Chiasso

Il percorso segreto nascosto nei muri del Cinema Teatro

All’esterno del noto edificio c’è quello che con ogni probabilità è il primo murales realizzato nella cittadina – Ha ben 90 anni e un recente studio di un esperto d’arte dimostra che fa parte di un’opera totale, che invita lo spettatore a un viaggio
©Ti-Press/Pablo Gianinazzi
Lidia Travaini
24.07.2026 06:00

Chiasso si sta colorando d’arte, ci riferiamo a quella urbana che conta ormai 11 opere disseminate per la cittadina grazie a un’iniziativa del Comune. Sono tutte recentissime, anzi, alcune sono ancora in fase di realizzazione. Lo hanno sottolineato la scorsa settimana le autorità chiassesi, al momento di presentare la quarta edizione di Urban Art. Arrivando persino a ipotizzare la creazione di uno street art tour per le vie del paese. Il tour, proponiamo, dovrebbe partire dal Cinema Teatro.

Sì perché le opere di arte urbana presenti a Chiasso sono tutte nuove, tranne una. Il primo murales che ha visto la luce su un edificio di Chiasso ha infatti ben 90 anni. È quello che Carlo Basilico ha realizzato su un muro esterno del Cinema Teatro al momento dell’edificazione di quest’ultimo. Ed è un graffito che, vista l’epoca in cui è stato realizzato, era avanguardistico.

Un’opera «pubblicitaria»

Un recente studio di Claudio Guarda, storico e critico d’arte grande esperto di Basilico e del suo lavoro, mostra e dimostra tuttavia come non soltanto il murales sia da considerare pionieristico, quasi rivoluzionario. Perché Basilico ha impresso la sua opera in tutto il Cinema Teatro, dentro e fuori. E lo ha fatto tutt’altro che a caso. Non per niente quando ci presenta il suo studio, parla subito di Arte Totale. Lo studio non vi farà più guardare il Cinema Teatro con gli stessi occhi.

Ma iniziano da quello che vedono tutti: il murales di ben 166 metri quadri sulla facciata della torre del Cinema Teatro. Un’opera che fa ormai parte del paesaggio urbano di Chiasso ma di cui probabilmente in pochi conoscono senso e significato. Partiamo proprio dal senso: il murales è stato realizzato «ad uso réclame» – spiega Claudio Guarda – quindi doveva fungere da pubblicità. Doveva richiamare lo spettatore mostrando immediatamente il ruolo del Cinema Teatro. Lo stile è futurista, con linee e stilemi semplici e stilizzati e spezzati. A fare da cornice a un paesaggio immaginario c’è la scritta Cinema Teatro. «È una composizione antinaturalistica, stilizzata e dinamica, con costruzioni, aree e diporti che – in linea con la poetica futurista – suonano come esaltazione per gli svaghi del tempo libero e la modernità del vivere. In contrapposizione con il paesaggio rurale e collinare del basso Ticino, Basilico sollecita dunque la fantasia dell’osservatore proponendogli l’esotico richiamo di un’architettura moderna e urbana, posizionata però sulla spiaggia di un mare lontano solcato da vele», spiega Guarda che sottolinea come l’opera sia completata da un «dettaglio geniale»: un occhio astratto «il cui flash attraversa la scena, ricordandoci che il cinema è un gioco di sguardi in cui, mentre guardiamo l’opera, siamo a nostra volta osservati».

Un invito a sognare

Ma il murales è solo l’inizio del viaggio che Basilico propone al Cinema Teatro. Un viaggio che continua all’interno dello stabile dove lo stile cambia radicalmente: dal linguaggio della modernità, a quello della fantasia. Ecco che allora le parole del nostro interlocutore permettono anche a noi di vedere dettagli dell’edificio che non avevamo mai davvero notato. Pur senza essere esperti o critici d’arte. Entrando nell’edificio il «viaggio attraverso il colore» inizia con il blu intenso dell’atrio «un colore che sale lungo le pareti, fascia pilastri, si espande nel soffitto, corre sulle travi introducendo una tensione dinamica verso la sala di proiezione». Una sala in cui «avviene la vera metamorfosi: lì il blu lascia il posto a un giallo luminoso, che salendo verso la galleria si fa sempre più dorato e caldo». Il culmine del percorso si raggiunge sul soffitto, «dove il rigore geometrico dei piani inferiori si dissolve e esplode un firmamento di fiori e stelle da cui emergono figure oniriche». Riassumiamo, perché non vogliamo né anticipare in questa sede tutto lo studio di Guarda, né pretendere di essere esaustivi in poche righe. La conclusione però è chiara: quello proposto da Basilico «non è un semplice abbellimento» del Cinema Teatro, «è un’esperienza estetica, un viaggio innovativo e immersivo che invita ancora oggi lo spettatore ad alzare gli occhi e sognare. Una novità artistica assoluta nel 1935 in Ticino, e forse ancora oggi».