L'intervista

«La nostra campagna elettorale? La faremo sui temi, non sulle cadreghe»

Con Fiorenzo Dadò parliamo di come il Centro intenda inserirsi in una campagna elettorale già lanciata – Tra l’annuncio di un’iniziativa popolare (sul costo dell’elettricità) e le candidature, inclusa la sua, su cui afferma: «Non si può escludere nulla»
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
15.07.2026 06:00

Con il presidente del Centro parliamo di come il suo partito intenda inserirsi in una campagna elettorale già lanciata. Tra l’annuncio di un’iniziativa popolare (sul costo dell’elettricità) e le candidature, inclusa la sua, su cui afferma: «Non si può escludere nulla»

La pausa estiva è la classica calma prima della tempesta. E molti si chiedono come il Centro viva questo momento. Si è parlato molto di Lega e UDC, a sinistra c’è un’alleanza, mentre il PLR inizia a muovere le sue «pedine». Il vostro partito come entrerà in questa campagna già lanciata?
«Noi abbiamo sempre puntato sulle proposte concrete per risolvere i problemi della gente. Non ci interessa la battaglia delle cadreghe e su chi occupa quella o quell’altra sedia. Se pensiamo a quanti problemi bisogna risolvere, quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi è vergognoso. In casa Lega, dopo anni di inconludenza, c’è stato il tentativo di salvarsi in corner con degli arrocchini. Degli escamotages di facciata che non risolvono nulla e hanno creato solo confusione nell’amministrazione. E poi c’è stata tutta la pantomima con la Lega, l’UDC e Zali. In casa PS, Verdi e MpS, c’è da sorridere per non piangere. Si sono messi assieme socialisti e MpS, che fino a ieri si sono denunciati e trascinati davanti ai tribunali. Sono dunque tutti matrimoni di convenienza, fatti per le cadreghe, e non certo per risolvere i problemi della gente. Noi non ci stiamo a questo gioco, il Ticino merita e si aspetta ben altro. Certo, bisogna preparare liste serie con persone credibili, ma la gente si aspetta di sapere dai politici come intendono affrontare i loro problemi. E noi continueremo ad andare in questa direzione anche in questa campagna elettorale, come già fatto in passato».

Ad esempio, quale soluzione intendete proporre e per quali problemi?
«Prima di tutto voglio ricordare quanto abbiamo fatto. Penso alla votazione e diminuzione dell’imposta di circolazione, poi riaumentata vergognosamente l’anno dopo da tutti gli altri partiti, in barba alla volontà popolare. Oppure all’iniziativa per la protezione dell’infanzia, quella sull’educazione non violenta dei bambini, oppure all’aumento delle pene ai pedofili o ancora quella per inserire la possibilità del braccialetto elettronico per le persone violente, per proteggere le donne dai femminicidi. Diverse proposte le abbiamo fatte anche sul fronte della Giustizia: per la creazione di un tribunale di prima istanza (abolendo il servizio ricorsi) che permetta di separare nettamente il ruolo di politica e terzo potere, oggi incestuoso; oppure per dare una vera autonomia amministrativa alla Magistratura, che oggi deve chiedere al Governo il permesso per nominare una segretaria o i soldi per pubblicare un annuncio funebre. Oppure abbiamo raccolto le firme per togliere gli smartphone dalle scuole. E un altro tema fondamentale, del quale la politica sembra disinteressarsi e per il quale abbiamo presentato 4 iniziative, è quello del preoccupante calo demografico. Un tema di capitale importanza, del quale nessuno sembra interessarsi. Solo per citare alcuni esempi».

Guardando al futuro, su quali temi intendete puntare?
«Posso annunciare che è in preparazione – e verrà lanciata ufficialmente entro l’inizio di settembre – un’iniziativa popolare molto importante, per la diminuzione delle tariffe dell’elettricità in Ticino. Siamo uno dei maggiori produttori di elettricità in Svizzera. Ma, in questo momento, il Ticino e i ticinesi ne beneficiano quasi niente. I costi dell’elettricità, assieme alle casse malati e alla benzina, sono tra quelli che pesano di più sulle economie domestiche, ma anche sulle aziende. Considerato che presto torneremo proprietari degli impianti idroelettrici presenti nelle nostre valli e che oggi fruttano centinaia di milioni di franchi alle casse dei cantoni ricchi della Svizzera interna, è giusto che tutti i ticinesi possano presto beneficiarne anche loro. Appunto, diminuendo il costo dell’elettricità per le economie domestiche. Presenteremo i dettagli della proposta entro la fine di agosto, ma questo è sicuramente uno dei grossi impegni che vogliamo prendere a favore dei ticinesi».

Per tornare alla campagna. Detto dei temi, la domanda è comunque d’obbligo. Avete parlato con De Rosa? A che punto siete?
«A livello di liste, la Commissione cerca sta lavorando con i distretti e le sezioni per individuare i candidati, sia per le Cantonali, ma pure già per le elezioni federali. Raffaele De Rosa non ha ancora sciolto le riserve e lo farà nelle prossime settimane con la Commissione guidata dal vice-presidente Marco Passalia. Il partito dispone di diversi profili validi, alcuni già attivi in politica, altri che provengono dal territorio. Ma i nomi sulla lista per il Consiglio di Stato sono solo uno dei tasselli. Che, seppur importanti, vanno però accompagnati da proposte concrete per risolvere i problemi dei cittadini. Non può ridursi tutto a un puro valzer di cadreghe. Il Ticino è in forte difficoltà e abbiamo bisogno di riforme importanti, di una squadra affiatata in Governo che possa lavorare bene assieme. Detto ciò, non illudiamoci che cambiando una persona o due i problemi si risolveranno da soli. I tempi sono cambiati, le esigenze dei cittadini pure. Il ruolo dello Stato non è più quello del passato. O il nuovo Governo troverà sin da subito il coraggio per scardinare il dipartimentalismo e una visione condivisa per individuare e attuare le riforme che vanno fatte, oppure avremo altri quattro anni inconcludenti».

Su possibili candidature, come la mia o di Giorgio Fonio, non si può escludere nulla, ma è prematuro esprimersi

E lei ha pensato di candidarsi?
«Su possibili candidature, come la mia o di Giorgio Fonio, non si può escludere nulla, ma è prematuro esprimersi. Parlando per me stesso, in questo momento sto svolgendo con impegno la mia attività in Parlamento per la quale sono stato eletto e mi sto occupando del partito perché voglio che faccia un bel risultato per poter dare delle risposte concrete ai problemi dei cittadini. Questo è il mio impegno».

Ha dato una pagella al Governo abbastanza negativa. In questi mesi da diversi partiti sono giunte proposte importanti per modificare le regole del gioco: dal maggioritario, alle legislature di cinque anni, fino al limite di quattro mandati per i «ministri». Occorre una riforma complessiva delle nostre istituzioni?
«Lo dico da tempo che occorre una riforma del sistema, per rivedere l’organizzazione generale dello Stato e le responsabilità nei dipartimenti. Servirebbe il coraggio di fare una valutazione seria, dipartimento per dipartimento, per capire che cosa funziona e che cosa, invece, non funziona e sta bloccando lo sviluppo di questo paese. C’è sempre più uno scollamento tra i bisogni della popolazione e la risposta dello Stato, dell’amministrazione, che si è appesantita molto. Lungaggini infinite, burocrazia che non finisce più, impedimenti di varia natura. Quando una persona o un imprenditore ha un problema da risolvere si tende a bloccarlo e rallentarlo invece di offrigli delle soluzioni. Non c’è più la cultura dell’aiuto, che dovrebbe essere la missione di ogni ente pubblico. Se si continua così il divario tra Stato e cittadino diventerà sempre più ampio. Spetta al Governo valutare questo problema, ma servono persone che hanno la volontà di affrontarlo assieme, senza guardare ai confini rigidi del proprio dipartimento. E non ci si illuda che con il sistema di elezione maggioritario cambierebbe in meglio. Un candidato per venire eletto deve essere molto popolare, questo favorirebbe le persone che hanno a disposizione molti soldi per promuoversi e stimolerebbe la campagna elettorale permanente dei consiglieri di Stato, che prediligerebbero gli aperitivi al lavoro serio sui problemi del paese. Un lavoro che non offre certo visibilità e a volte scontenta qualcuno. Ma secondo me abbiamo bisogno di politici che lavorino assieme e sappiano prendere scelte decisive, anche impopolari, assumendosene assieme le responsabilità, quando queste sono indispensabili per il futuro del nostro paese».

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