Lo studio

«Il giornalismo di qualità rafforza la resilienza»

L'Annuario sulla qualità dei media 2026 del fög analizza i media svizzeri: CdT, cdt.ch e TeleTicino tra rilevanza e varietà, in un mercato sempre più concentrato
©Chiara Zocchetti
Red. Online
26.10.2026 11:57

L'Annuario sulla qualità dei media 2026, il rapporto che ogni anno il Forschungszentrum Öffentlichkeit und Gesellschaft (fög) dell'Università di Zurigo dedica ai media svizzeri, fotografa un'informazione dalla qualità stabile ma sotto pressione. Il punteggio medio di tutti i titoli analizzati nel 2025 è di 6,4 su 10, contro il 6,3 del 2015. Dietro questa stabilità, però, si muovono tendenze opposte: la rilevanza dei temi cresce, la varietà della copertura cala. E il pubblico si allontana. Nel rapporto figurano anche tre testate del Gruppo Corriere del Ticino, di cui fa parte questo giornale: il Corriere del Ticino, il suo sito cdt.ch e il telegiornale di TeleTicino.

Corriere del Ticino: rilevanza da primato

Tra i quotidiani in abbonamento, il Corriere del Ticino ottiene un punteggio complessivo di 6,0, sotto la media della categoria (6,5) e davanti a laRegione (5,8). Il dato più alto è quello della rilevanza: 6,9, il secondo valore tra i quattordici quotidiani esaminati, a un soffio dalla Neue Zürcher Zeitung (7,0) e davanti a Tages-Anzeiger (6,7) e Le Temps (6,5).

A pesare sul punteggio finale sono soprattutto la professionalità (6,3, contro una media di 8,0) e la varietà (4,6). Su quest'ultimo indicatore, osservano i ricercatori, i titoli a forte vocazione regionale ottengono di regola valori più bassi: lo stesso schema riguarda l'Aargauer Zeitung, la Luzerner Zeitung e il St. Galler Tagblatt.

CdT.ch: più professionalità che su carta

Il sito cdt.ch raggiunge 6,2 punti, poco sotto la media dei siti dei quotidiani in abbonamento (6,4) e a pari merito con 24heures.ch, davanti ad aargauerzeitung.ch (5,8) e tagblatt.ch (5,6). Rispetto alla versione cartacea, la professionalità sale a 8,0, il terzo valore della categoria. Restano più deboli la varietà (4,5) e la capacità di inquadrare le notizie (5,8).

TeleTicino sul podio delle private

TicinoNews, il telegiornale di TeleTicino, ottiene 6,5 punti, sopra la media delle TV private regionali (6,4). È terzo su sei, dietro Léman Bleu (7,8) e TeleBärn (6,7). Spicca la professionalità (8,2), seconda solo all'emittente ginevrina; il valore più basso è quello dell'inquadramento (5,4).

Il servizio pubblico resta il riferimento: il Telegiornale della RSI e il Radiogiornale delle 12.30 ottengono entrambi 7,7. Online, rsi.ch si ferma a 6,3 e tio.ch a 6,0, il miglior risultato tra i siti di tipo pendolare.

Il mercato più concentrato della Svizzera

Il rapporto torna anche sulla struttura del mercato. Nella Svizzera italiana la SSR (41,6%), il Gruppo Corriere del Ticino (27,9%) e TX Group (14,6%) raccolgono insieme l'84,1% della portata complessiva, contro l'81,0% del 2017. Si tratta, scrive il fög, del mercato mediatico più concentrato del Paese. I nuovi attori digitali, aggiungono i ricercatori, hanno finora una portata limitata.

Due svizzeri su cinque fuori dall'informazione

Il dato che più colpisce riguarda però il pubblico. Secondo il rapporto, circa il 42% della popolazione svizzera appartiene a un gruppo «news-depriviert»: il 30,2% consuma pochissime notizie su qualsiasi canale, l'11,8% rinuncia quasi del tutto ai media giornalistici ma si informa su TikTok e Instagram. Solo il 49,4% si dice molto interessato alle notizie, 9,5 punti in meno rispetto al 2016.

I social diventano la fonte principale per il 18,1% della popolazione e per il 41,7% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Restano però poco credibili: si fida dei social il 17,1% degli intervistati e dei chatbot di intelligenza artificiale il 16,3%, contro il 42,0% che si fida dei media d'informazione.

Per i ricercatori il legame è chiaro: chi combina media privati di qualità e servizio pubblico è significativamente più resistente alla disinformazione rispetto a chi non segue l'informazione. Chi si informa solo sui social, invece, non ne trae alcuna protezione aggiuntiva. «Il giornalismo di qualità rafforza la resilienza di fronte alla disinformazione», si legge nel rapporto.

Le basi economiche si assottigliano

Sullo sfondo resta la questione economica. Nel 2025 gli introiti pubblicitari dei media svizzeri sono scesi del 3,9%, a 1,94 miliardi di franchi, mentre le piattaforme tecnologiche ne hanno incassati, secondo le stime, tra 2,08 e 2,55 miliardi. Solo il 19,3% degli intervistati ha pagato per informarsi online nell'ultimo anno. Tra le proposte del fög figurano un diritto d'autore accessorio che obblighi piattaforme e fornitori di IA a remunerare il lavoro giornalistico e buoni media finanziati con fondi pubblici per studenti e apprendisti.