Logistica

«La giustizia a Lugano è una priorità: ripartiamo con pragmatismo»

Dopo poco più di un anno, la responsabilità politica del Terzo potere dello Stato è tornata a Norman Gobbi – Riprende il dialogo con il Municipio allo scopo di trovare una soluzione – «È emerso chiaramente che l’acquisizione o l’edificazione presentano difficoltà importanti»
© CdT / Gabriele Putzu
Nico Nonella
12.10.2026 06:00

Da Norman Gobbi a Claudio Zali, da Claudio Zali a Marina Carobbio Guscetti, da Marina Carobbio Guscetti di nuovo a Norman Gobbi. A poco più di un anno dal cosiddetto «arrocchino» in Governo, la responsabilità politica della Giustizia è tornata sulla scrivania di Gobbi e con essa lo spinoso dossier della logistica.

Sotto la sua conduzione, nel 2024 era stata indetta una «grida» che alla fine aveva portato a possibili soluzioni, ma con lo «scambio» in Governo del luglio del 2025, l’oramai ex ministro Zali aveva messo nel cassetto il progetto e ne aveva elaborato uno suo (una demolizione e una nuova edificazione a Palazzo di Giustizia, la Magistratura spostata a Bioggio e giudici penali e civili spostati temporaneamente a Viganello), tramontato per le note difficoltà di cui avevamo riferito negli scorsi mesi. Una su tutte, i vincoli edilizi dettati dal vicino aeroporto che gravano sul terreno malcantonese. Insomma, quasi tutto da rifare.

Abbiamo quindi fatto il punto con il «nuovo» responsabile politico del Terzo potere dello Stato. «Il tema è tornato di mia competenza da pochi giorni e ho subito chiesto di fissare un incontro con i funzionari dirigenti dei vari dipartimenti responsabili per fare il punto della situazione e capire come affrontare concretamente il dossier», dice Gobbi al Corriere del Ticino.

Chiediamo al consigliere di Stato se concorda sul fatto che, alla fine dei conti, complice anche lo scambio parziale di dipartimenti e le dimissioni di Zali, questi ultimi due anni siano stati anni persi. «In questo periodo sono state approfondite ulteriori ipotesi, alternative alle soluzioni immobiliari che erano state individuate tramite la grida nel centro di Lugano. È emerso con chiarezza che la strada dell’acquisizione di immobili o della costruzione ex novo presenta difficoltà importanti, soprattutto in termini di tempi e fattibilità», risponde Gobbi. «Ora dobbiamo ripartire dal lavoro svolto, senza escludere a priori nessuna possibilità. Nell’ambito del gruppo di accompagnamento che coinvolge i dipartimenti interessati, in particolare il DI e il DFE per gli aspetti logistici, valuteremo le soluzioni più concrete. Siamo consapevoli che i tempi non saranno brevi, ma proprio per questo occorre procedere con pragmatismo».

Da tempo la Giustizia – il Consiglio della Magistratura e il procuratore generale Andrea Pagani si sono espressi proprio negli scorsi mesi – chiede a gran voce un intervento, per il quale ci vorranno circa dieci anni. C’è già un’idea su come procedere? Si ripartirà dalla grida del 2024, dalla proposta di Zali o da un’idea completamente nuova? Oppure è tutto congelato fino alla prossima legislatura? Per Gobbi, il tema ha un posto di rilievo nell’agenda politica del suo dipartimento: «È mia intenzione occuparmi prioritariamente di questo dossier, tutt’altro che semplice. Come detto, ho chiesto un incontro a breve e ci incontreremo già nel corso di questa settimana. La Giustizia ha esigenze concrete, che conosciamo e alle quali dobbiamo dare una risposta. Il mio approccio sarà quello del dialogo, coinvolgendo direttamente gli attori interessati, a cominciare dalla Città di Lugano. Dobbiamo sederci attorno a un tavolo e capire quali soluzioni siano effettivamente percorribili, anche attraverso collaborazioni con partner pubblici o privati. Non si tratta di ripartire da zero, ma di fare tesoro di quanto finora emerso per sviluppare vere soluzioni».

Ecco, Lugano. In questi anni, la Città ha messo sul tavolo diverse proposte ma ad oggi, come indicato anche dal sindaco Michele Foletti su queste colonne, di spazi pronti non ce ne sono (più). Questo complica un po’ le cose. Ma l’obiettivo resta mantenere la sede della Giustizia in Città? «Assolutamente sì. La sede della Giustizia a Lugano è prevista dalla legge, e questo rimane un punto fermo», conferma Gobbi. «La Città è un interlocutore fondamentale, con il quale voglio riprendere un confronto costruttivo. Sono convinto che attraverso il dialogo si possano individuare soluzioni che soddisfino entrambi i partner. L’obiettivo non è semplicemente trovare degli spazi, ma garantire alla Giustizia condizioni di lavoro adeguate e una prospettiva stabile nel tempo», conclude il consigliere di Stato.