Ticino

La corsa al «pieno» lascia a secco alcuni benzinai

Il blocco dello stretto di Hormuz e l’impennata del greggio hanno fatto salire i prezzi del carburante anche sul nostro territorio – Alcune stazioni hanno perfino terminato le scorte – Martinoni: «La benzina è aumentata di 10-15 centesimi al litro, il diesel di più»
© CdT/Chiara Zocchetti
Martina Salvini
06.03.2026 18:30

A una settimana dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, anche in Ticino è partita la corsa al rifornimento di carburante. Al punto che diverse stazioni di rifornimento, negli ultimi giorni, sono rimaste a secco. È il caso, ad esempio, della pompa di benzina Euro Service di Caslano che, come spiega il portavoce Pietro Lurati, giovedì a mezzogiorno aveva esaurito le scorte. «Le vendite sono state maggiori rispetto a quanto ci potessimo aspettare», ammette Lurati. «Avevamo previsto di avere benzina fino a sabato, ma il tam tam di notizie ha generato un po’ di agitazione nella clientela, e molti sono corsi a fare il pieno nel timore di vedere i prezzi schizzare alle stelle».

La chiusura dello stretto di Hormuz - da cui transita il 20% del petrolio mondiale - ha generato un immediato rialzo dei prezzi dei prodotti raffinati. Un effetto che, ormai da qualche giorno, è ben visibile anche nelle pompe di benzina ticinesi, con alcune colonnine di diesel che oggi hanno già superato la soglia psicologica dei 2 franchi al litro. «In media, l’aumento del carburante nel nostro cantone è stato del 10%, con alcune differenze tra diesel e benzina», spiega Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS). I due prodotti - un po’ come l’oro e l’argento - seguono quotazioni diverse, benché correlate. «E il diesel, già normalmente più caro, ha conosciuto un incremento maggiore, di 15-20 centesimi. Per la benzina, invece, l’aumento è stato più contenuto, tra i 10 e i 15 centesimi». La progressione, inoltre, non è stata uniforme su tutto il territorio, tanto che il Sopraceneri - e in particolare il Bellinzonese - continua a registrare prezzi leggermente più alti. «I mercati locali, talvolta, possono variare. Alcune zone del Bellinzonese, da alcuni mesi, hanno prezzi più alti rispetto al Basso Ceresio. Ma si tratta di dinamiche prettamente locali, che nulla hanno a che fare con il conflitto mediorientale».

L’evoluzione dei prezzi

Nel determinare i prezzi, spiega il portavoce di ATSS, la situazione cambia a dipendenza delle singole realtà e dalla loro grandezza. «I piccoli imprenditori, proprietari ad esempio di poche stazioni di rifornimento, possono essere completamente autonomi nel fissare gli importi; mentre altri non hanno alcun margine di manovra perché a decidere sono le grandi multinazionali. A dettare il prezzo è comunque in gran parte la Borsa, in funzione della quotazione petrolifera e delle dinamiche di reazione che innesta».

L’evoluzione dei prezzi, sia al rialzo che al ribasso, può essere più o meno rapida. «In questo caso, la guerra ha avuto un effetto dirompente: siamo passati da circa 70 dollari al barile di due giorni prima dello scoppio del conflitto, agli 88 dollari al barile odierni. Si tratta di un aumento del 25% nell’arco di una settimana». Per tutta risposta, il consumatore si è affrettato a fare rifornimento. «Di riflesso, anche le scorte sono andate esaurite ed è stato necessario acquistare nuovo prodotto alle quotazioni di Borsa aggiornate».

Altri rincari in arrivo

In generale, spiega Martinoni, quasi nessun distributore ha deciso di riversare immediatamente l’intero aumento del prezzo sul consumatore finale. «Si sta procedendo con cautela, aumentando i prezzi di qualche centesimo alla volta, in attesa di capire come evolverà la situazione». Ma, nonostante sia difficile fare previsioni, è praticamente certo che il prezzo del carburante salirà ancora nei prossimi giorni. «Fintanto che lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso, il costo del greggio continuerà a salire, perché le scorte diminuiranno via via e la domanda resterà elevata. Possiamo anche ipotizzare che il costo del barile arrivi a superare i 100 dollari». Di conseguenza, è più che probabile che già dalla prossima settimana i benzinai dovranno adeguare ancora le tariffe. «Se però il prezzo al barile dovesse rimanere stabile alle quotazioni odierne, l’incremento sarà solo di pochi centesimi. Il diesel dovrebbe quindi superare i 2 franchi al litro, mentre la benzina dovrebbe ancora a rimanere leggermente al di sotto».

L’Italia non è un’opzione

In questo contesto, per il consumatore non ci sono alternative. Anche oltreconfine, infatti, la situazione appare identica. «Al momento, andare in Italia a fare rifornimento non rappresenta un’occasione di risparmio, visto che i prezzi sono ugualmente elevati», dice Martinoni. La situazione potrebbe però cambiare. «Se il Governo italiano decidesse - come già fatto altre volte in passato - di tagliare le accise sul carburante, ecco che i prezzi oltreconfine si abbasserebbero. Per noi, questo si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo rilevate». Anche perché, malgrado le accise pesino anche in Svizzera sul 60% del prezzo finale del prodotto, il Consiglio federale finora non ha mai considerato una loro riduzione temporanea. «Il tema è stato sollevato a più riprese, anche dalla politica. Ma le autorità hanno sempre preferito che il mercato si regolasse da sé. È quindi poco probabile che questa volta la Confederazione intervenga».

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