Bellinzona

«Il silenzio non protegge: l’inazione deve finire»

Il collettivo «Io l’8 ogni giorno» scende in piazza dopo il femminicidio di Faido, sottolineando la necessità di misure concrete da parte della politica, cantonale e federale – «Si cominci dalla documentazione: come fare prevenzione senza dati trasparenti e affidabili?»
©PABLO GIANINAZZI
Giacomo Butti
21.07.2026 20:00

«Se domani non torno, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima». Risalente a un decennio fa, la poesia di Cristina Torre Cáceres - e i versi qui citati - sono divenuti tristemente celebri alle nostre latitudini solo di recente, dopo il femminicidio, nella vicina Italia, di Giulia Cecchettin. Incise sulla panchina rossa contro la violenza domestica situata in piazza Simen, a Bellinzona, queste parole sono state, non a caso, al centro del presidio lì organizzato da «Io l’8 ogni giorno» in risposta alla recente uccisione, da parte di un 59.enne bleniese, dell’ex moglie. Una donna, ha sottolineato il collettivo all’inizio del presidio, che - lungi dall’essere soltanto «la vittima di Faido» - aveva «una storia, delle relazioni, degli affetti e una vita che meritava di continuare». Ma che è finita spezzata, invece, da un femminicidio che «deve tornare al centro dell’attenzione mediatica».

Un messaggio forte

Davanti a un centinaio di persone, accorse nonostante la pioggia, il gruppo ha ricordato che solo qualche mese fa - a metà febbraio - una simile manifestazione era andata in scena a Palazzo delle Orsoline, davanti al Consiglio di Stato, dopo il femminicidio di Gnosca. «Allora, avevamo letto i nomi delle 120 donne uccise, dal 2020, nel Paese». Un numero al quale si sono aggiunti, in questo breve lasso di tempo, altri 11 nomi. «Pensavamo che la lista fosse già insopportabilmente lunga, ma continua a crescere».

Il conteggio impietoso, hanno sottolineato i promotori del presidio, non è tenuto da organi federali, ma dall’associazione Stop Femizid, che dal 2020 si basa sui giornali di tutta la Svizzera per tenere conto dei femminicidi. «La Confederazione non documenta sistematicamente i femminicidi, avvenuti e tentati. Ma come si può parlare di prevenzione senza una raccolta trasparente dei dati?», ha denunciato il collettivo. Forte, quindi, l’appello alle autorità cantonali e federali a fare meglio. «Cari politici, smettetela di temporeggiare: intervenite in maniera determinata». Un invito che parte dal linguaggio: «I femminicidi vanno riconosciuti come tali, senza minimizzazioni». Chiedendo un aumento delle risorse per la protezione delle donne, con particolare attenzione ai momenti di separazione, il collettivo ha sottolineato la necessità di proporre un servizio di aiuto alle vittime di violenza domestica che sia completamente affidato, 24 ore su 24, a personale specializzato. «Vanno garantiti interventi tempestivi tramite valutazioni del rischio più efficaci e coordinamento tra istituzioni». Promuovendo, poi, l’aumento dei posti nelle case di protezione e i finanziamenti a queste strutture, insieme ad altre misure come l’introduzione di un braccialetto d’aiuto che permetta ai soccorsi di intervenire rapidamente in situazioni di pericolo, «Io l’8 ogni giorno» ha concluso : «Noi, nel frattempo, continueremo a occupare lo spazio pubblico, e a chiedere cambiamenti concreti, perché il silenzio non protegge nessuna».