Agno: cos'è l'ADS 15 e perché ha attirato i curiosi

Non è certo passato inosservato, in queste ore, il drone Hermes 900 di fabbricazione israeliana dell'esercito svizzero. Il velivolo, parte del sistema di drone da ricognizione ADS 15, è stato protagonista di una serie di esercitazioni all'aeroporto di Lugano-Agno. Tanti, inevitabilmente, i curiosi lungo il perimetro dello scalo, attratti sia dalla forma del drone sia dal rumore prodotto dall'elica.
Di che cosa stiamo parlando?
Ma di che cosa parliamo, esattamente? L'ADS 15, sigla che sta per sistema di ricognitori telecomandati 15, è un sistema di ricognizione aerea senza equipaggio e non armato. Sostituisce l'ADS 95, in servizio fino alla fine del 2019, le cui tecnologie risalivano agli anni Ottanta. La durata di utilizzazione prevista è di vent'anni. Serve alla sorveglianza ottica e alla ricognizione aerea, ma all'occorrenza può montare altri sensori: un radar di telerilevamento per l'immagine del suolo o sensori per la ricognizione elettronica.
In fasi di tensione crescente o di conflitto ibrido, i droni si occupano della ricognizione di truppe, ubicazioni o settori liberi da truppe, a sostegno degli impieghi dell'esercito. Nella quotidianità, invece, il raggio si allarga: istruzione, sorveglianza delle ubicazioni dell'esercito, appoggio alle autorità civili in caso di catastrofe. Il sistema è inoltre disponibile su richiesta dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, del Servizio delle attività informative della Confederazione o dell'Ufficio federale di polizia. Fornisce immagini ad alta risoluzione in tempo reale, di giorno e di notte.
Tra le caratteristiche rivendicate: l'elevata permanenza nell'area operativa, la capacità di integrazione nello spazio aereo civile e militare, basse emissioni acustiche e inquinanti, un fabbisogno ridotto di personale. Oggi, oltre ai ricognitori telecomandati, solo gli elicotteri dotati di sensori a infrarossi FLIR sono idonei alla ricognizione aerea, ma sul piano economico (costi per ora di volo, tempo di permanenza sulla zona d'impiego) non reggono il confronto con i droni.
Una storia travagliata
Detto questo, la storia non è stata lineare. Il progetto, ad alta quota di innovazione per via del sistema «detect and avoid», ha accumulato ritardi: requisiti non soddisfatti dal fornitore principale, nuovi requisiti imposti da mutate condizioni giuridiche, la pandemia di COVID-19 e la situazione in Medio Oriente. I contratti sono stati adeguati: termine di consegna fissato a fine 2026, introduzione nelle Forze aeree fino a fine 2027, data ora indicata come chiusura formale del progetto.
C'è di più. Al 31 dicembre 2025 la valutazione complessiva del progetto è «limitata». Berna rinuncia infatti a tre funzioni inizialmente previste: il sistema di sbrinamento, il sistema di atterraggio ridondante, decolli e atterraggi indipendenti dal GPS, e lo stesso «detect and avoid». Rinunce che comportano limitazioni operative, mentre le capacità fondamentali, come la ricognizione con lunghi tempi di permanenza in volo, restano garantite. Il 19 settembre 2025 l'Ufficio federale dell'armamento armasuisse ha consegnato alle Forze aeree svizzere il terzo dei sei sistemi pronti per l'uso.
