Il ladro si definisce bandito, la nuova vita deve aspettare

Quindici colpi, ma in solo quattro casi il DNA lo collocava sulla scena del crimine. L’imputato alla sbarra oggi di fronte alla Corte delle Assise criminali presieduta da Paolo Bordoli li ha però ammessi tutti. Nonostante gli indizi di colpevolezza nei suoi confronti non fossero schiaccianti. La collaborazione in fase di inchiesta non è però bastata al 41.enne albanese per poter abbracciare per la prima volta il figlio nato 40 giorni fa. Le ammissioni non sono infatti valse una sospensione della pena residua e l’immediata uscita dal carcere. L’uomo è stato condannato a una pena interamente da espiare, di 24 mesi (e a 10 anni di espulsione). Così ha deciso la Corte, in funzione soprattutto del percorso di vita dell’uomo. Ma a non aver di certo aiutato la sua causa è anche il fatto che il 41.enne si sia auto definito un «bandito».
Lezioni e insegnamenti
Le imputazioni di cui doveva rispondere l’uomo alla sbarra erano 4: furto (in banda e per mestiere e in parte tentato), danneggiamento (ripetuto), violazione di domicilio (ripetuta) e infrazione alla Legge federale sulle armi (ripetuta). Motivo delle accuse: 14 furti riusciti e 1 tentato, messi a segno nel 2016 in Ticino (tre episodi tra Stabio e Ligornetto) e nel 2025 nei cantoni Grigioni e San Gallo (12 episodi). L’uomo ha sempre agito con dei correi: nel 2016 con uno stesso compare e nel 2025 con un gruppetto di uomini. Un fatto che ha portato all’aggravante del furto in banda. Il motivo che lo portava a rubare? Finanziare la sua dipendenza dalla droga da una parte, ma anche ripagare debiti accumulati per scommesse e stupefacenti, ha spiegato. Quanto ha rubato? La refurtiva totale è di quasi 125.000 franchi, mentre i danni causati alle abitazioni in cui ha fatto irruzione ammontano a oltre 46.000 franchi.
L’uomo aveva precedenti, sia in Albania, sia in Italia. «Faceva il bandito per vivere, lo ha spiegato lui stesso durante l’inchiesta. E con questa espressione intendeva , non fare il bravo ragazzo e agire in modo illecito», ha detto durante la sua requisitoria la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. La pubblica accusa ha chiesto una condanna a 30 mesi di carcere interamente da scontare, più 10 anni di espulsione dalla Svizzera. «Non ha imparato la lezione malgrado le condanne passate all’estero», ha sottolineato Lanzillo.
Figli e olive
La difesa si è invece battuta per una pena che permettesse la liberazione immediata dell’uomo. «Lascio alla Corte il giudizio sulla pena – sono state le parole dell’avvocato Niccolò Giovanettina –, purché sia interamente sospesa fuorché per il carcere già scontato preventivamente. Va benissimo anche un periodo di prova lungo, insomma tutto ciò che serve per creare una rete dissuasiva valida. Chiedo di lasciarlo uscire dal carcere perché gli è appena nato un figlio che non ha ancora visto e perché vuole ripartire e i segnali di una possibile ripartenza ci sono. Inoltre la sua è stata una collaborazione completa e reale».
I segnali a cui ha fatto riferimento la difesa non provengono soltanto dalla sfera familiare dell’uomo, ma anche da quella lavorativa. Il 41.enne prima dell’arresto aveva intrapreso un’attività nell’ambito della produzione di olio ed è intenzionato a portarla avanti. È stato arrestato lo scorso marzo mentre si trovava in Grecia proprio per lavoro. «Ha avuto una vita complicata, ma dire che ha fatto dei furti il proprio mestiere non è automatico. Ciò che lega i furti del 2016 con quelli del 2025 non è il banditismo, ma sono gli stupefacenti», ha aggiunto Giovanettina.
Il carcere greco
Questa lettura della vita dell’imputato non è però stata sposata dalla dal giudice Paolo Bordoli. La Corte ha infatti confermato tutte le accuse, ad accezione dell’infrazione alla Legge sulle armi (durante i furti Oltralpe sono state rubate anche due pistole, ma l’uomo ha sempre sostenuto di non averle mai viste). Per il giudice le condizioni per una scarcerazione non ci sono, la prognosi è infatti negativa: «Nel momento dei colpi del 2025 aveva già una famiglia ma ha comunque ripreso l’attività da bandito, non possiamo ora pensare che pochi mesi di commercio di olive possano dissuaderlo da delinquere», ha detto Bordoli. La Corte ha comunque tenuto in considerazione le difficili condizioni di carcerazione vissute in Grecia prima dell’estradizione. L’uomo ha infatti descritto situazioni di poca umanità: giorni senza mangiare, nessun cuscino, acqua a pagamento e frequenti spostamenti di cella.
