Processo

La condanna che libera: «L’arresto mi ha salvato»

Punito con una pena di 35 mesi, di cui 12 da espiare, un uomo fermato al valico di Chiasso con quasi un chilo di cocaina – Voleva portarla in Austria per rivenderla e finanziare la propria dipendenza: «Senza il fermo sarei morto»
©CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
26.09.2025 16:30

Può un arresto salvarti la vita e il matrimonio? La risposta è «sì» e vale almeno nel caso dell’uomo comparso alla sbarra oggi di fronte alla Corte delle Assise criminali presieduta da Curzio Guscetti. «Il carcere ha salvato me e la mia vita di coppia. Credo che se non mi avessero arrestato sarei morto di overdose», ha ammesso senza giri di parole l’imputato, un 34.enne austriaco.

A portarlo in aula penale a Lugano è stato un episodio accaduto lo scorso 21 maggio al valico di Chiasso-Strada, quando l’uomo è stato fermato mentre cercava di entrare in Svizzera a bordo di un taxi Uber con uno zaino al cui interno c’era quasi un chilogrammo di cocaina (per la precisione 981,76 grammi, di una purezza dell’84,6%), più un taser a forma di pila vietato nel nostro Paese e 1,8 grammi di ketamina. I reati di cui era accusato erano di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti, infrazione alla Legge federale sulle armi e munizioni e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. Reati a cui si aggiungeva l’impedimento di atti dell’autorità perché quel giorno, dopo essere stato fermato dagli uomini dell’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini (UDSC) e accompagnato nei locali doganali per essere sottoposto a controllo, il 34.enne ha cercato di scappare. La sua fuga verso via Comacini, a Chiasso, è durata una cinquantina di metri: dopo essere caduto a terra nel tentativo di scavalcare un muretto gli uomini dell’UDSC lo hanno infatti immobilizzato. Per questi reati, peraltro tutti ammessi dall’uomo, il procuratore pubblico Pablo Fäh e l’avvocato difensore Marco Cocchi, hanno proposto una pena concordata di 35 mesi, di cui 12 da espiare e gli altri sospesi per due anni, più una pena pecuniaria, una multa e 6 anni di espulsione dalla Svizzera.

La polizia a casa

L’imputato lo scorso maggio si era recato in Italia per acquistare droga da poi rivendere in Austria, per poter finanziare la propria dipendenza, ha spiegato lui stesso. Un piano vero sul come fare però non c’era, ha aggiunto, «avrei improvvisato, andando a delle feste e cercando di rivendere la cocaina», ha aggiunto. «Come avrebbe fatto per le dosi?» lo ha incalzato il giudice Guscetti. «Non ci avevo ancora pensato davvero, ero più concentrato sulla mia dipendenza», ha replicato l’imputato. Una dipendenza che stava progressivamente prendendo il controllo della sua vita, tanto da essere la causa scatenane di diversi litigi con la moglie – uno dei quali aveva portato a casa sua anche la polizia – e da aver messo a rischio il matrimonio. «Il mio arreso ha scioccato mia moglie e ci ha riavvicinati, la mia priorità dopo la scarcerazione è disintossicarmi in clinica e ricominciare a vivere davvero», ha spiegato. Un progetto di vita di cui la Corte ha augurato la concretizzazione al momento di comunicare la sentenza, sposando la proposta concordata da accusa e difesa: «Lei conosceva i patimenti dati dalla tossicodipendenza, ma per lucro era pronto a causarli ad altri», ha rimarcato Guscetti, che ponderando la pena ha tenuto conto della collaborazione e dell’incensuratezza, «questa è una possibilità per rimettere a posto i pezzi della sua vita».