La masseria di Novazzano «nascosta» nel canton Berna

Questa «perla del Mendrisiotto» è talmente nascosta che per trovarla bisogna varcare il Gottardo e andare nel canton Berna, per la precisione a Brienz.
Da quasi 18 anni la masseria della Pobbia di Novazzano si trova infatti lì, all’interno del museo all’aperto del Ballenberg, una realtà che dagli anni ‘70 accoglie antiche costruzioni contadine svizzere per dar loro una seconda vita educativo-culturale, offrendo la possibilità di una visita che è anche un viaggio nel tempo e nelle radici rurali del Paese.
All’interno di questo parco c’è anche un’area dedicata al Ticino, con 10 testimonianze. Lì nel 2003 è stata «spostata» la masseria Pobbia di Novazzano, che da tempo versava in stato di abbandono.
Il nucleo originario del complesso a corte della Pobbia era composto da un’abitazione di due soli piani e una stalla con fienile, edificate nel XIV secolo. Nei decenni successivi la masseria venne progressivamente ampliata e adeguata alle esigenze economiche delle varie epoche fino a raggiungere le dimensioni attuali. Misura 44 metri di lunghezza, comprende 50 locali e il suo tetto ha una superficie di 1.000 metri quadri, si spiega nella scheda del museo dedicata alla masseria. Per trasportarla da Novazzano a Brienz tra il 2002 e il 2003 ci sono voluti 200 camion.

La storia della masseria è legata sia a quella di una famiglia che in Ticino ebbe un ruolo cruciale in passato, la famiglia Turconi, sia a un’attività che ha caratterizzato i secoli scorsi della regione: quella legata al tabacco e alla sua coltivazione. «Nel 1701, i Conti Turconi acquistarono il podere di 21 ettari. Nel 1824, Alfonso Maria Turconi lasciò con disposizione testamentaria tutti i suoi beni immobili del Mendrisiotto – dunque anche la masseria – a una fondazione con lo scopo di costruire il nuovo ospedale distrettuale. Nel 1845, fu aggiunta una grande bigattiera per la bachicoltura (l’allevamento dei bachi da seta, ndr). Negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, la coltivazione di tabacco divenne un’attività redditizia. Le foglie venivano messe a seccare sulle lobbie della masseria. Un tempo, quattro famiglie vivevano nella casa colonica, per un totale di ventotto persone. Nel 1966 la masseria venne affittata dalla famiglia Zambetti. Dato lo stato precario della costruzione, verso la fine degli anni Ottanta la famiglia l’abbandonò, pur continuando a lavorarne i terreni. Una camera rimase occupata ancora negli anni Novanta da un fratello del fittavolo che occasionalmente dava una mano nei campi. Un altro vano veniva utilizzato da giovani come luogo di ritrovo».
Scriveteci se avete curiosità o suggerimenti
Se camminando per il Mendrisiotto vi imbattete in delle «perle nascoste» potete scriverci a [email protected]. La redazione raccoglierà i vostri suggerimenti e sarà anche volentieri a disposizione per tentare di raccontarne la storia o, perlomeno, scoprire qualcosa in più su quei luoghi.
