L'evento

La giornata della memoria a Lugano

Le testimonianze del professore Sergio Della Pergola e la sopravvissuta Edith Bruck
Red. Online
27.01.2026 21:12

Si è svolta questa sera a Lugano la commemorazione della Giornata internazionale della memoria, a ricordo dei sei milioni di ebrei trucidati nei campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. All’evento, organizzato dall’associazione Svizzera-Israele, sezione Ticino, hanno assistito oltre duecento persone.

La serata, aperta da Carlo Scribani Rossi, è proseguita con il saluto del consigliere nazionale e municipale di Lugano Lorenzo Quadri. Dopo l’esecuzione degli inni della Svizzera e di Israele, si è passati alla parte degli interventi, mediati dal giornalista Sergio Savoia. Ospite d’eccezione il professor Sergio Della Pergola, ex docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, uno dei massimi esperti di antisemitismo e di demografia della popolazione ebraica. Il professor Della Pergola ha posto l’accento sul crescente antisemitismo che si sta diffondendo in tutto il mondo, compresa la Svizzera, illustrando sondaggi che mostrano quanto sia crescente l’odio verso gli ebrei. Ma c’è una speranza di pace? «Per fare la pace – ha detto fra l’altro Della Pergola - bisogna essere in due. E il 7 ottobre ha complicato le cose».

Dopo brevi intervalli musicali, secondo intervento, in collegamento video, da parte della signora Edith Bruck, 94 anni, di origine ungherese, deportata nei campi di sterminio e sopravvissuta. Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e dell’Ordine al merito della Repubblica Federale di Germania, è ormai una delle ultime testimoni dell’Olocausto. «Viviamo in un mondo di odio. Se vogliamo creare un minimo di clima di pace, dobbiamo cercare di avvicinare i due popoli. Vedo bandiere palestinesi ovunque. Ma se chiedi a un giovane che manifesta per i palestinesi perché lo fa, ti risponde che non lo sa. Io mi chiedo, se si vuole veramente la pace perché non mettere anche la bandiera di Israele». Come risolvere la situazione? «Bisogna parlare ai giovani. Io vado nelle scuole da sessant’anni e vedo che è importante parlare ai giovani e cerco di alimentare il bene che c’è dentro ognuno di noi».