Valle di Blenio

La peste delle api colpisce ad Acquarossa

Istituita dall'Ufficio del veterinario cantonale una zona di sequestro estesa parzialmente o totalmente alle frazioni di Ponto Valentino e Marolta – Nessun pericolo di trasmissione all'uomo o agli animali domestici
© CdT / Chiara Zocchetti
Mattia Darni
29.04.2026 09:00

Un caso di peste europea delle api è stato rilevato in un apiario ad Acquarossa. Per questa ragione l'Ufficio del veterinario cantonale (UVC) ha deciso, sulla base dell’Ordinanza federale sulle epizoozie, l’istituzione di una zona di sequestro estesa parzialmente o totalmente alle frazioni di Ponto Valentino e Marolta (vedi cartina).

All'interno di quest'area sono vietati qualsiasi offerta, trasferimento, introduzione e allontanamento di api e favi. Gli utensili utilizzati per l’apicoltura, inoltre, possono essere trasferiti in un altro apiario soltanto dopo essere stati puliti e disinfettati.

Ma che cosa è questa malattia e perché va combattuta celermente? Abbiamo approfondito la questione con il veterinario cantonale Luca Bacciarini.

Limitare gli spostamenti

La peste europea è una malattia batterica altamente contagiosa che colpisce le covate e ha un decorso rapido. Le larve muoiono già nella cella dell’alveare. All'origine della malattia c'è il batterio Melissococcus plutonius, diffuso a livello mondiale e che compare spesso anche in Svizzera. «Le api adulte non vengono invece infettate dalla malattia, ma possono contribuire a diffonderla all'interno dell'alveare, in altre arnie e tra altri apicoltori presenti nella zona», spiega Bacciarini che tiene poi a precisare: «La peste europea non si trasmette né all'uomo, né agli animali domestici».

Insomma, a essere problematici sono gli spostamenti degli insetti: è per tale ragione che vengono istituite delle zone di sequestro. «All'interno di queste aree, che hanno l'estensione di un chilometro, si controllano tutti gli alveari e si distruggono, incenerendoli, quelli infettati dalla malattia. La stessa cosa si fa con le casse che ospitano i nidi degli insetti se non è possibile disinfettarle a fondo», chiarisce il veterinario cantonale.

Negli anni, l'istituzione di zone di sequestro si è rivelata efficace. «La sola limitazione nello spostamento delle casse contenenti gli alveari contribuisce in maniera significativa a contenere la peste europea; non a caso era ormai qualche anno che non si avevano più focolai», sottolinea il nostro interlocutore. Spostamenti che, in situazioni normali, vengono effettuati per portare gli insetti nelle zone di fioritura di determinate piante.

Un ruolo fondamentale nel contenimento del batterio lo giocano anche gli apicoltori che hanno l'obbligo di notifica della malattia.

Danni economici, ma non ambientali

I principali rischi legati alla peste europea sono di natura economica. «Vogliamo evitare che più apicoltori siano costretti a distruggere parzialmente o totalmente i propri alveari», chiarisce Bacciarini. «Le perdite sarebbero ingenti, sia in termini di api, sia in termini di materiale che, proprio come gli insetti, va incenerito. Gli apicoltori potrebbero poi essere confrontati con una mancanza di entrate poiché, dovendo privarsi degli animali, non avrebbero miele da vendere. Non va infine dimenticato che, a differenza della peste americana, per quella europea non sono previsti indennizzi».

Non sussistono invece rischi ambientali: una moria generale di tutte le specie di api nel nostro cantone è infatti poco probabile. «A differenza delle api mellifere, la maggior parte delle api selvatiche non vive in colonie: il potenziale di diffusione del batterio è quindi basso», illustra il nostro interlocutore.

Le vie di infezione

Numerose sono le modalità attraverso cui la peste europea, per la quale non esiste un vaccino profilattico, si può diffondere. «La malattia può innanzitutto essere trasmessa da api trasportatrici del batterio che visitano altri alveari», chiarisce Bacciarini. «C'è poi il problema del riutilizzo di casse vecchie che, se non adeguatamente disinfettate prima dell'impiego, potrebbero contenere tracce del batterio, soprattutto se in passato hanno ospitato alveari in cui la malattia era presente ma non era stata riconosciuta. Il batterio potrebbe poi essere introdotto nelle arnie da api che si sono cibate di miele contaminato contenuto in vasetti, specialmente quelli importati dall'estero, lasciati aperti all'esterno delle abitazioni, magari quando si fa colazione alla mattina».

Proprio perché non è possibile curare la peste europea, è allora fondamentale prevenirla seguendo alcune buone pratiche. «Innanzitutto è importante allevare popolazioni sane che hanno le energie per occuparsi della pulizia dell'alveare; già ciò riduce notevolmente la diffusione della peste europea», spiega il veterinario cantonale. «Gli apicoltori devono poi controllare regolarmente le proprie arnie, utilizzare solo materiale nuovo o adeguatamente disinfettato e segnalare tempestivamente ogni sospetto all’ispettore degli apiari».