Lavoro

In Ticino non è più tempo di padroncini

Le notifiche dei lavoratori indipendenti nel 2025 sono diminuite del 13,5% e negli ultimi dieci anni il loro numero si è più che dimezzato - Crescono invece le assunzioni di corta durata - Bagnovini: «Non commettiamo l’errore di abbassare la guardia»
©Fiorenzo Maffi
Francesco Pellegrinelli
17.04.2026 06:00

Il primo dato che salta all’occhio osservando le statistiche sul lavoro notificato in Ticino è il calo del 13,4% registrato nella categoria dei lavoratori indipendenti. Nel 2025, i cosiddetti «padroncini» sono infatti diminuiti di circa 300 unità su un totale di 2 mila. Una buona notizia per il mercato del lavoro ticinese, a cui se ne aggiunge una seconda: sempre nel 2025, il numero di lavoratori distaccati è sceso del 6,2%. Parliamo di circa 475 distaccati in meno rispetto al 2024 su un totale di circa 7 mila. E anche questa è una buona notizia, come ci conferma Nicola Bagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori Sezione Ticino e segretario dell’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), l’ente che verifica il rispetto delle condizioni di impiego dei lavoratori esteri distaccati in Ticino. «Una minore presenza di padroncini indipendenti o di lavoratori staccati nel nostro cantone significa più opportunità di lavoro per le imprese locali». Chiaramente potrebbe trattarsi anche di un calo della domanda, ma questo – prosegue Bagnovini – è difficile da valutare. Nel complesso, si tratta comunque di un segnale positivo, da interpretare in parallelo con il miglioramento della situazione congiunturale nel Nord Italia, area da cui proviene abitualmente questa forza lavoro. «Evidentemente le ditte italiane guardano al mercato ticinese con meno interesse rispetto ad alcuni anni fa».

Complessivamente il calo delle persone notificate in Ticino nel corso del 2025 risulta comunque più contenuto. I dati dell’Ufficio cantonale di statistica indicano -2,7%. Le cosiddette «assunzioni di impiego presso un datore di lavoro svizzero» – ossia le assunzioni di corta durata presso una ditta indigena, per esempio attraverso un’agenzia interinale – risultano sostanzialmente in linea (+0.8%) con il 2024 e, soprattutto, costituiscono ormai la parte preponderante di questa categoria di lavoratori con quasi 15 mila persone notificate nel 2025. «È una conferma che le ditte indigene fanno sempre più fatica a trovare manodopera», commenta ancora Bagnovini. Per il quale questo genere di assunzione non rappresenta un motivo di preoccupazione per il mercato del lavoro ticinese: «Queste ditte che assumono personale di corta durata hanno sede nel nostro territorio e pertanto agiscono nel rispetto dei contratti collettivi di lavoro. Non c’è nessuna concorrenza sleale rispetto alle aziende locali o disparità di trattamento rispetto ai lavoratori residenti».

Incertezza generale

Dal canto suo, il presidente dell’AIC, Renzo Ambrosetti, pone l’accento su un altro aspetto: «La sostanziale tenuta delle assunzioni presso datori di lavoro svizzeri (+0.8%), che in termini di giornate lavorative si è tradotto in un aumento importante del 5,5% – pari a circa 25.000 giornate in più – indica chiaramente che le aziende indigene stanno attraversando una fase di incertezza. In questo contesto congiunturale, tendono insomma a privilegiare assunzioni di breve durata, piuttosto che contratti a tempo indeterminato». Di fronte a prospettive economiche incerte, le imprese scelgono quindi la cautela, optando per rapporti di lavoro temporanei anziché per impegni a lungo termine, spiega Ambrosetti. Non solo. Il lavoro interinale costituisce uno strumento che consente alle imprese di gestire in modo più agile i picchi di lavoro, ricorrendo a risorse temporanee. A questa fase di rallentamento economico generale, secondo il presidente dell’AIC, va ascritto anche il calo cospicuo di lavoratori indipendenti e distaccati: «L’incertezza generale si riflette anche in questa tendenza».

«I controlli servono»

Ad ogni modo, secondo Bagnovini non bisogna in alcun modo abbassare la guardia a livello di controlli sul territorio: «Se osserviamo le statistiche su un arco temporale più ampio, emerge chiaramente come il numero degli indipendenti, nell’arco di dieci anni, si sia più che dimezzato: un dato sicuramente positivo per il nostro mercato del lavoro. Lo stesso vale per i lavoratori distaccati, anch’essi in calo, seppur in misura meno marcata». Ciò nonostante, secondo Bagnovini, non si deve commettere l’errore di abbassare il livello dei controlli. «Avremo modo di ribadire questo aspetto nelle prossime settimane, in occasione dell’assemblea annuale dell’AIC. Una presenza capillare sul territorio delle figure incaricate di verificare la presenza di lavoratori distaccati e indipendenti resta infatti fondamentale». Una delle infrazioni più frequenti riguarda infatti la mancata notifica che non emerge da queste statistiche, precisa il segretario cantonale dell’AIC: «Per questo motivo è essenziale mantenere alta l’attenzione, al fine di garantire un mercato del lavoro sano e una concorrenza leale tra le imprese».