Ma non ti dico dove

In attesa della grande «buttata», sale la frustrazione tra i fungiatt

Tranne qualche sporadico ritrovamento, in Ticino i funghi scarseggiano ancora – «Quest’anno è tragica» – Remo Giambonini (VAPKO): «Il caldo e il vento hanno fermato il processo di crescita e sviluppo» – Ma la stagione non è ancora persa
Francesco Pellegrinelli
08.09.2023 06:00

«Sono andato anche ieri (non le dico dove) ma ho preso il cappotto». Per i fungiatt ticinesi sono settimane da pive nel sacco. «Non ci piangiamo addosso - commenta il presidente della società micologica di Chiasso, Francesco Panzini - ma la situazione è grama. Tranne qualche piccola buttata, nel Mendrisiotto, si rasenta lo zero». E ancora: «Alla serata micologica ci guarderemo un’altra volta negli occhi». In che senso? «Nel senso che non ci saranno funghi da commentare. Non ci rimane che attendere».

Pazienza e determinazione sono le virtù dei fungiatt. Intanto, però, le uscite a vuoto si sommano lasciando i cercatori con un pugno di mosche.

Per il presidente della Società micologica Luganese, Silvano d’Alesio, «tranne qualche sporadico ritrovamento, la stagione è iniziata male». Consigli? «Meglio andare sui versanti esposti a nord dove il terreno è un po’ più umido. Su quelli a sud si perde tempo».

Il clima nelle scorse settimane è stato fatale, spiegano gli esperti. «Prima il caldo canicolare ha fermato tutto per due settimane. Poi le precipitazioni violente (seguite dal vento) non sono servite per inumidire il terreno». Il risultato è che di funghi in Ticino non se ne vede l’ombra.

«Un anno fa, di questi tempi, i social media pullulavano già di fotografie», aggiunge con il sorriso Panzini. «Oggi la rete tace, e chi esce porta a casa poco o nulla». Tattica del fungiatt che nega sempre? «No, questa volta è davvero così. Non ce ne sono». La stagione però non è persa. «No, perché alla natura non si comanda. Fa quello che vuole, quando vuole. Quest’anno arriveranno più tardi».

Se le temperature scendono?

Intanto, però, le previsioni meteorologiche non fanno ben sperare. Almeno nell’ottica di chi attende un po’ di pioggia: «Fino a domenica danno asciutto, poi si vedrà». Il rischio di vedere procrastinato di un’altra settimana il momento propizio è grande. «È tragica», commenta laconico Panzini, che tuttavia ridimensiona il momento: «Dobbiamo solo aspettare». La stagione, quindi, è solo rimandata. «A patto che arrivi la pioggia», aggiunge Diana Scaramella, membro della commissione scientifica della Società micologica del Locarnese. «Se le temperature diventano un po’ più freddine non è grave, l’importante è che il terreno resti umido per un paio di giorni o tre». Anche Scaramella conferma: «Dopo una prima buttata importante, un mese fa, nei Grigioni, si è fermato tutto, anche nella zona calcarea del Monte Generoso». E se non butta quella, difficilmente si muove qualcosa altrove. Guardando al fine settimana, Scaramella ricorda l’appuntamento con la manifestazione di sabato a Bellinzona: «Al Greenday ci sarà una bancarella del gruppo micologico Bellinzonese e Valli assieme alla Società Luganese. L’idea è di presentare un ventaglio allargato di specie; non le solite boletacee. Vedremo però che cosa riusciremo a portare perché in generale c’è davvero poco».

È un anno strano. A fine giugno siamo partiti bene con le chantarelles. Tutti ne hanno fatto grande incetta. Poi, più niente
Remo Giambonini

Un mondo dietro al porcino

Chi va a porcini, insomma, cade male. «Rispetto agli anni passati siamo in ritardo», conferma il presidente del comitato scientifico della Società micologica del Locarnese, Remo Giambonini : «È un anno strano. A fine giugno siamo partiti bene con le chanterelles. Tutti ne hanno fatto grande incetta. Poi, più niente». La grande buttata quest’anno non è ancora arrivata, prosegue Giambonini: «Il faggio non dà ancora; l’abete rosso forse qualcosina». Tecnicismi da fungiatt per intenditori. Quel che conta è che il momento propizio per le boletacee non è ancora arrivato. Più in generale, Giambonini evoca un fenomeno nuovo: «Da qualche anno a questa parte, con il caldo che spinge troviamo sempre più funghi termofili, ossia quelle specie che chiedono una temperatura più elevata per svilupparsi, come l’amanita caesarea». Amanita che? «Caesarea, ossia dei Cesari. È uno dei funghi più ricercati. Lo si può mangiare anche crudo. Attenzione però a non confonderlo con l’amanita muscaria, se no si finisce all’ospedale». Da noi, la sua presenza, negli anni passati, era rara. Lo si trovava soprattutto in Umbria. «Con l’amanita caesarea stanno venendo avanti anche altre specie tardo autunnali», prosegue l’esperto. La carta dei funghi commestibili e non (vedi articolo sotto) si allunga. «Eppure la gente va solo a porcini», aggiunge Scaramella. «In realtà, quelli buoni sono tanti. Io faccio un misto di quaranta specie». Ognuno con la sua ricetta e il suo sapore. Un mondo da scoprire. Attenzione però a non improvvisarsi incautamente tra fornelli e miceti. «Se avete dubbi, fateli controllare».

Il numero delle specie non autoctone è in aumento 

Chi bazzica i boschi, se ne sarà accorto: sempre più spesso troviamo nuove specie, che in passato, in Svizzera, non esistevano. «È un riflesso della globalizzazione e rientra nel processo di diffusione di organismi esotici, siano essi piante, animali, insetti o microorganismi, in atto oramai da tempo», spiega al CdT Marco Conedera, forestale e ricercatore al WSL di Cadenazzo. Il trasporto internazionale di merci, soprattutto gli imballaggi di legno, e la mobilità delle persone sono all’origine di questa diffusione, spiega l’esperto: «Nel caso dei funghi, la dispersione è agevolata dal fatto che bastano le piccole spore, difficilmente reperibili al momento dei controlli fitosanitari alla dogana». Secondo un recente catalogo pubblicato dal WSL sono circa 300 le nuove specie di funghi reperite nei boschi svizzeri. «Tre quarti sono parassiti di piante», commenta Conedera. «La regola comunque è che più si cerca, più si trova». Tra i funghi più dannosi arrivati in Svizzera va menzionato il fungo responsabile del deperimento del frassino. «La malattia è stata documentata per la prima volta nel 2008 a Basilea e ora ha già colpito il 90 % dei soprassuoli di frassino svizzero». Curiosa anche la storia del cancro del castagno, arrivato in Europa attraverso le casse di legno per le munizioni USA durante la Seconda guerra mondiale. Tra le specie importate, non manca, tuttavia, anche qualche fungo commestibile: «Attenzione però - conclude Conedera -, alcune assomigliano a quelle autoctone commestibili, ma sono velenose».

Il prossimo corso di formazione per diventare esperto federale in funghi si terrà alla casa patriziale di Rivera dal 1. al 6 ottobre. Il corso (dalle 9.00 alle 16.00) è tenuto dall’associazione svizzera degli organi ufficiali di controllo dei funghi (VAPKO). L’esame comprende le branche seguenti: esame scritto sui funghi velenosi; legislazione; micotossicologia e micologia; conoscenza delle specie fungine; e tecnica del controllo
In questo articolo: