La frana sui Denti della Vecchia si è normalizzata

Sono passati alcuni mesi dalla frana che si è staccata dai Denti della Vecchia. Era l’11 maggio scorso quando circa 30’000 metri cubi di materiale sono scesi dal torrione di roccia e si sono riversati a valle tra Scirona e il Monte Creda, portando con loro anche molta preoccupazione tra gli abitanti di Sonvico. Che due giorni fa, sabato, si sono dati appuntamento nell’ex sala del Consiglio comunale per l’assemblea di quartiere e fare il punto sullo scoscendimento mossosi a causa delle piogge anche lo scorso fine settembre senza grandi conseguenze. Ad aggiornare e a tranquillizzare gli abitanti sabato, un centinaio i presenti, è stata in particolare Camilla Soldini, in rappresentanza dell’Ufficio dei pericoli naturali del Dipartimento del territorio (DT). Sì, perché a meno di clamorosi colpi di scena (legati a eventi meteorologici estremi), la situazione dovrebbe essersi normalizzata. Non dovrebbero insomma esserci grossi pericoli. Questo dicono le analisi e i monitoraggi eseguiti fino a oggi. Certo, qualche movimento c’è e ci sarà anche in futuro. Per questo le verifiche continueranno. Anche perché la situazione è da tenere sempre sott’occhio. La natura del resto, si sa, può anche sorprendere all’improvviso. Ma a meno di clamorosi colpi di scena, come detto, in futuro non dovrebbero verificarsi situazioni problematiche o di pericolo.
Dal punto di vista geologico, il crollo dell’11 maggio scorso, così come era emerso dalle indagini successive, era stato riconducibile al cedimento della porzione inferiore del torrione di roccia dolomitica noto come «Nirvana» tra gli appassionati di arrampicata. A essere intervenuto era stato un fenomeno attribuibile a un processo di destabilizzazione progressiva della massa rocciosa, causato da un graduale deterioramento della sua stabilità strutturale. Un processo evolutosi nel tempo che ha portato a un distacco improvviso, probabilmente innescato dalle intense precipitazioni che hanno interessato l’area nelle settimane precedenti l’evento. La massa rocciosa si è così frantumata in numerosi blocchi di grandi dimensioni, alcuni dei quali con volumi compresi tra 80 e 100 metri cubi, insieme a una significativa quantità di detrito più fine. Il materiale si era staccato da un’altitudine di circa 1.300 metri ed era giunto fino agli 850 metri di quota, in località Meriggio.
