Cinema

Il film documentario Naza sbanca il botteghino: «Nessuno si aspettava questo successo»

Il distributore Luca Morandini racconta il successo di Naza in Italia e l’attesa per l’arrivo del documentario in Ticino, dove l’interesse è già alto: «Si pensava fosse un fenomeno di nicchia, invece è esploso»
Lara Sargenti
10.10.2026 18:30

C'è un documentario che sta sbancando il botteghino in Italia, con sale strapiene e risultati che stanno andando oltre le aspettative, tanto che gli esercenti hanno deciso di estendere la programmazione per permettere a un pubblico più ampio di vederlo. In Ticino non è ancora arrivato nelle sale, ma l'attesa è già alta. Al Film Festival dei Diritti Umani di Lugano, dove è prevista l'anteprima il 17 ottobre, è stata programmata una doppia proiezione proprio per rispondere alle richieste del pubblico.

Stiamo parlando di Naza, film-documentario diretto dai giornalisti e registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già noti per il pluripremiato No Other Land. Il documentario, prodotto dalla testata britannica The Guardian insieme a James Wilson e JW Films, è stato presentato a settembre alla 83ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio speciale della giuria e ha battuto il record di applausi (una standing ovation di 24,5 minuti, la più lunga mai registrata alla Mostra). Ora sta scalando le classifiche dei cinema.

Ma di cosa parla Naza? E perché sta ottenendo un successo così importante?

La trama

La pellicola ricostruisce il sistema con cui l'esercito israeliano pianifica gli attacchi nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023. Il documentario, della durata di 80 minuti e girato in segreto di notte sui tetti di Tel Aviv, raccoglie le testimonianze di 24 ufficiali dell’intelligence israeliana, le cui identità sono state protette attraverso l'alterazione di volti e voci.

Gli intervistati parlano, tra le altre cose, dell'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, come Lavender, per selezionare bersagli e calcolare preventivamente le vittime civili considerate tollerabili durante gli attacchi nella Striscia. Lo stesso titolo Naza si riferisce a un acronimo militare ebraico «Nezek Agavi» (נזק אגבי), traducibile come «danno collaterale». Nel documentario il termine viene associato alla valutazione preventiva delle possibili vittime civili di un attacco.

Il film si basa su inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 dal quotidiano britannico The Guardian, dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine e dalla testata in ebraico Local Call.

Il documentario presenta un’ampia varietà di punti di vista, che conducono in sostanza verso la stessa conclusione: la partecipazione a un programma di uccisione di massa, nel contesto di una guerra in cui sono stati uccisi oltre 73’000 palestinesi. Alcuni degli intervistati raccontano di essere rimasti segnati dalle esperienze vissute; altri descrivono il proprio ruolo in maniera più distaccata, mentre altri ancora raccontano sentimenti di entusiasmo o persino di «divertimento» associati alle operazioni e alle decisioni prese.

La reazione e il dibattito

Il film ha provocato una forte reazione soprattutto da parte israeliana. Il governo ha minacciato di revocare la cittadinanza ai due registi e ha chiesto allo Shin Bet, i servizi segreti interni, di indagare sull'identità delle loro fonti. Gli stessi registi hanno ricevuto minacce di morte.

In un documento lungo dieci pagine, l'esercito israeliano ha definito «distorto, fuorviante e tendenzioso» il processo di pianificazione degli obiettivi e di esecuzione degli attacchi illustrato nel documentario. Secondo le forze armate, le testimonianze raccolte nel film descriverebbero soprattutto una fase iniziale e circoscritta di un processo che comprende ulteriori livelli di verifica e approvazione. Il risultato è una descrizione della realtà «inesatta». L'IDF sostiene inoltre che le decisioni finali relative agli attacchi siano sottoposte all'approvazione di ufficiali e che gli strumenti di intelligenza artificiale «non siano in grado di identificare e selezionare autonomamente gli obiettivi da colpire».

Per ogni attacco proposto, afferma inoltre l'IDF, i comandanti devono «valutare preventivamente la proporzionalità e assicurarsi che i danni collaterali previsti a carico di civili e beni civili non siano eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto previsto». Devono inoltre essere adottate precauzioni concretamente possibili per prevenire o ridurre al minimo i danni ai civili.

Il contro documentario

Per confutare la tesi esposta in Naza, da Israele è arrivato anche un contro-documentario dal titolo simile: «Naza: the real story». È diretto dal tenente colonnello Roi Danino, da Hagai Gutman e da Ariel Averbuch e si presenta esplicitamente come una risposta alle accuse mosse nel film originale e alle testimonianze anonime dei suoi intervistati. Dura 49 minuti ed è visibile gratuitamente sul sito ufficiale, dove è disponibile con sottotitoli anche in italiano. «Questo è un film offensivo, non difensivo», hanno dichiarato i registi al Jerusalem Post, spiegando di voler contrastare la rappresentazione di Israele come unico imputato nel dibattito internazionale. Gli autori hanno scelto di riportare interviste con alti ufficiali dell’intelligence e comandanti militari, utilizzando, dove possibile, fotografie, filmati e materiale declassificato.

Abbiamo fatto pressione per anticipare l'uscita del documentario
Luca Morandini

Il film nelle sale ticinesi

È dunque una «guerra» aperta anche sul piano cinematografico: una contesa sulla ricostruzione di quanto è accaduto nella Striscia di Gaza e su chi avrà il potere di determinarne il racconto storico. L’attesa per l’arrivo del film è quindi alta.

In Svizzera, il film originale Naza è distribuito da Filmcoopi Zürich e l'anteprima è stata organizzata in collaborazione con il Film Festival dei Diritti Umani, in programma dall'11 al 18 ottobre. «Abbiamo dovuto fare pressione per anticipare l'uscita del film documentario», racconta Luca Morandini, distributore cinematografico e titolare delle sale a Mendrisio. «Il distributore ha probabilmente valutato male l'impatto del film. Non si aspettava una reazione così forte da parte del pubblico. Inizialmente prevedeva di uscire nelle sale a fine ottobre, ma siamo riusciti ad anticipare l'uscita appena dopo il Festival. È importante arrivare al picco di attenzione per riuscire a dare continuità al fenomeno e ottenere un seguito. Altrimenti si rischia di perdere un'occasione».

Morandini conferma che la richiesta è forte: «Dopo Venezia le richieste sono arrivate subito. È un film destinato a un pubblico di intenditori, che è anche disposto ad aspettare. Ma c'è una richiesta molto più ampia».

Il successo al botteghino

I numeri italiani sembrano confermarlo. Dopo una settimana di programmazione, il documentario è risultato primo in classifica, superando i 3 milioni di euro di incassi e battendo film hollywoodiani come Avengers: Endgame Extra. «È molto positivo che un film riesca a raggiungere un livello di attenzione di questo tipo», commenta Morandini. «È raro che un documentario d'essai susciti una richiesta così forte da parte del pubblico. L'incasso in Italia è buonissimo, se non straordinario, per un documentario. Per un film sarebbe un risultato nella norma, ma per un documentario d'autore sono risultati eccezionali. È anche per questo che gli esercenti italiani hanno deciso di estenderlo oltre i tre giorni iniziali, inserendolo nella normale programmazione delle sale».

Il motivo di questo successo

L’attenzione suscitata dal tema e le polemiche che hanno accompagnato l’uscita del film hanno sicuramente alimentato la curiosità degli spettatori. Ma c’è qualcosa di più che spinge le persone ad andare al cinema? «Il film affronta una tematica delicata», spiega ancora Morandini. «Andarlo a vedere diventa anche un modo per dare un segnale. L'impatto politico è forte ed è legato a quello che è successo negli ultimi anni. Per alcune persone è un modo di protestare, di dire che non se ne può più. È una forma gentile per far capire che esiste una parte molto ampia dell'opinione pubblica attenta a questa tematica. C'è il desiderio di capire meglio la realtà e di vedere con i propri occhi che cosa sta succedendo». Secondo Morandini opere di questo tipo permettono di riflettere sulla società e di scoprire quanto determinate situazioni, anche a livello globale, possano influenzare il nostro modo di guardare la realtà. «Il cinema, in questo senso, sa fare bene il proprio lavoro».

Proprio perché il film affronta un tema controverso, secondo Morandini ci saranno sale, anche a livello globale, che non lo proietteranno, come è successo in Israele. «Onestamente, non so se succederà anche qui. Ma immagino che ci siano località in cui alcune sale decideranno di non mostrarlo. Alcuni esercenti possono ritenere inopportuno inserire determinati film in programmazione».

Presto anche online

Per ampliare ulteriormente la possibilità di visione, i produttori hanno annunciato la pubblicazione del film in streaming sul sito del Guardian dopo l'uscita nelle sale. Nelle intenzioni dei produttori dovrebbe essere novembre, ma per Morandini è possibile che la data venga posticipata, vista la risonanza internazionale del film. «Immagino che non ci si aspettasse un risultato di questo livello al cinema. Cercheranno di approfittare di questo momento visto che andare al cinema richiede un pagamento. Bisognerà capire quale sarà l'effettiva portata del fenomeno e se il passaggio alla visione gratuita verrà ulteriormente ritardato. Si pensava che fosse un fenomeno di nicchia, invece è esploso. Ora bisogna capire fino a che punto potrà spingersi».

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