Lugano

La mobilità del domani è in cantiere, il traffico rimane la sfida di oggi

CdT Forum, serata organizzata dal Corriere del Ticino, il 7 ottobre al Grand Hotel Villa Castagnola – Raide Bassi: «Non si incentiva il trasporto pubblico limitando gli automobilisti» – Karin Valenzano Rossi: «Nessuno vuole penalizzare chi guida»
© CdT/Gabriele Putzu
Jenny Covelli
23.09.2026 06:00

A Lugano il futuro della mobilità è già entrato nei cantieri, ma le risposte per il presente restano da costruire. Il Comparto Besso sta modificando percorsi e abitudini quotidiane. Il tram-treno si prepara a partire, ma la sua entrata in esercizio è prevista soltanto nel 2035. Nel frattempo, il traffico resta una questione concreta per chi si sposta in auto, prende il bus, attraversa la città a piedi o vi lavora.

È dentro questa transizione che si inserisce il prossimo CdT Forum, intitolato «Lugano in cantiere. E il traffico?», in programma mercoledì 7 ottobre al Grand Hotel Villa Castagnola. La domanda non riguarda soltanto le grandi opere, ma il modo in cui la città riuscirà a governare gli anni necessari per realizzarle.

Un anno fa ha vinto il tartarugo

A pochi giorni dal primo anniversario del voto, il 66,29% di no alle zone 30 e 20 continua a pesare sul dibattito luganese. Il 28 settembre 2025 i cittadini avevano respinto il progetto del Municipio di estendere di circa 38 chilometri le aree a velocità moderata nei quartieri residenziali. Il voto ha fermato una proposta concreta e imposto alla Città di misurarsi con il consenso necessario per costruire la Lugano del futuro. A quasi un anno di distanza, quella domanda torna dentro uno scenario più concreto: il Comparto Besso è in cantiere e il tram-treno si avvia verso l’entrata in esercizio prevista nel 2035. La Città può mantenere una visione di lungo periodo, ma deve anche spiegare che cosa succede nel frattempo.

Raide Bassi, consigliera comunale a Lugano e granconsigliera UDC, è stata copresidente del comitato referendario contrario al progetto. La sua lettura del risultato resta netta: «Le persone sono fondamentalmente stanche, se non stufe, di dover continuare a subire limitazioni alla loro mobilità». Secondo Bassi, le politiche pubbliche hanno spesso cercato di spingere le persone verso il trasporto pubblico attraverso limitazioni rivolte a chi utilizza l’auto, invece di rendere il servizio abbastanza attrattivo da modificare le abitudini. «Spesso e volentieri le politiche pubbliche tendono a punire l’automobilista per incentivarlo a utilizzare il mezzo pubblico».

Il tema, aggiunge, è reso più urgente dalle condizioni della viabilità: «Viviamo in una situazione di fortissimo traffico, le strade sono intasate». Molti automobilisti, inoltre, non avrebbero un’alternativa concreta all’auto, anche perché «il territorio ticinese ha una conformazione tale che non consente a tutti di spostarsi unicamente con i mezzi pubblici», anche in funzione del lavoro svolto. La consigliera comunale contesta infine che ulteriori zone 30 siano la risposta al problema. Nella sua lettura, l’estensione avrebbe comportato soprattutto più controlli: «Sappiamo benissimo, anche se è stato spergiurato di no, che avrebbe comportato unicamente l’aumento delle multe e del posizionamento dei radar».

Il prezzo della trasformazione

Il confronto non si esaurisce però nella contrapposizione fra automobilisti e sostenitori delle zone 30. La questione aperta è anche quali interventi possano migliorare la sicurezza e la qualità di vita nei quartieri senza introdurre limitazioni generalizzate e, allo stesso tempo, quali misure possano ridurre code e disagi mentre i grandi progetti avanzano.

Per Karin Valenzano Rossi, municipale di Lugano, i cantieri non sono un fine in sé, ma il passaggio necessario per realizzare opere destinate a migliorare la vivibilità della città e prepararla alla mobilità di domani. Ne è un esempio il comparto della stazione-Besso, dove i lavori si intrecciano con quelli per la realizzazione del tram-treno.

Sono spazi della città che vengono «messi a dura prova», ma nell’organizzare i cantieri la Città e il Cantone «fanno il possibile per contenere i disagi e costruire nel più breve tempo possibile» infrastrutture capaci di migliorarli. I grandi progetti infrastrutturali e strategici «hanno un impatto importante sulla quotidianità dei cittadini», ma «porteranno benefici importanti quando queste opere saranno completate».

Per il maxi cantiere del piazzale ex Scuole, con la riqualifica dell’area, la Città ha compiuto «uno sforzo enorme di coordinamento per ridurre al minimo i disagi, comunque importanti». È un percorso destinato a protrarsi negli anni, anche per i lavori della Rete tram-treno. Il Municipio ha quindi avviato un dialogo con la popolazione, per raccogliere gli input delle persone coinvolte, con l’obiettivo di «continuare a vivere bene» mentre il volto di Lugano cambia, garantire l’accessibilità e mantenere attrattivo il centro con le sue attività commerciali.

La municipale a capo del Dicastero sicurezza e spazi urbani insiste sul coordinamento: concentrare i lavori permette di evitare di chiudere e riaprire più volte le stesse strade e di cambiare una sola volta le tratte del trasporto pubblico e i flussi viari. I disagi sono inevitabili, mentre i benefici delle opere arriveranno più avanti. Gli investimenti per potenziare il trasporto pubblico richiedono che il tessuto urbano si prepari ad accogliere le nuove opere e a sistemare la situazione esistente.

Valenzano Rossi respinge, inoltre, l’idea di una guerra all’automobile. Già il progetto delle zone 30 non aveva alcun intento vessatorio nei confronti degli automobilisti. E anche davanti ai grandi lavori nessuno vuole «penalizzare o punire il trasporto privato». Ma, in un territorio dove non si possono semplicemente costruire altre strade e bisogna far convivere auto e trasporto pubblico, «qualche scelta la si deve fare per permettere a tutti di muoversi liberamente»: stare bloccati in auto, in colonna, «non è libertà».

È su questo equilibrio fra opere necessarie, disagi temporanei e libertà di movimento che si confronteranno, il 7 ottobre, anche Andrea Colombo, membro del comitato della Società commercianti di Lugano, e Carlo Lepori, presidente di Cittadini per il territorio del Luganese.

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