Lugano

Inclusivo e multigenerazionale: Besso avrà un nuovo Borgo

Il progetto che prevede, tra l’altro, 80 appartamenti a pigione moderata pensati per gli anziani ha ottenuto la licenza edilizia – Tutto nasce da Sergio Mantegazza e dal desiderio di «lasciare un segno concreto nella sua città natale»
Il progetto è sviluppato da EROP Real Estate per la Fondazione Borgo Sergio Mantegazza.
Stefano Lippmann
24.04.2026 06:00

Besso avrà un nuovo borgo. Ottanta appartamenti a pigione moderata, altri venti a condizioni di mercato. E poi, ancora: una piazza, aree verdi, un bar o ristorante, un asilo nido e attività commerciali. Un progetto che, non si nasconde, vuole offrire una risposta concreta alle difficoltà abitative, in particolare tra le persone anziane, creando al tempo stesso nuovi luoghi di incontro, relazione e vita quotidiana per l’intera comunità. Nella giornata di ieri il Municipio di Lugano ha concesso la licenza edilizia al progetto che vedrà la luce nel comparto ex Righetti Combustibili che oggi risulta essere parzialmente inutilizzato.

Il progetto, sviluppato da EROP Real Estate per la Fondazione Borgo Sergio Mantegazza (ente senza scopo di lucro costituito appositamente per la realizzazione del borgo) nasce da una visione di Sergio Mantegazza. Quale? «Lasciare un segno concreto nella sua città natale - si legge in una nota stampa -, promuovendo un modello abitativo ispirato a dignità, qualità della vita e accessibilità». Accanto agli alloggi a pigione moderata è prevista una quota di appartamenti a condizioni di mercato, con l’obiettivo di creare un contesto multigenerazionale e inclusivo.

«Un bisogno concreto»

Quali sono le riflessioni hanno portato la Fondazione a realizzare un progetto rivolto soprattutto agli anziani? «La riflessione - risponde al Corriere del Ticino Andrea Grassi, membro del Consiglio di fondazione - nasce da un bisogno concreto del territorio, già oggi evidente e destinato a crescere nei prossimi anni: sempre più persone anziane autosufficienti faticano a sostenere i costi della propria abitazione. Parliamo di persone che vivono con risorse limitate, spesso con la sola AVS o con prestazioni previdenziali non sufficienti, e che, una volta uscite dal mondo del lavoro, si trovano in una situazione di maggiore fragilità economica». Anche da qui, dunque, l’intenzione di promuovere un progetto innovativo, «pensato per rispondere a una fascia di bisogno oggi ancora poco coperta, e concepito in modo complementare rispetto ai servizi pubblici già esistenti. Le pigioni, contenute, saranno definite tenendo conto della situazione personale, familiare ed economica degli inquilini, così da garantire un accesso equo e sostenibile».

Un quartiere centrale

La Fondazione ha identificato in Besso le condizioni ideali. Grassi ci conferma che la scelta non è stata casuale: «Si tratta anzitutto di un quartiere centrale, ben servito e ben collegato con il resto del territorio, in particolare dal trasporto pubblico: aspetti fondamentali quando si vuole favorire l’autonomia e la qualità di vita delle persone anziane». A ciò si aggiunge un’altra ragione: «Il progetto nasce da una lettura attenta del quartiere e della sua evoluzione storica». La già citata area ex Righetti, una volta ultimati i lavori, sarà di fatto riqualificata e migliorerà oltretutto «la qualità urbana del comparto. Una particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dell’edificio storico Veladini, testimonianza del passato industriale di Besso. Questo edificio verrà integrato nel progetto attraverso la creazione di una nuova piazza, rafforzandone il ruolo di punto di riferimento per tutto il quartiere».

Nascerà, a tutti gli effetti, un quartiere intergenerazionale, un luogo «aperto». «La nuova piazza, il parco centrale, i percorsi pedonali e i servizi previsti - sottolinea il nostro interlocutore - sono pensati per essere vissuti quotidianamente da tutta la popolazione. Questa apertura favorisce una vera vita di comunità, fondata su relazioni quotidiane, prossimità e scambio tra persone diverse. È un approccio che aiuta a contrastare l’isolamento degli anziani e, allo stesso tempo, rafforza la dimensione sociale del quartiere. In fondo - commenta Grassi -, abitare significa anche sentirsi parte di un contesto umano. E questo vale ancora di più quando si parla di invecchiamento: relazioni di vicinato, prossimità e scambio quotidiano incidono concretamente sulla qualità della vita. Per questo il progetto non si limita a offrire appartamenti, ma propone un modello di convivenza che rafforza la dimensione sociale del quartiere».

Il progetto, come detto, ha staccato ieri la licenza edilizia. Una volta ultimato l’iter che ne consegue si darà avvio al cantiere che, stando alle intenzioni, sarà concluso in circa due anni.