Muralto

Investire nel rinnovamento, La Palma au Lac ci mette 13 milioni

Il percorso di trasformazione dell’albergo iniziato due anni fa si è completato ora con il rifacimento delle 73 camere - Marcel Krähenmann, presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri: «È la via giusta per guardare avanti con coraggio e puntare sulla destagionalizzazione»
Il direttore Philipp Schaerer discute con Ema Redzepagic. © Ti-Press / Samuel Golay
Spartaco De Bernardi
30.04.2026 06:00

Investire per mantenere alti i livelli qualitativi e fidelizzare la clientela con un’offerta che permetta di primeggiare in un mercato che non ha ormai più confini. È questa la via che sono chiamati a seguire i proprietari degli alberghi se vogliono rimanere al passo con i tempi. Lo sa bene Pajko Redzepagic, il magnate di origine slovena che vent’anni fa ha acquistato l’Hotel La Palma au Lac sul lungolago di Muralto. Da allora la sua famiglia - oggi rappresentata dalle figlie Ema ed Azra - ha sempre destinato importanti risorse allo sviluppo della struttura. Nell’ultimo biennio l’impegno finanziario è stato davvero importante. La prima fase del rinnovamento, per un ammontare di 8,2 milioni di franchi, ha interessato gli interventi strutturali essenziali dell’edificio. La seconda, per un totale di ulteriori 4,5 milioni, ha invece permesso l’adeguamento completo degli impianti tecnici alle più recenti norme di sicurezza. Il percorso di trasformazione del quattro stelle avviato nel 2024 si è completato di recente con il rifacimento delle 73 camere.

Migliorare mantenendo l'identità

Il risultato è stato presentato mercoledì alla stampa dalla proprietà dell’albergo e da Philipp Schaerer, che dallo scorso novembre ha assunto la direzione dell’hotel La Palma au Lac. «Come possiamo fare ancora meglio senza perdere la nostra identità? È questa la domanda che ci siamo posti prima di dare avvio al progetto di rinnovamento il cui obiettivo è sempre stato chiaro: fare in modo che La Palma au Lac rimanga un punto di riferimento del settore alberghiero nel Locarnese», ha sottolineato Schaerer.

Esempio da seguire

«L’investimento compiuto con coraggio dai proprietari de La Palma au Lac è ammirevole. Le cifre sono importanti, ma sono certo che lo sarà anche il ritorno in termini economici». Marcel Krähenmann, presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri, non ha dubbi: quella scelta dalla famiglia Redzepagic è l’unica via da imboccare affinché il Locarnese, ma in generale tutto il Ticino, si rinnovi restando al passo con i tempi e puntando alla destagionalizzazione dell’offerta. «Le grandi strutture come La Palma au Lac stanno facendo da apripista. Per citare alcuni altri esempi, ricordo che il Belvedere ha rinnovato la sua SPA e che prossimamente il Brenscino a Brissago chiuderà temporaneamente per una ristrutturazione in grande stile», prosegue Krähenmann, il quale non può che essere soddisfatto per il fermento che contraddistingue di questi ultimi tempi il suo settore di competenza.
Non vanno infatti dimenticate le recenti aperture di una struttura del gruppo Dorint a Riazzino e di una della catena Hampton a Losone. E per restare a Muralto, fra qualche mese riaprirà i battenti il Grand Hotel dopo la ristrutturazione multimilionaria ad opera della GHL Sa di Stefano Artioli. Le strutture alberghiere nel Locarnese tornano dunque a crescere di numero e a rinnovarsi. E i dati relativi ai pernottamenti confermano che si è sulla strada giusta. Nel 2025 l’incremento è stato del 2,6% rispetto all’anno precedente e di ben il 10,4% nel confronto con il 2019, ultimo anno prima della pandemia.

Una Pasqua straordinaria

E l’avvio della stagione 2026 è da annoverarsi tra le più confortanti degli ultimi vent’anni. Grazie anche alle condizioni meteo più che favorevoli, nel fine settimana di Pasqua gli alberghi del Locarnese hanno fatto registrare un tasso di occupazione del 90%. «Un dato, quest’ultimo, elevatissimo se si considera il fatto che l’offerta è come detto aumentata rispetto agli anni precedenti», osserva ancora il presidente di HotellerieSuisse Sopraceneri. Inevitabile la domanda sulle conseguenze che potrebbe avere il perdurare della tensione in Medio Oriente dovuta agli scenari di guerra che interessano Iran e Libano. «L’aspetto della sicurezza è essenziale e i turisti europei sono spinti a scegliere destinazioni più vicine a casa loro», risponde Krähenmann. A suo giudizio non ci si troverà di fronte allo stesso «boom» turistico che avevamo vissuto durante la pandemia da Coronavirus, ma molte famiglie che saranno impossibilitate a raggiunge una destinazione lontana per le loro vacanze estive, come alternativa sceglieranno di trascorrere qualche giorno sulle rive del Verbano.

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