Il Governo scende in campo sulle stime immobiliari e sulle cure dentarie

Una costa troppo e non produrrebbe benefici tangibili, dunque andrebbe bocciata; l’altra garantisce nella Costituzione un ruolo al Legislativo nel prendere decisioni su un tema che arriverà nei prossimi anni, quindi bisognerebbe approvarla. Riassumendo, sono questi gli argomenti e la posizione del Governo sulle due iniziative cantonali in votazione il 14 giugno.
Le criticità
Ma andiamo con ordine. L’iniziativa popolare «Per il rimborso delle cure dentarie», lanciata oltre una decina di anni fa da un fronte composto da sinistra e sindacati, mira a creare un’assicurazione cantonale obbligatoria per coprire le spese sostenute dalla popolazione residente per le cure dentarie di base. Il Consiglio di Stato, nella sua presa di posizione, ha individuato varie criticità contenute nella proposta. La più evidente è il costo. Secondo le stime governative, l’iniziativa produrrebbe spese per circa 150 milioni di franchi l’anno, da finanziare – come ha ricordato il direttore del DSS Raffaele De Rosa – tramite contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro (circa lo 0,8% del salario) così come del Cantone. Un impatto finanziario definito «insostenibile» da De Rosa, alla luce sia della precaria situazione delle casse dello Stato, sia delle due iniziative di cassa malati approvate dai ticinesi lo scorso settembre.
Il sistema funziona bene
Non solo. Al di là dei costi elevati, la proposta – bocciata in passato in tre cantoni romandi – non produrrebbe benefici tangibili. «Il modello svizzero è di successo», ha ricordato il direttore del DSS. Si basa su tre principi: prevenzione, responsabilità individuale e libera scelta del dentista. Le misure messe in atto a partire dagli anni Sessanta hanno portato a un netto miglioramento della salute orale della popolazione. Inoltre, ha osservato ancora De Rosa, i programmi cantonali proposti nelle scuole – circa 20 mila i giovani che ne beneficiano ogni anno – garantiscono controlli e misure di profilassi dentale.
Oltre a ciò, come è stato evidenziato durante la conferenza stampa, il Cantone sostiene le persone economicamente più fragili nel pagare le cure dentarie: in particolare, i beneficiari di prestazioni complementari AVS/AI e dell’assistenza sociale ricevono già il rimborso delle spese. Inoltre, il fenomeno della rinuncia alle cure per motivi finanziari resta contenuto (circa il 5% della popolazione). «Nei Paesi in cui sono stati introdotti modelli analoghi, i costi sono spesso più elevati, la burocrazia è maggiore e l’accesso alle cure non è migliore rispetto alla Svizzera. Nemmeno la quota di chi rinuncia alle cure non è molto diversa rispetto alla Svizzera», ha chiosato De Rosa.
Un tema complesso
Meno articolata, invece, la motivazione del Governo dietro l’invito ad accettare l’iniziativa «Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima». Il testo mira a introdurre nella Costituzione un articolo secondo cui la futura revisione generale dei valori di stima immobiliare (che arriverà nel 2035) «non può comportare nel complesso» un aumento automatico del carico fiscale, né una riduzione automatica delle prestazioni sociali. Come ha fatto notare Christian Vitta, direttore del DFE, l’espressione «nel complesso» è da intendersi in relazione agli importi complessivi, «facendo astrazione dall’impatto che la revisione generale dei valori di stima avrà sui singoli casi». Al netto di ciò, ha ricordato Vitta, «la modifica garantisce che il Parlamento dovrà esprimersi sia sul nuovo modello calcolo, sia su possibili correttivi da adottare in ambito tributario o nel settore delle prestazioni sociali». Evidentemente, ha sottolineato ancora il consigliere di Stato, «tutte queste decisioni che dovranno essere prese dal Gran Consiglio saranno suscettibili di referendum e quindi di chiamata alle urne». Il dossier, che come visto arriverà fra poco meno di dieci anni, sarà comunque di quelli complessi, perché al di là delle discussioni politiche «interesserà oltre 30 leggi, un intervento molto importante».
Se dovessi scegliere...
In chiusura la parola è passata a Claudio Zali, presidente del Governo. «L’iniziativa di natura fiscale va a toccare la Costituzione ma ha carattere più declamatorio che pratico, perché il Parlamento avrebbe avuto in ogni caso la facoltà, ma anche la necessità, di chinarsi sulle conseguenze della revisione generale delle stime». Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda l’altra iniziativa in votazione, «che avrebbe conseguenze pratiche», perché «in un momento finanziariamente già molto difficile metterebbe pressione sul costo del lavoro e sulle finanze dello Stato. Se dovessi scegliere di vincerne una sola, sceglierei quindi quest’ultima».
