Iniziato il processo al «broker dei VIP»: «Ho operato in modo non opaco»

La pandemia Covid, nei suoi primi giorni a marzo 2020, causò crolli inauditi sui mercati finanziari. Vennero, come si suol dire, bruciati migliaia di miliardi di dollari. Ne risentì anche il fondo lussemburghese Skew Base, con alcuni facoltosi investitori che persero decine di milioni di franchi. E ora Daniele Migani, l’imprenditore con base anche nel Luganese che quel fondo lo creò, deve rispondere dell’accusa di amministrazione infedele aggravata, in quanto incassando presunte commissioni occulte avrebbe danneggiato il patrimonio degli investitori per quasi due milioni di franchi. Accusa che il cosiddetto «broker dei VIP» (la vicenda è stata molto raccontata sui media italiani: fra chi perse milioni vi è ad esempio la famiglia Cordero di Montezemolo) nega, sostenendo che queste retrocessioni fossero legittime, dovute, e per nulla occulte. Anche le sue società nel crollo dei mercati e del fondo persero peraltro milioni: «Nessuno poteva aspettarsi un crollo che non ha eguali nella storia della finanza - ha detto oggi Migani durante l’interrogatorio condotto dalla presidente della Corte delle assise criminali, Monica Sartori-Lombardi. - Avessimo immaginato la peggior perdita mai realizzata dall’indice sull’orizzonte di tre mesi, avremmo disinvestito noi stessi».
Il campo di gioco
Il processo odierno, è bene precisarlo, non riguarda la possibile messa a rischio del patrimonio della clientela di Migani, che della famiglia Montezemolo e degli altri clienti era da tempo consulente finanziario. Questo aspetto è però oggetto di indagine in Italia e Inghilterra, le presunte vittime (ossia gli accusatori privati) chiedono lo sia anche inTicino. Da questo punto di vista a Londra i Montezemolo hanno di recente perso una causa contro Migani in cui chiedevano il rimborso di cinquanta milioni di euro. Precisato tutto ciò, a Lugano ci si sta concentrando esclusivamente su alcuni dei compensi incassati da Migani e sulla loro legittimità. La questione nasce dal fatto che, da un lato, Migani tramite le sue società aveva sottoscritto contratti di consulenza finanziaria con i clienti e, dall’altra, aveva un ruolo nel fondo Skew Base consigliato come strumento d’investimento ai clienti stessi. Un ruolo che, argomentano alcuni di loro (difesi dagli avvocati Emanuele Verda, Emanuele Stauffer e Filippo Ferrari), gli sarebbe stato sottaciuto. Circostanza che invece Migani nega recisamente. La sentenza londinese, dello scorso autunno, a questo proposito ha concluso che quantomeno i Montezemolo sapessero del coinvolgimento di Migani in Skew Base.
«Faceva i suoi interessi»
E veniamo ai due atti d’accusa stilati dal procuratore pubblico Daniele Galliano (il primo è del 2023, il secondo, aggiuntivo, del 2025), secondo i quali Migani sarebbe colpevole di amministrazione infedele aggravata. Il 53.enne per la pubblica accusa, avrebbe incassato ingenti compensi mancando al proprio dovere di diligenza e fedeltà, cioè consigliando loro il fondo Skew Base senza spiegargli il suo ruolo nello stesso. Il tutto con lo scopo di percepire retrocessioni maggiori per sé stesso e non dunque nel migliore interesse dei suoi clienti, che nel fondo hanno investito in più tranche oltre 130 milioni di euro negli anni precedenti, riportando peraltro utili prima del crollo nel 2020. L’accusa sostiene inoltre che Migani fosse un dirigente effettivo del fondo, «con facoltà decisionale autonoma sugli investimenti, sulle strategie e più in generale sull’impiego dei capitali raccolti», e che in ogni caso «aveva scelto lui i membri» che lo gestivano. trovandosi quindi «in una situazione di conflitto d’interessi».
Accusa, accusatori privati e difesa prenderanno la parola domani, in quanto la giornata di oggi è stata interamente dedicata a evadere questioni pregiudiziali e all’interrogatorio dell’imputato.
«Servizi realmente resi»
Migani, difeso dall’avvocato di fiducia Elio Brunetti, oggi in aula ha respinto di nuovo le accuse: «Non sono retrocessioni occulte, ma pagamenti per servizi realmente resi e regolarmente contrattualizzati. Inoltre i clienti sapevano che il gestore del fondo era a me riconducibile, pertanto ritengo di aver operato in modo non opaco». L’imprenditore ha anche precisato che non ha mai svolto attività di gestione patrimoniale, né rispetto ai soldi dei clienti, né rispetto all’operatività del fondo. «Le mie società hanno offerto servizi di consulenza in cui la gestione patrimoniale era categoricamente esclusa, e i relativi contratti sono stati discussi e negoziati senza che il tema della gestione venisse mai evocato. Né avevamo procure sui conti dei clienti. Quanto a Skew Base, non nego un ruolo imprenditoriale, ma non mi sono mai sostituito agli organi del fondo: non avevo potere sugli investimenti».
Migani ha anche detto di aver consigliato il fondo solo ad alcuni clienti, con cui peraltro aveva rapporti di lungo corso, in base ai loro profili e alle loro necessità. Persone che inoltre «avevano chiesto di essere trattati come clienti professionali ai sensi delle direttive che disciplinano i mercati finanziari europei, quindi con esperienza settoriale e capacità di valutare i rischi. Valutazione che spettava a loro». L’imprenditore ha infatti precisato che l’ultima parola sugli investimenti da effettuare spettava ai clienti stessi: «Noi davamo loro consiglio, anche più di uno, e se non erano convinti potevano rifiutare».
