Politica e ambiente

Il piano climatico ticinese tra critiche e suggerimenti

La fase di consultazione del documento presentato dal Governo si chiuderà a breve – Nelle varie prese di posizione dei partiti non mancano i desiderata, tra chi vorrebbe più coraggio (anticipando la neutralità climatica al 2040) e chi invece boccia tutto il progetto
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
27.04.2023 21:30

C’è chi lo sostiene e chi, invece, vorrebbe bocciarlo. Chi vorrebbe più coraggio. Chi più prudenza. Ciò che è certo è che il Piano climatico cantonale (PECC) – la cui fase di consultazione si chiuderà il 30 aprile – è destinato a far discutere. Tra le varie prese di posizione giunte finora c’è infatti una sola bocciatura netta (quella dell’UDC), ma pure tutti gli altri partiti non hanno mancato di sottolineare i propri desiderata, le proprie critiche o suggerimenti per migliorare il documento.

Un’opportunità da cogliere

«Si concentra troppo sull’aspetto ambientale, dimenticandosi quello economico, ossia delle piccole e medie imprese e delle famiglie», ci spiega ad esempio il consigliere nazionale Rocco Cattaneo, anticipando i contenuti della presa di posizione del PLR che giungerà in questi giorni. Per Cattaneo, dunque, «non bisogna parlare solo di clima, ma anche degli aspetti legati alla sicurezza dell’approvvigionamento. E pure dei prezzi, perché alle famiglie interessa sapere quale strategia sarà adottata per garantire prezzi accettabili, che consentano al contempo lo sviluppo economico e la qualità di vita». Tutti aspetti che, fa notare il consigliere nazionale, sono affrontati in maniera insufficiente nel PECC. «Si è sentita troppo poco la campana del mondo economico», prosegue Cattaneo. «Ma per raggiungere l’obiettivo nei prossimi anni ci saranno miliardi da investire. Si tratta di una rivoluzione e, allo stesso tempo, di un’opportunità. Ma non la stiamo guardando come un’opportunità per fare investimenti e per creare posti di lavoro». Un’occasione che il Ticino non deve farsi scappare: «A Berna abbiamo votato gli aiuti per il settore del solare alpino e diversi Cantoni alpini si sono subito attivati. In Ticino c’è un grande potenziale, ma nel PECC questo settore risulta relegato in secondo piano. Per raggiungere l’obiettivo occorrono questi grandi progetti, non solo i pannelli sulle abitazioni». Insomma, per Cattaneo «non stiamo cogliendo la sfida come si dovrebbe, mentre altri Cantoni, come i Grigioni o il Vallese, stanno facendo meglio».

Dal PS, invece, giungerà una presa di posizione tutto sommato positiva, ma comunque con diverse proposte di miglioramento. «Da un lato fa piacere che il documento sia finalmente arrivato. Dall’altro abbiamo comunque formulato diverse proposte, anche perché si tratta di un piano strategico e quindi ancora piuttosto vago», spiega il deputato socialista Carlo Lepori. Ad esempio, per il PS si potrebbe fare di più sul fronte del fotovoltaico. Ma non solo: «Un altro aspetto che riteniamo importante è quello della formazione professionale nei settori legati alle rinnovabili: si parla molto della carenza di manodopera specializzata e pensiamo che spetti al Cantone lanciare un programma in questo senso». Detto ciò, un punto fondamentale per i socialisti riguarda il concetto di giustizia climatica e sociale: «È giusto fare di tutto per abbandonare i combustibili fossili – chiosa Lepori –, ma non si deve penalizzare chi ha delle difficoltà e i costi andranno gestiti in modo equo, senza colpire le fasce più deboli della popolazione».

Da raggiungere prima

A testimoniare il grande interesse di tutte le parti coinvolte per questo progetto ci sono pure le numerose prese di posizione giunte già negli scorsi giorni. A cominciare da quelle di due partiti in qualche modo nati e cresciuti attorno al tema climatico: i Verdi e i Verdi liberali. Entrambi hanno in linea generale apprezzato il documento presentato dal Dipartimento del territorio, ma anch’essi hanno proposto alcuni miglioramenti. E soprattutto chiedono di anticipare l’obiettivo della neutralità climatica di 10 anni, ossia dal 2050 al 2040.

I Verdi del Ticino, ad esempio, salutano «favorevolmente gli obiettivi strategici» del documento. Tuttavia, ritengono «la data del 2050 eccessivamente conservativa». Essa, quindi, «andrebbe anticipata al 2040 anche per tener presente con la giusta equità la responsabilità storica dei Paesi occidentali industrializzati nelle emissioni climalteranti accumulate finora». E, pertanto, propongono di anticipare tutti gli obiettivi del PECC al 2040. Ma come fare ciò? Secondo gli ecologisti occorrono innanzitutto più sforzi nel fotovoltaico; propongono quindi di raggiungere una produzione di 2450 GWh nel 2050, «rispetto ai soli 1500 GWh previsti dal PECC». Sull’idroelettrico, invece, i Verdi «sostengono un suo prudente consolidamento che tenga in considerazione le incertezze causate dal mutamento climatico», mentre per quanto riguarda i consumi ritengono si possa fare di più, riducendoli ulteriormente «di almeno il 6% rispetto a quanto prevede già» il documento. Infine, per quanto concerne l’adattamento ai mutamenti climatici, secondo i Verdi il PECC «presenta poche misure concrete» e occorrerebbe quindi «un catalogo di provvedimenti più dettagliato, con relative tempistiche».

Per i Verdi liberali, invece, «il punto forse più debole» del PECC «è la mancanza di sinergie tra le varie tipologie di produzione di energie da fonti rinnovabili. Ad esempio con una chiara connessione tra fotovoltaico in esubero e i bacini idroelettrici per uno stoccaggio stagionale». Inoltre, fa notare il partito, «in ambito di stoccaggio è appena accennato il vettore idrogeno che invece, in altre nazioni, sta diventando la priorità numero uno per la transizione dal fossile al rinnovabile». Tra le critiche, i Verdi liberali segnalano poi che «delle comunità energetiche si fa solo fugace menzione», mentre «secondo la strategia della Confederazione sono uno dei pilastri delle soluzioni energetiche rinnovabili» e pertanto «devono essere evidenziate maggiormente».

Un progetto ideologico

Chi, invece, si è opposto senza mezzi termini al PECC è l’UDC. In un comunicato diffuso questa settimana i democentristi hanno definito il progetto «utopico, ideologico» e con «costi insostenibili» sia per i cittadini che per le piccole e medie imprese (PMI). L’UDC, dunque, «boccia il Piano energetico e climatico cantonale perché mette a rischio l’approvvigionamento energetico e non contiene nessuna indicazione sui costi (enormi) che resteranno sulle spalle della popolazione e delle imprese». Detto diversamente: per i democentristi «è auspicabile rispettare l’ambiente, ma senza divieti, senza provocare un’esplosione dei costi e senza il pericolo di restare a secco di energia».

Un prezzo ragionevole

A prendere posizione sul PECC, ovviamente, oltre ai partiti sono state anche diverse associazioni. Tra queste, di recente, anche l’Associazione industrie ticinesi (AITI), la quale ha innanzitutto posto l’accento sull’importanza di garantire sempre l’approvvigionamento energetico: «Per il settore industriale ticinese avere accesso all’energia elettrica è di fondamentale importanza». Ma non solo. «Non è sufficiente avere l’elettricità: questa deve essere assicurata a sufficienza tutti i giorni dell’anno, 24 ore al giorno, e deve avere un prezzo ragionevole». E in questo senso l’Associazione ha posto l’accentosulla «scarsa attenzione» che il PECC ha riservato «alla produzione invernale di elettricità». Più in generale, AITI si attende anche che «sia evitata l’implementazione di obblighi e restrizioni» e chiede di «puntare sulla diversificazione delle fonti invece che concentrare le risorse quasi esclusivamente sul fotovoltaico classico», essendo quindi aperti «a nuove tecnologie derivanti dal nucleare e dall’idrogeno, che sono molto promettenti».

Puntare sul solare

Di diverso tenore la posizione espressa dal WWF, che in un comunicato ha spiegato di condividere «gran parte degli obiettivi contenuti nella proposta», che «si avvicina molto a quanto chiede il WWF ai Paesi industrializzati», ossia le zero emissioni entro il 2040. Ad ogni modo, l’associazione ha comunque formulato diverse richieste per migliorare il PECC. Ad esempio, viene chiesta prudenza sull’idroelettrico: «A causa dei cambiamenti climatici, il Ticino conoscerà periodi di siccità sempre più frequenti e persistenti» e ciò «avrà giocoforza un impatto negativo sulla produzione idroelettrica. Per questo motivo chiediamo prudenza e la riduzione dell’obiettivo di produzione da 4.000 a 3.500 GWh/anno». Sul fronte del fotovoltaico, al contrario, il WWF chiede «un ulteriore sforzo, portando l’obiettivo a 2.500 GWh/anno», rispetto ai 1.500 previsti dal PECC. Infine, viene pure chiesto al Cantone «un ruolo più attivo nell’ambito dell’informazione scientifica» per «contrastare il fiume di notizie false» sui cambiamenti climatici.