Mobilità

La mappa del traffico ticinese: ecco come sono evoluti i flussi

Dal 2019 al 2025 i transiti sull’A2 sono cresciuti sensibilmente al Gottardo e a Mendrisio, dove però nell’ultimo anno si è registrata una prima storica diminuzione – Sulle principali strade cantonali, invece, i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
05.10.2026 06:00

Come è evoluto il traffico stradale sulle principali arterie del Cantone? L’Ufficio cantonale di statistica (USTAT), negli scorsi giorni, ha aggiornato i dati al 2025, fornendo per le principali strade la media dei transiti giornalieri. Numeri che, se confrontati nel tempo, offrono un’interessante indicazione sull’evoluzione della mobilità e sulle abitudini di cittadini, lavoratori e turisti.

Un’evoluzione che va letta anche alla luce dei cambiamenti intervenuti sul fronte del trasporto pubblico. Con l’entrata in vigore dell’orario 2021, l’apertura della galleria di base del Monte Ceneri ha infatti cambiato profondamente i collegamenti ferroviari in Ticino. I dati più recenti confermano la crescita dell’utilizzo del treno: secondo il Dipartimento del territorio, nel 2025 le linee ferroviarie TILO hanno trasportato 19,6 milioni di passeggeri, circa l’87% in più rispetto al 2019, quando erano 10,5 milioni.

Di fronte a questa crescita del trasporto pubblico, diventa quindi interessante capire cosa è successo sulla strada: i flussi sono diminuiti, sono rimasti stabili oppure hanno continuato a crescere? Per rispondere analizzeremo i principali nodi della rete, confrontando i dati dal 2019 al 2025. Per alcuni punti allargheremo inoltre lo sguardo agli ultimi vent’anni, così da cogliere anche le tendenze di lungo periodo.

Un asse sotto pressione

Iniziamo dal tunnel del San Gottardo, che proprio questa estate ha registrato, al portale nord, una colonna di 20 chilometri, la più lunga degli ultimi quattro anni.

La media giornaliera dei transiti è passata dai circa 17.500 veicoli del 2019 ai 19.200 del 2025, con una crescita complessiva del 9,5%. Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi vent’anni, nel 2005 i veicoli erano 16.444 al giorno: rispetto ad allora, nel 2025 il traffico è aumentato del 16,8%, pari a 2.756 veicoli in più ogni giorno.

I dati mostrano quindi un asse piuttosto sollecitato, dove alla crescita del traffico nel lungo periodo si aggiungono anche i forti picchi stagionali. La lunga colonna registrata questa estate è l’esempio più evidente della pressione che il San Gottardo si trova regolarmente a gestire.

La sorpresa del 2025

Rimanendo sempre sull’A2, ma spostandoci nella regione forse maggiormente sotto pressione, ossia il Mendrisiotto, i dati dell’USTAT mostrano un andamento in parte in linea con quello riscontrato più a nord: i transiti all’altezza di Mendrisio dal 2019 al 2025 sono cresciuti del 17,1%, passando da circa 49.600 a 58.100 al giorno. Un incremento importante, che arriva addirittura a sfiorare il 30% rispetto al primo dato disponibile, quello del 2003, quando i transiti giornalieri erano circa 45 mila.

C’è però un dato che merita di essere sottolineato con il pennarello rosso: tra il 2024 e il 2025 i passaggi a Mendrisio sono diminuiti, passando da 58.660 a 58.100 veicoli al giorno. Per quanto contenuto, si tratta pur sempre di un primo calo (-0,9%) che interrompe una crescita di lungo corso. Sarà quindi interessante monitorarne l’evoluzione.

Il traffico non cresce

Per quanto riguarda invece le strade cantonali, il quadro è più articolato e, in alcuni punti, mostra una dinamica diversa rispetto a quella osservata sull’A2. In controtendenza troviamo infatti i nodi della Vedeggio-Cassarate e dell’incrocio Suglio nord, dove tra il 2019 e il 2025 si è registrata una lieve contrazione dei flussi.

Nella galleria Vedeggio-Cassarate si è passati da 25.187 a 24.583 veicoli giornalieri, con una diminuzione del 2,4%, mentre all’incrocio di Manno i passaggi sono scesi da 24.094 a 23.306, pari a un calo del 3,3%. I due punti di rilevamento indicano quindi una sostanziale stabilità dei flussi, con valori nel 2025 ancora leggermente inferiori rispetto a quelli del 2019. In questo caso, il contenimento della crescita può essere ricondotto al potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico.

Per quanto riguarda la cantonale all’altezza di Ponte Tresa, i transiti sono rimasti pressoché stabili: tra il 2023 e il 2024 si è registrata una variazione minima, pari a circa -0,1%, mentre nel 2025 il traffico è aumentato dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Si tratta quindi di una lieve ripresa, che non modifica il quadro generale di sostanziale stabilità dei flussi sul tratto.

L’effetto svincolo

Nel Bellinzonese, il calo più netto si è registrato a Camorino Burgi, dove il traffico giornaliero medio è passato dai circa 21.000 veicoli del 2024 ai 17.270 del 2025, con una diminuzione di oltre 3.700 transiti al giorno, pari al 17,7%. La flessione si registra in concomitanza con l’apertura, il 5 febbraio 2025, del nuovo semisvincolo di Bellinzona Centro, che ha modificato la distribuzione dei flussi sulla rete stradale.

Il calo dei transiti a Camorino Burgi è quindi riconducibile, soprattutto, alla conseguente ridistribuzione del traffico nell’agglomerato.

Meno passaggi sull’A13

Per quanto riguarda invece l’A13, nel Locarnese, prendendo come riferimento i passaggi all’altezza di Tenero, nel 2025 sono transitati in media 35.390 veicoli al giorno, contro i 36.748 del 2017: una diminuzione – per certi versi sorprendente – di 1.358 veicoli giornalieri, pari al 3,7%. Il calo potrebbe essere legato, almeno in parte, a una diversa distribuzione degli spostamenti tra le principali direttrici della regione, oltre che all’evoluzione dell’offerta di trasporto pubblico, in particolare ferroviaria. Anche per quanto riguarda la viabilità locale, tenendo come riferimento il periodo 2019-2025, i transiti giornalieri sono diminuiti a Minusio (-10,3%), a Solduno (-7%) e a Muralto, in via Stazione (-6,6%). In controtendenza Losone, dove i passaggi sono aumentati del 7,7%. Nelle valli l’andamento è rimasto più stabile, con variazioni contenute ad Avegno (-0,8%), Intragna (-3%) e Gordola (-2%).

«Il trasporto pubblico ha assorbito la crescita»

Non è sorpreso il direttore dello sviluppo territoriale e della mobilità del DT, Martino Colombo: «La domanda di mobilità continua a crescere. Se il traffico sulla rete stradale resta sostanzialmente stabile, significa che una parte di questa crescita è stata assorbita dal trasporto pubblico. L’aspetto positivo che emerge dai dati è proprio l’effetto del potenziamento dell’offerta di trasporto pubblico». L’aumento dell’offerta ferroviaria e dei collegamenti con gli autobus sembra infatti aver favorito un cambiamento nelle abitudini: «Non significa che l’automobile sia stata abbandonata, ma che una parte degli utenti sceglie il trasporto pubblico per alcuni spostamenti», commenta Colombo. Il quale aggiunge: «Per convincere le persone a cambiare mezzo, però, serve un’offerta adeguata: frequenza e collegamenti capillari sono fondamentali». In questo quadro si può leggere anche il calo registrato nel Mendrisiotto tra il 2024 e il 2025. «Occorre ricordare non solo i collegamenti verso nord, con il potenziamento dell’offerta seguito all’apertura della galleria di base del Ceneri, ma anche quelli verso la Lombardia». Tra i possibili fattori, Colombo cita anche l’evoluzione del frontalierato e la diffusione del telelavoro. Guardando al futuro, invece, la sfida resta quella di offrire alternative all’automobile. Oltre al trasporto pubblico, c’è la mobilità lenta, soprattutto per gli spostamenti brevi. Un vettore che in Ticino, secondo Colombo, ha «un potenziale enorme», anche grazie alla diffusione delle biciclette elettriche, che facilitano gli spostamenti anche in presenza di dislivelli. Ragionando sui rapporti con Berna, invece, l’attenzione si sposta sul progetto «Trasporti 45». L’auspicio di Colombo è che possano essere inseriti ulteriori interventi per il Ticino, sia per potenziare la rete ferroviaria sia per migliorare i collegamenti con la Lombardia. «L’obiettivo è accompagnare la crescita dell’utenza e rendere il trasporto pubblico un’alternativa sempre più concreta all’automobile», conclude Colombo.