Il valzer dei dipartimenti: De Rosa lascerebbe il DSS per il Territorio

Mancano poche settimane al 7. ottobre, quando Piero Marchesi presterà giuramento come quinto consigliere di Stato al posto del dimissionario Claudio Zali, e a Palazzo delle Orsoline il dossier più discusso è la ripartizione dei dipartimenti. L'ultima indiscrezione arriva dal «Mattino della Domenica», che nella sua edizione odierna sostiene – con i toni e il lessico che gli sono propri – che Raffaele De Rosa, ribattezzato «De Pink», starebbe manovrando per lasciare il Dipartimento della sanità e della socialità e assumere il Dipartimento del territorio. Il settimanale leghista, a firma «Zio Bill», avverte il consigliere di Stato del Centro di non «fare il furbetto»: il DT, scrive, deve andare a Norman Gobbi, che «già ne gestisce una parte» e che godrebbe di un «diritto di prelazione» in virtù della maggiore anzianità di servizio.
Una casella che tutti guardano
Il Dipartimento del territorio è, nel linguaggio di Palazzo, un «potentato politico e amministrativo»: pianificazione, ambiente, mobilità, costruzioni, un dipartimento d'immagine e di cantieri. Da mesi è dato in orbita leghista. Gobbi, che durante la vicenda dell'arrocco si era definito «uomo di territorio», gestisce già la Divisione delle costruzioni e, secondo le ricostruzioni circolate finora, sarebbe il primo a potersi esprimere sulla nuova attribuzione, lasciando a Marchesi le Istituzioni.
C'è però una circostanza che rende il quadro meno lineare di quanto appaia: il DT, oggi, è di fatto in mano proprio a De Rosa. Dopo la decisione del Consiglio di Stato di togliere a Zali tutte le competenze dipartimentali, queste sono passate al supplente del direttore, cioè al capo del DSS. Una soluzione transitoria, pensata per limitare i cambiamenti in attesa dell'insediamento di Marchesi, ma che nei fatti mette De Rosa alla guida di due dipartimenti su cinque e gli offrirebbe, volente o nolente, un titolo di continuità da spendere al tavolo della ripartizione.
Il nodo dei premi
L'indiscrezione del «Mattino» intreccia il tema dipartimentale con quello, ben più sentito dalla popolazione, dei premi della cassa malati. L'annuncio dei premi 2027 da parte dell'Ufficio federale della sanità pubblica è atteso a fine settembre: un appuntamento che negli ultimi anni ha visto il direttore del DSS esprimere pubblicamente critiche verso Berna e verso gli assicuratori, ma che il settimanale leghista bolla come un «copione» recitato ogni autunno senza conseguenze concrete.
È l'accusa politica di fondo: che l'eventuale trasloco al Territorio sarebbe una fuga dal dipartimento più esposto e meno gratificante, quello in cui i margini di manovra cantonali sulla spesa sanitaria sono oggettivamente stretti, i premi d'altro canto si decidono a Berna, e in cui l'insoddisfazione dei cittadini si scarica comunque sul direttore di turno. Una lettura che De Rosa, finora, non ha mai commentato.
Chi decide davvero
Al di là delle pressioni pubbliche, il punto istituzionale resta uno solo: l'attribuzione dei dipartimenti è di esclusiva competenza del Consiglio di Stato, che se ne occuperà nella seduta successiva all'insediamento di Marchesi. Né i partiti né la stampa hanno voce in capitolo, e nessun «diritto di prelazione» per anzianità è previsto da legge o regolamento: è al massimo una consuetudine, invocata quando fa comodo.
Proprio l'opacità di questi passaggi è finita nel mirino del Gran Consiglio. Con un'interpellanza, i deputati dell'MPS Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno chiesto al Governo quali criteri intenda adottare nella nuova ripartizione e se non ritenga opportuno renderli pubblici almeno nelle loro linee essenziali, osservando che «mai come in questa legislatura il Consiglio di Stato è stato impegnato, più che a risolvere i problemi della popolazione, nel modificare la ripartizione delle competenze tra i suoi membri».
Alla fine della legislatura, in ogni caso, mancano pochi mesi e in primavera si torna alle urne. Qualunque assetto uscirà dalla seduta di ottobre, sarà un assetto a scadenza. Il che non lo rende meno conteso, perché è anche la vetrina da cui ciascuno affronterà la campagna elettorale.
