In Ticino la vendemmia è già iniziata: «In anticipo di un mese, difficoltà organizzative ma la qualità è ottima»

Agosto, per chi lavora nel vino, è tradizionalmente anche il mese nel quale ci si prepara alla vendemmia. Quest’anno, però, in alcune vigne ticinesi non c’è più tempo per prepararsi: si raccoglie già. «Abbiamo cominciato giovedì scorso con le basi spumanti. Siamo praticamente un mese in anticipo».
A raccontarcelo è Gaby Gianini, proprietaria della Tenuta Castello di Morcote, che abbiamo incontrato mercoledì sera a Locarno, durante la tradizionale serata del Gran Consiglio al Locarno Film Festival, dove insieme ad altre cantine di Ticinowine ha presentato alcune produzioni del territorio. Inevitabile, davanti a un bicchiere, parlare anche di quello che sta succedendo nei vigneti.
Perché il caldo di queste settimane non sta cambiando soltanto le abitudini di chi vive l’estate ticinese. Sta accelerando anche i tempi della vite. «Le cantine stanno cominciando a raccogliere le uve destinate agli spumanti e poi, naturalmente, seguiranno quelle per i vini fermi. Ormai abbiamo un clima che per certi versi ricorda quello del Sud Italia».

Un anticipo importante, ma che per il momento non significa necessariamente una cattiva notizia. Anzi. «Quest’anno l’uva è molto bella. È stata un’annata senza particolari problemi e dal punto di vista fitosanitario la situazione è ottima». Caldo e siccità possono infatti ridurre la pressione delle malattie fungine, uno dei principali problemi della viticoltura, e la vite riesce generalmente a sopportare meglio la carenza d’acqua rispetto ad altre colture.
Il punto, semmai, è capire quale equilibrio si raggiungerà nel momento decisivo. «Quando abbiamo gradazioni molto alte può succedere che l’acidità precipiti. Il rischio è che non ci sia una maturazione perfettamente equilibrata tra le diverse componenti dell'uva. E naturalmente non è sempre ideale ritrovarsi poi con gradazioni alcoliche troppo elevate».
Per giudicare davvero il 2026, dunque, bisognerà aspettare. «Lo vedremo a bocce ferme. Però, al momento, i presupposti sono ottimi».
La vendemmia anticipata è del resto soltanto uno dei segnali di una trasformazione con la quale chi coltiva la vite ha già cominciato a fare i conti. «Il cambiamento climatico è in atto da tempo, non è qualcosa che scopriamo quest’anno. Quando si lavora con la natura bisogna essere capaci di adattarsi continuamente a quello che succede».
E non c’è soltanto il clima. «Ogni anno possono presentarsi problemi differenti. Abbiamo avuto, per esempio, la Popillia japonica, il coleottero giapponese, che ha creato difficoltà. Quest’anno meno. Sono cicli, situazioni che cambiano e alle quali dobbiamo reagire». Adattarsi significa intervenire in vigna e ripensare progressivamente anche il vino che si vuole produrre. Ma significa pure affrontare problemi molto più pratici. Perché se l’uva decide di essere pronta ad agosto, poco importa che il calendario dell’azienda dicesse altro. «Una vendemmia così anticipata cambia chiaramente tutta l’organizzazione. Bisogna preparare prima la cantina e richiamare il personale. Agosto per molti è sacro, qualcuno era in vacanza e abbiamo dovuto correre».

Gianini racconta un caso che rende bene la misura dell’imprevisto. «Abbiamo un ragazzo che era in Galizia, a 1.500 chilometri da qui. Lo abbiamo chiamato: bisogna essere pronti a tornare». La vite, insomma, detta i tempi e quest’anno ha deciso di anticiparli parecchio.
Resta poi la questione delle quantità. Anche qui, però, Gianini invita alla prudenza. «Gli acini sono piuttosto piccoli. Non ci aspettiamo grandissimi quantitativi, ma siamo ancora soltanto a metà agosto e abbiamo davanti diverse settimane». Lo stesso vale per la qualità. L'annata appare promettente, ma molto dipenderà dalle prossime settimane e dalla capacità di scegliere il momento giusto per ogni parcella e ogni destinazione. L’anticipo delle basi spumanti non significa infatti che tutte le uve seguiranno automaticamente lo stesso calendario.
«Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Bisogna guardare le singole uve e capire come stanno maturando». E se il caldo obbliga a correre, l’obiettivo rimane non lasciarsi trascinare dalla fretta. «Speriamo di avere anche un po’ più di quantità, ma soprattutto ci sono i presupposti per fare dei grandi vini».
