Politica

Il Ticino alza la voce sulla mobilità: «Si ascoltino le necessità del territorio»

Il Gran Consiglio a larga maggioranza ha approvato due risoluzioni generali su altrettanti progetti infrastrutturali strategici – La prima chiede al Consiglio federale di mantenere il collegamento A2-A13 al 2045 – Con la seconda invece si vuole intervenire sul MeMe
©Gabriele Putzu

Due messaggi chiari rivolti all’autorità federale, affinché consideri la mobilità ticinese con una prospettiva diversa, tenendo maggiormente conto delle esigenze e delle sensibilità del territorio nella definizione dei progetti strategici che interesseranno il nostro Cantone nei prossimi decenni.

Ieri, il Gran Consiglio ticinese ha approvato due risoluzioni distinte: la prima sul collegamento A2-A13; la seconda sul progetto autostradale MeMe (Mendrisio-Melano). In entrambi i casi, il sostegno parlamentare è stato ampio e trasversale, a dimostrazione di un Ticino che vede, forse oggi in modo più nitido, quale sia la posta in gioco. E forse, come vedremo, le scelte da fare.

Non ripartire da zero

La prima risoluzione (69 favorevoli, 0 contrari e 7 astensioni) riguardava il collegamento A2-A13, un nervo scoperto per tutto il cantone e, in particolare, per il Locarnese dopo che il progetto federale «Trasporti ’45» ha prospettato di rinviarne la realizzazione al 2055 e, ancora più recentemente, l’UFAM ha deciso di riaprire il confronto con la variante di sponda destra.

Una decisione presa all’ultimo momento, dopo che il Ticino aveva svolto tutti gli approfondimenti del caso e che, anche alla luce dell’adesione unanime attorno al progetto, secondo il plenum non trova alcuna ragione d’essere.

La risoluzione, presentata da Sem Genini (Lega), chiede ora al Consiglio federale di mantenere il collegamento autostradale con orizzonte 2045 e di considerare acquisita la cosiddetta variante «PG USTRA», rinunciando quindi ad approfondire ulteriori alternative, come quella della «sponda destra».

Le due varianti

A turno, i deputati hanno espresso il proprio disappunto sulle modalità con cui l’autorità federale si è mossa sul dossier. «Il Ticino ha fatto i propri compiti, e ora rischiamo il gioco dell’oca», ha commentato Andrea Rigamonti (PLR) il quale ha portato l’adesione convinta del suo partito. «Il Locarnese è l’unico agglomerato in Svizzera ad essere privo di accesso diretto all’autostrada», ha ricordato Genini (Lega). Per Padlina (Centro) occorre inviare a Berna un messaggio chiaro: «Non è accettabile ritrovarsi alla casella di partenza». Il rappresentante del Centro ha ricordato che «sul progetto si discute da decenni, che gli interessi sono stati ponderati e che il territorio è stato coinvolto nella ricerca di una soluzione condivisa». Un dato fondamentale sottolineato anche da Simona Buri (PS), la quale ha poi ricordato che «la variante sponda destra non raggiungerebbe gli obiettivi del progetto, comporterebbe la perdita di superfici agricole e avrebbe impatti su aree protette. PG USTRA sarebbe invece la soluzione più rispettosa del paesaggio». Se occorre produrre nuovi accertamenti, si proceda pure, ma senza tornare alla casella di partenza. «Non possiamo accettare che venga messo tutto in discussione». Anche perché il rischio è che il collegamento «venga ulteriormente rinviato», ha messo in guardia Padlina. Alain Bühler, a nome dell’UDC, ha sottolineato le esigenze del territorio e dei suoi abitanti. «Ogni rinvio comporta un costo che ricade sulle famiglie, sulle imprese e sul territorio. Per questo l’UDC sostiene la risoluzione», ha detto.

PoLuMe o A2 -A13?

Ad inserire un ulteriore elemento di riflessione – anticipando il tema della risoluzione successiva – poi, ci ha pensato Matteo Buzzi. L’ecologista ha osservato che è difficile immaginare la realizzazione di due progetti autostradali importanti e costosi come PoLuMe e A2–A13, la cui variante di «sponda destra» sembra essere arrivata con l’obiettivo di favorire PoLuMe mettendo in scacco il Locarnese. Di qui, la sua proposta: «Occorrerebbe rivedere le priorità e dare precedenza al collegamento A2–A13 per il quale il consenso sembra maggiore». Perché, «chi troppo vuole, nulla stringe». Insomma, senza una scelta chiara, ha avvertito, le aspettative sulla realizzazione del collegamento potrebbero essere deluse. Ma quali sono – si è chiesto – le preferenze cantonali? La domanda, centrale, è stata posta e, indirettamente, ha posto le basi anche per la seconda risoluzione.

Anche questa, presentata da Andrea Rigamonti (PLR) e Ivo Durisch (PS), è stata accolta a larghissima maggioranza (71 sì, 3 astensioni), senza alcun voto contrario. In questo caso, il Gran Consiglio ha incaricato il Consiglio di Stato di adottare una posizione coordinata sul progetto autostradale MeMe, relativo al risanamento della A2 tra Mendrisio e Melano, tenendo conto delle sensibilità del territorio e delle posizioni contrarie al progetto. In particolare, il Governo dovrà valutare, nell’ambito della procedura di approvazione dei piani, se sia giuridicamente fondato presentare un’opposizione.

«Il progetto è problematico per una serie di ragioni, che vanno dai ripari fonici alti 6,5 metri agli interventi previsti per la posa dell’asfalto fonoassorbente, risultati deficitari nel 40% dei punti di rilevamento», ha spiegato Rigamonti. Il quale ha tuttavia inquadrato il progetto MeMe in un’ottica più ampia, ossia quella del PoLuMe, la cui attuale variante è ritenuta insoddisfacente da gran parte della popolazione.

MeMe da verificare

A rincarare la dose ci ha pensato Durisch: «La popolazione locale non vuole né il PoLuMe né il MeMe. Questi interventi rischiano di peggiorare la qualità della vita». Il deputato ha poi criticato il modo di procedere di USTRA che avanza sull’A2 per singoli tratti, aumentando la capienza della carreggiata, senza tuttavia fornire una valutazione complessiva dell’impatto. Come Buzzi, anche Durisch ha poi messo il Parlamento di fronte a una scelta, come del resto indicato dal Consiglio federale. «Tra PoLuMe e l’intervento sulla A2/A13 si dovrebbe optare per uno dei due. Il primo progetto è avversato dalla popolazione, il secondo no».

Anche in questo caso, i deputati hanno espresso il proprio sostegno alla risoluzione. Per Agustoni (Centro), si tratta di approfondimenti legittimi e non ideologici, che non precludono gli investimenti strutturali. Il deputato ha chiesto al Governo di riflettere sulle preoccupazioni dei cittadini. Tonini (Lega) ha osservato che un investimento da 100 milioni deve produrre risultati concreti, e ha invitato a valutare anche ulteriori varianti in galleria. Nara Valsangiacomo (Verdi) ha richiamato l’esasperazione della popolazione per il traffico, sostenendo che i problemi regionali non si risolvono con misure tampone. Come detto, infine, la risoluzione è stata accettata.

Il Governo si unisce al coro del Parlamento

Dal Gran Consiglio, dunque, con l’approvazione delle due risoluzioni generali è partito un appello corale nei confronti della Berna federale sul tema della mobilità. Un appello che, come vedremo, è stato accolto con favore dal Consiglio di Stato. Anche perché, evidentemente, il messaggio lanciato dal Parlamento cantonale potrebbe dar man forte all’azione dell’Esecutivo nei confronti dell’USTRA. Detto in soldoni: sarà un elemento in più per far pressione sulle autorità federali.

Non a caso, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa (che ha assunto ad interim la guida del Dipartimento del territorio dopo che il Governo ha revocato l’incarico a Claudio Zali) ha affermato durante il dibattito in aula che il Consiglio diStato «è pronto ad agire nella direzione auspicata dal Parlamento». Insomma, al coro del Legislativo si è aggiunto anche il Governo.

Entrando nello specifico dei due temi affrontati dal Gran Consiglio, riguardo al progetto A2-A13, De Rosa ha ricordato che «per il Ticino un rinvio del collegamento oltre il 2045 non è accettabile». Anche perché «il Locarnese è l’unico agglomerato urbano del Cantone privo di un accesso diretto alla rete autostradale». L’Esecutivo, su questo fronte, intende dunque sfruttare la consultazione per ribadire le priorità ticinesi e chiederne l’inserimento nella pianificazione federale, con tempistiche ben differenti rispetto a quelle prospettate. Anche per l’Esecutivo, insomma, è un’opera prioritaria. Lo stesso De Rosa ha infatti affermato che la risoluzione votata dal plenum «rappresenta anche un segnale politico del Ticino e un’occasione per ribadire con chiarezza la posizione cantonale».

Sull’altro fronte, quello del progetto MeMe, il «ministro» ha spiegato che il Governo «comprende le preoccupazioni espresse nella risoluzione», aggiungendo poi che anche i servizi del Dipartimento del territorio hanno già evidenziato diverse criticità del progetto. Ma, soprattutto, De Rosa ha confermato che – come richiesto dal plenum – sul tavolo dell’Esecutivo cantonale vi è anche l’ipotesi di un’opposizione al progetto. Ipotesi che è già stata discussa e che sarà nuovamente sottoposta al Consiglio di Stato, chiamato a valutare come difendere gli interessi del Cantone.