Ticino

La legge cantonale per l’innovazione «va allargata alla digitalizzazione»

Con un’iniziativa parlamentare interpartitica si chiede di rendere più accessibile il sostegno alle aziende che investono nella trasformazione digitale e nell’intelligenza artificiale – Il primo firmatario Alessandro Speziali: «L’accesso va democratizzato»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
02.07.2026 06:00

La Legge cantonale per l’innovazione economica, che risale al 2015, andrebbe allargata e «svecchiata» un po’ (soprattutto sul fronte della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale) per adattarsi meglio alle esigenze del tessuto economico ticinese. È quanto propone, in sintesi, un’iniziativa parlamentare presentata dal presidente del PLR Alessandro Speziali assieme ai colleghi deputati Amalia Mirante (Avanti con T&L), Cristina Maderni (PLR), Luca Renzetti (PLR), Andrea Censi (Lega), Raide Bassi (UDC) e Claudio Isabella (Centro).

La criticità strutturale da cui è nato l’atto parlamentare è semplice: l’attuale normativa è stata concepita per sostenere le imprese «orientate all’esportazione, con grande potenzialità di crescita e che generano rilevanti ricadute economiche», come recita il primo articolo della Legge. Promuovendo quindi sì l’eccellenza, ma al contempo tagliando fuori una fetta non indifferente del tessuto aziendale cantonale. Tanto è vero che il credito che accompagna la Legge non viene esaurito. E l’obiettivo generale della proposta, spiega Speziali al Corriere del Ticino, «è quindi quello di facilitare e democratizzare l’accesso a questo strumento per le piccole e medie imprese ticinesi», riconoscendo dunque che «l’adozione dell’IA e del digitale costituisce un’innovazione per il nostro sistema economico». E, dunque, rendere la vita un po’ più facile alle imprese da questo punto di vista. Un tema, aggiunge il presidente liberale radicale, «molto sentito» tra le aziende, soprattutto in un momento di grande trasformazione come quello che stiamo vivendo.

Non solo prodotti

Nell’atto parlamentare si fa infatti notare che «l’innovazione non si manifesta unicamente attraverso nuovi prodotti o tecnologie destinate all’esportazione, ma anche mediante il miglioramento dei processi aziendali, dell’organizzazione del lavoro, dei servizi offerti e dell’utilizzo delle tecnologie digitali». Detto altrimenti: «Digitalizzazione, gestione dei dati, automazione dei processi, cybersicurezza e intelligenza artificiale non sono più temi accessori», ma sono ormai «diventati fattori centrali» per restare produttivi, al passo con i tempi e competitivi. Tuttavia, come detto, «attualmente i criteri di ammissibilità e la focalizzazione su prodotti o tecnologie radicalmente nuovi rischiano di escludere dagli incentivi la grande maggioranza delle aziende, per cui la digitalizzazione e l’integrazione dell’IA non sono un mero investimento ordinario», bensì «rappresentano una vera e propria innovazione di processo necessaria per la sopravvivenza». Motivo per cui, appunto, lo strumento della Legge per l’innovazione va adattato.

Cinque modifiche

Concretamente, dunque, l’iniziativa chiede di modificare cinque punti dell’attuale impostazione: riequilibrare lo scopo della legge (integrando il sostegno, oltre all’export, anche alla resilienza digitale, tecnologica e organizzativa del tessuto economico); superare l’obiettivo dell’ultraspecializzazione (includendo progetti di trasformazione digitale, gestione e valorizzazione dei dati, automazione dei processi e integrazione dell’intelligenza artificiale); riconoscere la digitalizzazione avanzata come infrastruttura produttiva (distinguendola però dalla digitalizzazione di base); specificare misure per l’IA; e infine semplificare le procedure per le PMI.

Un primo passo

«La digitalizzazione è sicuramente un punto focale da approcciare, che molte aziende stanno già affrontando», spiega da noi raggiunto il direttore di AITI, Stefano Modenini. Ad esempio, tramite «la figura esistente del digital manager presso la Fondazione Agire». Tuttavia, precisa Modenini, «attualmente in molti casi per le PMI le risorse sono limitate per investire in innovazione». Anche perché «si tratta di investimenti spesso onerosi». Ed «è dunque positivo che l’iniziativa si focalizzi su un capitolo importante, come quello della digitalizzazione, nell’ambito del sostegno all’innovazione delle imprese». Si tratta, detto altrimenti, di un passo nella giusta direzione. Ma, sottolinea il direttore di AITI, «attualmente il credito quadro viene usato solo parzialmente perché le barriere di accesso alla legge per l’innovazione economica (ndr. come ad esempio quella legata alla percentuale di personale residente e frontaliero) escludono diverse imprese. E, anche se potenziassimo i processi di aiuto come propone l’iniziativa, avremmo probabilmente comunque una situazione in cui parecchie imprese resterebbero ancora escluse». Motivo per cui, chiosa Modenini, «occorrerà in futuro verificare l’efficacia degli strumenti della LInn, se sarà il caso attraverso una revisione generale, affinché si arrivi veramente a sostenere tutti i processi d’innovazione in maniera più estesa rispetto a quanto oggi concede la Legge».

In tal senso, aggiunge Speziali, «l’iniziativa vuole essere un primo passo concreto verso la revisione generale della Legge, già annunciata dal consigliere di Stato Vitta». Un primo passo «per mettere alcuni paletti sulla direzione che dovrà prendere quell’importante cantiere».