Il grande sollievo dopo la paura

Il tanto agognato sospiro di sollievo è stato tirato domenica verso le 18, dopo che il destino della società per lunghi istanti era sembrato irrimediabilmente segnato. L’FC Chiasso ha salvato il suo posto in Challenge League non solo all’ultima giornata, ma quasi all’ultimo secondo, grazie a due gol in 5 minuti messi a segno dal suo capocannoniere Josipovic e dal suo capitano Belometti, e grazie alla parallela sconfitta dell’FC Rapperswil, penultimo in classifica davanti ai ticinesi fino a domenica. La vittoria ha scatenato la gioia dei tifosi, molti dei quali hanno atteso la squadra al rientro dalla trasferta per festeggiare con dirigenti e giocatori.
Per la piazza chiassese (ricordiamo che il Chiasso ha anche giocato in serie A in Italia) il risultato è molto importante, anche perché permette al club di restare tra le migliori 20 squadre elvetiche e di affrontare la decima stagione consecutiva in Challenge League. Per capire come la giornata decisiva e la vittoria sono state vissute dai tifosi rossoblù, ne abbiamo interpellati alcuni dei più noti e fedeli. «L’FC Chiasso mi è rimasto nel cuore anche se non faccio più parte della società, infatti ho seguito la squadra in trasferta a Wil. Ho vissuto la partita come ai vecchi tempi, tremando e fremendo in tribuna fino all’ultimo minuto». «Ul mè Ciass mi ha emozionato - esordisce il municipale chiassese Davide Lurati, che in passato è stato presidente della società rossoblù -. La salvezza è molto importante per Chiasso: poter essere nelle 20 migliori squadre della nazione, e in uno sport di massa come il calcio, dà lustro alla cittadina. Essere una località di 8.000 abitanti che si confronta con città più grandi e finanziariamente più forti è importante e credo che automaticamente l’immagine di Chiasso ne guadagni in positivo. Questa salvezza conferma non solo che l’FC Chiasso è la squadra faro del Mendrisiotto, ma che è anche la seconda squadra cantonale dopo l’FC Lugano». Per Lurati la partita di domenica è significativa anche in ottica futura: «L’ultima partita ha dimostrato che la linea del club di puntare sui giovani è quella giusta da seguire: le due reti segnate domenica sono state entrambe messe a segno da calciatori formati in Ticino».
L’occasione è propizia anche per ampliare il discorso al difficile momento sportivo del distretto, confrontato negli scorsi anni con la scomparsa di una squadra faro come la SAV Basket e negli ultimi giorni con la retrocessione dell’FC Mendrisio, che ha perso il suo posto in Prima Lega (e che, lo ricordiamo, ha un passato anche in Serie B). «Quando c’è una retrocessione dispiace sempre - conclude Lurati -, ma sono sicuro che a Mendrisio sapranno risollevarsi. Credo che collaborando di più a livello giovanile entrambe le società avranno solo da guadagnarci».
La reazione di Luca Ortelli, storico e autore del libro «Cent’anni di Chiasso» nonché tifoso rossoblù, non può che essere positiva. Ortelli sottolinea l’importanza del Chiasso a livello cantonale in un’ottica di formazione dei giovani: «Il Ticino ha bisogno di una squadra che faccia maturare i giovani per poi portarli a Lugano». Ortelli si dice contento di come il Chiasso nelle ultime partite «abbia ritrovato l’affetto della propria gente». Sono stati portati allo stadio quasi 2.000 spettatori nelle ultime sfide. «Questo secondo me è, tra virgolette, il miracolo del Chiasso, che si sta perpetuando peraltro da più di cent’anni». Secondo lo storico, «è bello che nel calcio ci siano i miracoli, perché senza di essi questo sport diventa solo ed esclusivamente qualcosa di pecuniario». Il tifoso ammette che la società non arriverà più ad essere vicecampione svizzera come negli anni Cinquanta, «però riuscire a mantenere il posto in Challenge League è un miracolo»: «Noi ieri (domenica, ndr.) abbiamo festeggiato il nostro scudetto e il calcio ha bisogno di questo». Precisa infine che ultimamente la media spettatori è un po’ calata, ma nel rapporto tra il potenziale della piazza rispetto ad altre «percentualmente noi siamo superiori a diverse altre piazze che vanno per la maggiore».
Quella che propone Mattia Croci Torti, ex giocatore, membro dello staff tecnico e dirigente dell’FC Chiasso, ora sulla panchina dell’FC Lugano in qualità di vice coach, è anche un’analisi sportiva: «La forza dell’FC Chiasso è stata quella di non mollare mai, anche quando le cose andavano male. Questo gli ha permesso di giocarsi tutto all’ultima partita con una squadra che non aveva più nulla da dire, invece il Rapperswil ha dovuto confrontarsi con chi aveva ancora bisogno di punti». Perché è importante aver mantenuto il posto in Challenge League? «C’è tanta gente che si identifica ancora nell’FC Chiasso. Nella cittadina il calcio è sempre stato un punto di riferimento, una costante. Anche se allo stadio c’è meno gente di un tempo, la presenza del club a Chiasso si fa ancora sentire, la squadra in fondo da 10 anni è tra le migliori 20 in Svizzera e siamo riusciti a mantenere il posto», spiega Croci Torti parlando al noi, indizio evidente del suo attaccamento al club. Estendendo il discorso al distretto e al complicato momento che vivono le sue squadre di punta, per il nostro interlocutore «il problema è che a volte non capiamo che nel Mendrisiotto siamo in pochi. La verità è che l’unica via da seguire è quella della collaborazione. La sola soluzione che vedo è che le varie società si uniscano a livello di settori giovanili e lavorino poi per avere solo un numero limitato di squadre faro di qualità».
In pochi allo stadio
Per molti abitanti di Chiasso è stato un vero spavento - soprattutto nelle ultime giornate - l’idea di non vedere più la propria gloriosa squadra, dopo tanti anni, in Challenge League. Ciò non toglie che al Riva IV si è vista l’affluenza media più bassa di tutta la categoria (637 spettatori). La metà di quelli registrati a Wil (1.177), che in Challenge League è stata da questo punto di vista la società con la media peggiore. Per il Chiasso non è comunque stata l’annata più negativa. L’anno scorso la media spettatori era di 478 persone. Erano 666 nel campionato 2016-2017, 652 nel 2015-2016 e 788 nel 2014-2015. Pochi? Non molti, ma comunque più che a Locarno (568 nel 2013-2014), che però ha più abitanti. Nel 1992-1993, ultimo campionato disputato in Serie A, a Chiasso si registrava una media di 3.090 spettatori. Altri tempi.
I contributi del Comune
