Caso Zali

La Lega aspetta il faccia a faccia mentre l'UDC esce allo scoperto

In via Monte Boglia le bocche continuano a rimanere cucite dopo la tempesta che ha investito il presidente del Governo — Martedì è previsto un chiarimento tra il coordinamento e il «ministro» - I democentristi alzano il tiro: «Politicamente inadeguato, si dimetta»
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
24.07.2026 20:17

Il «ministro» Claudio Zali, da giorni finito al centro della bufera, secondo quanto ci è dato sapere si trova ancora all’estero. Tuttavia, il suo rientro in Ticino appare imminente. Ad attenderlo c’è – anche – la Lega, in quello che sarà a tutti gli effetti il primo faccia a faccia tra il consigliere di Stato e il movimento dall’inizio della vicenda. La Lega, in un comunicato diffuso nel pomeriggio, ha chiarito i contorni della riunione in programma martedì. Al vertice, convocato proprio per ricevere spiegazioni da Zali e chiarirsi una volta per tutte, saranno presenti il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga, l’altro consigliere di Stato leghista Norman Gobbi oltre ad alcuni membri del coordinamento, come Alessandro Mazzoleni. Prima di allora, non ci saranno comunicazioni da parte di via Monte Boglia. Le valutazioni interne, insomma, proseguono a ritmo serrato. Anche perché il momento, alla luce di tutto quanto emerso a carico di Zali, è pesante.

Ma all’orizzonte, oltre all’atteso faccia a faccia di martedì, in casa Lega c’è anche l’Assemblea del 31 luglio. Se fino a pochi giorni fa quel momento avrebbe dovuto rappresentare una semplice ratifica formale delle candidature degli uscenti Gobbi e Zali in vista delle Cantonali 2027, oggi la situazione appare completamente diversa. Nonostante tutto, stando a nostre informazioni, l’Assemblea resta nell’agenda della base leghista. Ma, come detto, molto dipenderà dal vertice di martedì e dalle decisioni che prenderà Zali, la cui ultima comunicazione risale a ieri. Nel comunicato, lo ricordiamo, il «ministro» leghista si era difeso (pur non smentendo di aver pronunciato le pesantissime parole contenute negli audio), passando allo stesso tempo al contrattacco promettendo denunce a Speziali, Dadò e Sirica, autori della lettera in cui si chiedevano spiegazioni pubbliche a Zali per i file audio.

Ve lo avevamo detto

La Lega, fino al faccia a faccia, ha quindi scelto la via del silenzio. In questi giorni, a mancare all’appello del coro di critiche piovute su Zali da parte di tutti i partiti anche dopo la decisione del consigliere di Stato di cedere la responsabilità politica di Magistratura e Polizia, è stata l’UDC. I democentristi fino a questo pomeriggio non avevano preso posizione. Hanno semplicemente aspettato un giorno in più degli altri prima di uscire allo scoperto. Con un comunicato firmato dalla Direttiva, il partito guidato da Piero Marchesi «affossa» definitivamente l’azione politica di Zali, dando anche una spiegazione riguardo alla mancata comunicazione sul caso. «Sullo scandalo che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, l’UDC ha finora evitato dichiarazioni pubbliche per rispetto delle istituzioni e degli accertamenti in corso, nonché per evitare accuse di speculazione elettorale», sostengono i democentristi nella nota. «Oggi, però, tacere non è più possibile». E questo perché – al netto della presunzione di innocenza sul piano giudiziario - «i fatti emersi pongono un gravissimo problema di responsabilità politica, credibilità istituzionale e integrità morale».  

I democentristi, dunque, tornano all’attacco sul loro «nemico giurato», colui che – annunciando la volontà di ricandidarsi per un nuovo mandato alle Cantonali 2027 – aveva fatto crollare l’alleanza con la Lega. «L’UDC critica da anni l’azione politica di Zali, il suo modo di interpretare il ruolo di consigliere di Stato, nonché i toni e gli epiteti riservati al nostro partito e al nostro gruppo parlamentare in Gran Consiglio», riprende il comunicato. E poi, ecco le frecciate alle altre forze politiche «che fino a ieri lo sostenevano a spada tratta, tollerando un modo di agire indegno della carica, e che oggi si dichiarano indignati». Insomma, l’UDC «ha da tempo espresso un giudizio chiaro sulla sua inadeguatezza politica».

I democentristi tornano quindi a «rivangare» i motivi che hanno spinto alla rottura dell’alleanza a destra. «Zali si è sempre dimostrato la principale pietra d’inciampo nella storica collaborazione con la Lega dei Ticinesi», sottolinea la nota. «Quando dichiarò in televisione (a La domenica del Corriere, ndr) di sentirsi “più vicino ai Verdi che all’UDC”, confermò apertamente di non aver mai portato il Consiglio di Stato una politica di destra: certamente non quella dell’UDC e, ci permettiamo di affermare, nemmeno una politica autenticamente leghista». Ed ecco l’affondo e la richiesta diretta. «Quanto emerso rende la sua permanenza in Governo non più sostenibile. A Claudio Zali non resta che rassegnare immediatamente le dimissioni dal Consiglio di Stato», per permettere all’istituzione governativa «di riacquistare la credibilità che merita».

Non si salva nessuno

Il partito di Marchesi prende la palla al balzo per martellare anche su un altro vecchio cavallo di battaglia, l’azione del Consiglio di Stato. La vicenda Zali, infatti, secondo l’UDC ha mostrato una volta in più «l’atteggiamento inaccettabile» del Governo «del Mulino Bianco», che «finge che tutto vada bene, se può evita di reagire o lo fa soltanto quando è costretto e con il minimo indispensabile. La decisione di levargli la competenza della Magistratura e della Polizia rappresenta un primo passo, ma lascia irrisolta la questione di fondo: se il presidente del Governo sia ancora nelle condizioni di assolvere il proprio mandato». Ma c’è di più: la vicenda che ha travolto Zali «conferma l’immagine di un Governo sempre più assorbito dalle crisi, privo di visione e coraggio. Ricordiamo che soltanto un anno fa lo stesso Esecutivo approvava il contestato arrocchino, oggi definitivamente cestinato dopo essersi rivelato l’ennesimo pasticcio avallato da un consesso incapace di dire di no quando sarebbe stato necessario farlo».

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