La candidatura ha il suo sostegno finanziario

La candidatura di Lugano (con Locarno e Mendrisio) a Capitale Culturale Svizzera 2030 può contare su un sostegno di 1,5 milioni di franchi. A dare luce verde al credito, questa sera, è stato il Consiglio comunale della Città, facendo sue le motivazioni del Municipio e della Commissione della gestione, che aveva approvato il credito con un solo rapporto, favorevole. Ha votato contro in particolare il gruppo UDC. A risultare convincenti per la maggioranza sono state le ricadute positive del progetto. Tra queste il merito di rafforzare il profilo culturale della Città a livello nazionale, offrendo maggiore visibilità alla produzione artistica locale e favorendo nuove collaborazioni tra operatori culturali svizzeri e internazionali. Ma anche la possibilità di creare nuovi spazi culturali a beneficio della scena indipendente, che oggi non dispone di strutture adeguate. Proprio dalla scena indipendente erano arrivate, lo ricordiamo, alcune critiche. Il credito sbloccato è subordinato all’eventuale assegnazione del titolo alla candidatura presentata dalle tre città – la decisione sul vincitore è attesa per il prossimo 4 giugno – nonché all’accoglimento dei rispettivi messaggi municipali da parte dei Consigli Comunali di Locarno e Mendrisio.
«È Bellinzona che si è chiamata fuori»
Dal gremio, oltre la contrarietà dell’UDC (dettata a dire di Raide Bassi non da un’avversione alla cultura, bensì al non considerare questo progetto una priorità in questa fase della vita cittadina), si sono elevati alcuni distinguo legati a una certa percepita vaghezza delle intenzioni cittadine e sulle reali intenzioni di coinvolgere la cultura indipendente: «Da fuori ci dicono che abbiamo una vivacità culturale incredibile ed eccezionale – ha detto il capodicastero Cultura Roberto Badaracco. – Dovremmo esserne fieri e la candidatura non è un passo ardito, bensì la naturale continuazione di un percorso di successo che ha il LAC come base fondante. Il dossier ha impressionato favorevolmente la giuria, poi come andrà, andrà. In ogni caso quello che abbiamo seminato rimarrà».
Criticata è stata anche la mancata candidatura unica ticinese, con Bellinzona che farà corsa a sé. «È Bellinzona che si è chiamata fuori, sia molto chiaro», ha detto Badaracco. «Credo che abbiamo dimostrato che si può avere un progetto comune al di là dei campanilismi – ha detto il sindaco Michele Foletti. – Spiace che in quest’occasione Bellinzona abbia una visione molto utilitaristica, perché deve difendere un suo progetto molto specifico legato ai suoi castelli, o fortezze. Ma se vincessimo faremmo di tutto per far rientrare Bellinzona nel progetto».
Alla fine i favorevoli sono stati 46, i contrari 10.