Chiasso

Il futuro della Rosa Nera nelle mani di una banca

Lo storico bar con annessa discoteca a luci rosse in via Sottopenz è stato venduto all’asta – Ad aggiudicarselo per 335.000 franchi è stata la Raiffeisen, dopo un incanto combattuto a cui ha preso parte anche un ufficio cantonale
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
02.10.2025 16:16

Ha contribuito a scrivere la storia – o forse è meglio chiamarlo capitolo – della vita notturna del Mendrisiotto. In particolare quella delle luci rossi. Ma ora è pronto per un nuovo capitolo, perché il sipario sul passato e sulla prostituzione si è definitivamente chiuso. È accaduto con la vendita all’incanto avvenuta oggi nella sala del Consiglio comunale di Mendrisio. L’edificio in questione però è chiassese: è ubicato in via Sottopenz e fino a poco più di 10 anni fa era un bar (La Rosa Nera) e una discoteca (Trio). Ma era anche di più visto che accoglieva delle camere destinate all’esercizio del mestiere più antico del mondo.

L’abbandono in cui è caduto da una decina di anni potrebbe però avere i giorni contati. Perché ora lo stabile ha un nuovo proprietario: è una banca (la Raiffeisen) che se lo è aggiudicato per 335.000 franchi al termine di un’asta combattuta anche se inscenata da soli due potenziali acquirenti (l’altro era l’Ufficio esazione e condoni). Innumerevoli i rilanci tra la base d’asta di 20.000 franchi e il prezzo di vendita finale. La cifra più alta e annotata come definitiva dai funzionari dell’Ufficio di esecuzioni che hanno gestito la vendita è però stata dei rappresentanti dell’istituto bancario. Una cifra in ogni caso ben inferiore alle stime eseguite per valutare l’immobile: di poco meno di 547.000 franchi il valore di stima ufficiale e di 1,27 milioni quello peritale.

Quello che ha fatto la banca può quindi essere considerato un affare. Non per niente chi non è riuscito ad aggiudicarsi l’incanto subito dopo la triplice chiamata che ha sancito la vendita si è lasciato sfuggire un «Peccato, era interessante».

Vandalismi e incuria

Prima di veder rinascere l’edificio bisognerà metterci indubbiamente mano. La necessità di lavori importanti era evidenziata anche nella valutazione immobiliare che accompagnava l’avviso di incanto. «La proprietà presenta atti di vandalismo, depositi di materiale vario e uno stato di incuria in generale», e ancora: «L’edificio (realizzato nel 1950 e ampliato in più occasioni, ndr) versa in uno stato totale di abbandono».

Saranno però i nuovi proprietari a decidere come trasformare l’edificio e cosa fargli accogliere. Insomma, se diventerà ad uso abitativo o se potrà affermarsi con un punto di riferimento della vita aggregativa e sociale (Piano regolatore permettendo) è presto per dirlo. Ciò che sembra certo, è il taglio con un passato che ha avuto anche strascichi penali.

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