Iniziative, strada in salita

Si sono aperte mercoledì le trattative tra iniziativisti e Consiglio di Stato per l’implementazione delle due iniziative sui premi di cassa malati approvate dal popolo il 28 settembre. E dopo il primo round di incontri, la strada appare in salita. Del tema si è discusso nella puntata de «La domenica del Corriere», in onda su TeleTicino. Ospiti del vicedirettore del CdT Gianni Righinetti, il capogruppo del PS Ivo Durisch, la deputata di Avanti con Ticino&Lavoro Amalia Mirante, il granconsigliere leghista Andrea Sanvido, il collega del Centro Giuseppe Cotti e il vicepresidente del PLR Fabio Käppeli. «Il dialogo è un elemento che dovremo rafforzare, tanto tra Governo e Parlamento, quanto con la cittadinanza», ha esordito Durisch, spiegando che la discussione per far entrare in vigore le due proposte di PS e Lega «sarà un bel banco di prova». Vista la situazione delle finanze cantonali, tuttavia, «senza un compromesso non si andrà da nessuna parte». L’incontro di mercoledì, ha però detto Sanvido, non ha portato molta positività: «Abbiamo spiegato le nostre priorità, e ribadito le misure che abbiamo proposto. Ora vogliamo che il Governo - compresi i nostri due consiglieri di Stato - faccia i compiti».
Il Centro, finora, è rimasto a guardare. Ma secondo Cotti occorre essere onesti, in primis con il Paese: «Il lavoro è immane, ma è necessario agire sulla spesa pubblica, in modo serio e strutturato. E occorre anche toccare il tema della fiscalità».
Tema, quest’ultimo, indigesto per molti, tra cui il PLR. «Ma i primi che dovranno fare i conti con i propri tabù, per finanziare un’iniziativa così costosa, sono gli iniziativisti del PS. Per noi, lo ribadiamo, la leva fiscale non deve essere il primo pensiero», ha evidenziato Käppeli, secondo il quale «è giunto il momento di avviare riforme strutturali che da troppo tempo vengono rimandate, a vantaggio di «taglietti» e di un riversamento di oneri sui Comuni». «Il popolo è stato chiaro», ha detto da parte sua Mirante. «Ma malgrado gli iniziativisti l’abbiano fatta un po’ semplice, raccontando che fosse possibile fare tutto senza avere ripercussioni, ora aumenteranno le imposte dirette, ma anche quelle indirette». Insomma, per Mirante «toccherà spiegare ai cittadini dove andremo a trovare 700 milioni su 4,5 miliardi». I soldi, ha quindi replicato Durisch, «bisogna andare a prenderli dove ci sono: i grandi patrimoni non sono così mobili come spesso si ripete, perché hanno un legame col territorio. Forse, anche questa categoria si renderà conto che si può dare qualcosa in più». Anche perché, ha aggiunto, in Ticino l’1,6% dei cittadini possiede il 50% della fortuna. Un’impostazione osteggiata dai liberali radicali, secondo cui «interventi sulle entrate sono già stati fatti, anche nel Preventivo 2026 con l’adeguamento delle stime immobiliari». Oggi, ha detto Käppeli, «bisognerebbe intervenire sulla spesa, che continua a galoppare». Per Cotti, invece, «qualunque discorso che esclude la fiscalità non è corretto. E non ci crede nessuno. Dobbiamo recuperare 700 milioni, senza nemmeno considerare l’impatto della scheda R6 e il sovradimensionamento dei piani regolatori. È impensabile pensare di agire solo sulla spesa pubblica». Per il deputato del Centro, quindi, serve portare avanti un discorso equilibrato: «Partiti, sindacati ed economia devono sedersi attorno a un tavolo e ragionare insieme». Che il compito sia arduo, lo ha ammesso anche Sanvido, che tuttavia ha ribadito: «Lo Stato non è un bancomat. Bisogna aiutare tutti indistintamente? Non si può pensare di dare tutto a tutti».
Sui conti del Cantone a scendere in campo sono state anche le città, che hanno chiesto di rivedere il sistema perequativo e una moratoria sui nuovi trasferimenti di onere. Per Käppeli, vicesindaco di Bellinzona, infatti, «il Cantone continua a riversare gli oneri sugli enti locali e al contempo ritarda l’adozione di misure strutturali. Questo modo di agire non ci va più bene». Il margine di autonomia dei Comuni, gli ha fatto eco Cotti, negli anni si è assottigliato. «Mentre il Cantone non ha fatto nulla per rivedere la spesa». I compiti, però, per Mirante non li ha fatti nessuno: «Bisogna essere seri, e quando si fa una politica pubblica occorre anche dire ai cittadini qual è il costo. Un esercizio politico che in Ticino non viene fatto».