Salita dei Frati

La chiesa è stata sconsacrata, ospiterà un asilo privato

L’edificio di culto della Santissima Trinità non sarà più tale per Decreto vescovile: su progetto di Mario Botta verrà tramutato in una scuola dell’infanzia, mantenendone le forme – È un nuovo passo nel rilancio della struttura
© CdT / Chiara Zocchetti
Federico Storni
20.04.2026 06:00

Lo scorso 5 febbraio, l’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy ha dichiarato sconsacrata la chiesa della Santissima Trinità di Lugano, parte dell’ex convento dei Cappuccini di Lugano, lungo salita dei Frati. Un passo necessario per inserirvi una scuola dell’infanzia privata. Il concetto di «sconsacrato», in realtà, nel diritto canonico non esiste – l’espressione corretta è «riduzione a uso profano non indecoroso» – ma il concetto non cambia: la chiesa non sarà più dedita al culto. D’altronde è da quando i Cappuccini hanno lasciato Lugano nel 2012 che non ospita una messa (semmai di recente qualche mostra), e nel frattempo l’intera struttura è passata di mano, nel 2021, alla Fondazione Convento Salita dei Frati di Lugano. Che ora nella chiesa intende realizzare appunto la scuola dell’infanzia privata, su un progetto dell’architetto Mario Botta, autore peraltro dell’ultimo grande intervento nel complesso conventuale con l’edificazione, a inizio anni Ottanta, dell’omonima biblioteca.

Verrà realizzato un primo piano

La Fondazione era stata creata ad hoc con la volontà di salvaguardare e rilanciare l’ex convento (che ospita in particolare la citata Biblioteca e il Centro di competenza sul libro antico), anche perché vi era la possibilità che potesse essere tramutato in albergo. Sin da subito era emersa la possibilità di inserire nel complesso un asilo privato, tanto da ipotizzare (sempre su progetto di Botta) la realizzazione di una struttura sotterranea all’uopo. Un’idea, quella dello spazio ipogeo (così era stato definito) che non è stata abbandonata, ma a cui se ne è affiancata una nuova: inserire la scuola dell’infanzia direttamente nella chiesa, in particolare ricavando un nuovo livello – un primo piano, in altre parole – all’interno della stessa, nonché demolendo un volume aggiunto nell’angolo nord-ovest per dare più spazio alle auto per il carico e scarico dei bambini. Questa demolizione era peraltro già stata concessa nell’ambito del progetto ipogeo, anche perché permette di riportare l’ex chiesa alla volumetria originaria. L’inserimento di un asilo, si legge nella relazione tecnica depositata in questi giorni a Lugano, «renderà nuovamente vivo un complesso che sarà riqualificato e valorizzato, dando quindi un importante servizio e un luogo di formazione infantile a disposizione della cittadinanza».

Nell’ambito dei lavori per permettere la nuova destinazione all’ex chiesa, si dovrà anche fare i conti con gli oggetti tutelati che si ritrovano al suo interno e nelle sue adiacenze: «Gli elementi presenti nell’edificio e sotto tutela da parte dei Beni Culturali Cantonali saranno ricollocati e trattati attentamente prima di procedere alla realizzazione del progetto, in collaborazione con l’Ufficio dei Beni Culturali», con cui sono già avvenuti degli incontri preliminari, si legge nella documentazione. Inoltre, come si legge nel «Decreto di riduzione a uso profano» firmato da de Raemy, dovranno essere asportati, «conformemente alle indicazioni del Cerimoniere vescovile e della Commissione diocesana per l’arte sacra» tutti gli elementi di valore liturgico e sacro ancora presenti, in particolare le reliquie dei santi martiri Fedele da Sigmaringen, san Pio, san Gervasio, san Defendente e san Massimo, poste accanto al nuovo altare maggiore.

Il Decreto spiega inoltre come mai l’amministratore apostolico abbia deciso favorevolmente alla sconsacrazione della chiesa. Da un lato viene sottolineato che al passaggio di mano della proprietà i Cappuccini non avevano posto vincoli o clausole sul futuro uso della stessa. Dall’altro vi è la constatazione che, «vista la nuova realtà - prevalentemente culturale – cui oggi è stato destinato il complesso conventuale, non si prevede che la chiesa possa nuovamente essere adibita al culto divino». Infine: «L’uso profano prospettato per l’edificio sacro è ritenuto non indecoroso».

Consacrata nel 1654

L’ex chiesa conventuale della santissima Trinità è considerata uno dei più significativi esempi dell’architettura barocca religiosa luganese, sebbene la sua facciata sia neorinascimentale (la progettò l’architetto Giuseppe Bordonzotti a inizio Novecento). La chiesa fu consacrata nel 1654 dal vescovo di Como Lazzaro Carafino e contiene stucchi e affreschi dei fratelli Antonio Maria e Giovanni Antonio Torricelli. Notevole anche la grande pala sopra l’altare raffigurante la santissima trinità, opera di fra Semplice da Verona.