Cevio

Il Lido Alpino Vallemaggia si blocca per un ricorso

Un cittadino contesta il credito votato dal Legislativo per la progettazione della struttura balneare prevista a Bignasco – Chiesta la revisione dei costi dell’opera, che ammontano a 9 milioni, e della sua ubicazione in una zona potenzialmente pericolosa
Un’immagine del progetto, la cui raccolta fondi è ancora in corso. © www.lidoalpinovallemaggia.ch
Spartaco De Bernardi
18.03.2026 06:00

Sorgerebbe in una zona potenzialmente pericolosa in caso di straripamento del fiume Maggia e, per di più, i suoi costi sono eccessivi. Ridotte all’osso, sono queste le due motivazioni che hanno spinto Bruno Donati a interporre ricorso di fronte al Consiglio di Stato contro la decisione con la quale l’11 dicembre scorso il Consiglio comunale di Cevio ha approvato il credito di 750 mila franchi per la progettazione definitiva del Lido Alpino Vallemaggia. Ricorso al quale il Governo cantonale, con decisione dello scorso 26 febbraio, ha concesso l’effetto sospensivo respingendo la richiesta del Comune intesa a poter procedere con la progettazione dell’opera in attesa di una decisione di merito riguardo alle censure sollevate da Donati. Sulla questione dei costi, il firmatario del ricorso rileva come i 9 milioni preventivati per la costruzione della struttura balneare prevista nella campagna di Bignasco incideranno in maniera importante sulle finanze del Comune di Cevio, che devono già sopportare le ingenti spese per le opere di ripristino e di protezione in seguito all’alluvione del 29 e 30 giugno 2024. Alluvione che ha anche comportato la ridefinizione dei Piani delle zone di pericolo. Ed è qui che risiede la principale motivazione di Donati ad interporre ricorso contro la progettazione del Lido Alpino Vallemaggia. A suo dire, il Cantone non avrebbe infatti eseguito i rilievi completi ed estesi lungo tutto il corso del fiume Maggia.

Disparità di trattamento

In particolare nel ricorso, il cittadino della frazione di Bignasco rileva quella che a suo giudizio è una disparità di trattamento fra i proprietari dei fondi che si trovano nei pressi del fiume Bavona - per i quali il Piano delle zone di pericolo impone vincoli molto stringenti con importanti conseguenze finanziarie - e chi invece detiene delle proprietà più a valle, segnatamente nell’area entro la quale è prevista la costruzione della struttura balneare. A suo dire, in caso di precipitazioni estreme i Piani delle zone di pericolo prevedono l’occlusione del ponte sul fiume Bavona con la deviazione del corso d’acqua nel nucleo di Bignasco. Lo studio ed i piani, lamenta Donati, terminano a metà del nucleo della frazione. Seguendo tuttavia il ragionamento che sta alla base dei nuovi Piani di pericolo, secondo il ricorrente l’acqua proseguirebbe verso sud in direzione della campagna di Bignasco, proprio dov’è prevista la costruzione del Lido Alpino Vallemaggia. Da qui la richiesta di rivedere l’ubicazione della struttura.

Il Consiglio di Stato ha concesso l’effetto sospensivo e quindi l’opera per ora è bloccata

La replica del Municipio

Pur comprendendo la preoccupazione e la delusione del proprio concittadino, il Municipio guidato dalla sindaca Wanda Dadò ritiene che il ricorso presentato da Donati sia inammissibile. E questo in quanto le motivazioni da lui addotte riguardo alla definizione dei Piani dei pericoli naturali nulla hanno a che vedere con la decisione del Consiglio comunale. Decisione che, sostiene l’Esecutivo, è stata adottata nel rispetto del principio di legalità e senza alcuna arbitrarietà.

Il ricorso, argomenta ancora il Municipio in sede di replica dopo che un tentativo di conciliazione con il ricorrente non è andato a buon fine, blocca l’avanzamento di un progetto che ha valenza regionale e che gode del sostegno da parte sia del Cantone, sia degli altri Comuni valmaggesi. Con le sue censure, sottolinea ancora l’Esecutivo del capoluogo valmaggese, Donati tenta di smuovere la sua situazione personale. Tuttavia compete al Dipartimento del territorio rilevare le zone minacciate da valanghe, frane, alluvionamenti e flussi di detriti: la competenza municipale si attiva invece solo dopo l’adozione dei Piani delle zone di pericolo.

Impatto da attenuare

A tal proposito, l’Esecutivo rammenta come sia sua intenzione attivarsi per promuovere un confronto con l’autorità cantonale in modo da riuscire ad attenuare l’impatto dei nuovi Piani delle zone di pericolo per i propri residenti. Piani che sono stati pubblicati di recente e, secondo il Municipio, è proprio nell’ambito della procedura di pubblicazione che Donati dovrebbe attivarsi per far valere le motivazioni illustrate nel suo ricorso.