La pioggia c'è, ma non basta

«Se guardiamo con attenzione alle precipitazioni di maggio, siamo ancora leggermente al di sotto della norma; abbiamo recuperato un po’, ma non abbastanza. Se guardiamo gli ultimi 365 giorni, invece, la situazione cambia: ci manca ancora tantissima acqua».
Mentre in Romagna le piogge hanno causato vittime e danni enormi, in Ticino l’allarme siccità è rientrato soltanto in parte. Giorni di cielo nuvoloso e tempo umido hanno spinto molti a pensare che il problema fosse superato o, quantomeno, in via di soluzione. Ma non è così. La conferma giunge dalla lettura dei dati di MeteoSvizzera. «Negli ultimi 12 mesi - dice al Corriere del Ticino Guido Della Bruna - il bilancio delle precipitazioni è fortemente negativo: da metà a un terzo in meno rispetto alle medie. In particolare, va male nel Mendrisiotto, regione nella quale siamo poco sopra il 50% delle piogge attese. Nel Ticino centrale, invece, il passivo è di circa un terzo». Sino a fine mese, dice ancora Della Bruna, pioverà, «ma con quantitativi limitati. Per colmare il deficit dovremmo avere precipitazioni continue, che non sono in previsione».
Vero è che le piogge deboli sono state assorbite meglio dal terreno e che sarebbe stato pericoloso avere tantissima acqua in poco tempo, cosa che fa crescere il rischio di fenomeni di dissesto. Ma adesso qualche scroscio più forte e, soprattutto, di più lunga durata, non farebbe male.
«Anche perché - aggiunge Della Bruna - l’innevamento invernale in quota è stato scarso; le nevicate più importanti sono state infatti in primavera. La neve è sicuramente penetrata ad alimentare la falda, ma è anche defluita in fretta. Nei mesi più caldi non farà da riserva».
Risanamento insufficiente
Maurizio Pozzoni, ingegnere idrologo, è docente ricercatore all’Istituto Scienze della Terra della SUPSI. «La pioggia primaverile è stata di intensità moderata - dice al Corriere del Ticino - ha sicuramente lenito la situazione di difficoltà e, per via dei molti giorni nuvolosi, ha ingenerato nell’opinione pubblica l’idea che l’acqua sia venuta giù in modo abbondante. Ma in realtà, non è così. Certo, avvertiamo in maniera chiara la maggiore umidità del suolo, e la vegetazione è tornata a essere verdeggiante. Ma il contributo fattivo al risanamento degli acquiferi è stato insufficiente, e siamo piuttosto lontani da un ritorno alla normalità».
Il punto è, spiega Pozzoni, che «veniamo da un periodo lungo di precipitazioni sotto la media, oltre 18 mesi». Un anno e mezzo, per essere chiari, in cui ci sono stati «due mesi, o forse uno, sopra la media delle precipitazioni e tutti gli altri sotto. Non si rientra da questa situazione in breve: ce la faremo se l’estate sarà nella norma e l’autunno e l’inizio dell’inverno molto piovosi».
La situazione della falda, aggiunge il ricercatore della SUPSI, resta in ogni caso «sottodimensionata, anche se si avverte una tendenza alla ripresa». Le acque di superficie, invece, si sono riavvicinate alla normalità. «I laghi rimangono leggermente sottomedia, così come i fiumi e i torrenti», ma non offrono più lo spettacolo triste delle secche cui ormai molti si stavano abituando.
Dati in tempo reale
Sul sito dell’Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana (OASI), raggiungibile all’indirizzo Web oasi.ti.ch, sono pubblicati praticamente in tempo reale tutti i numeri relativi alla «mappa idrologica» del cantone: livello dei laghi, portata dei fiumi, statistiche sulle precipitazioni.
Una rapida occhiata ai dati dei maggiori corsi d’acqua fa capire come la situazione sia ben lontana dalle vecchie abitudini. Il Ticino, a Bellinzona, supera al momento di poco la portata di 36,06 metri cubi al secondo, a fronte di una media, negli ultimi 13 anni, di 47,57 metri cubi. A Locarno, la Maggia porta 13,87 metri cubi al secondo contro i 16,34 medi degli ultimi anni. Ad Agno il Vedeggio è poco sopra i 3 metri cubi al secondo invece dei 3,61 medi (ma nel 2014 era a 6,76). Soltanto la Tresa è in piena, con una portata di 36,68 metri cubi a fronte di una media di 20,14. Migliore è il dato dei laghi. A Melide, il livello del Ceresio è sostanzialmente in linea con gli ultimi 13 anni (270,45 metri sul livello del mare a fronte dei 270,54 di media). A Locarno, il livello del Lago Maggiore è a 193,9 contro i 193,57 di media, mentre il laghetto di Muzzano è a 337,65 metri (rispetto ai 337,72 medi).
Quadro generale cambiato
Secondo il responsabile del centro regionale Sud di Meteosvizzera, Marco Gaia, «il quadro generale è cambiato. Finalmente, dopo lungo periodo di scarsità, sono tornate le precipitazioni anche sul versante Sud-alpino. La settimana scorsa - dice Gaia al Corriere del Ticino - l’Ufficio federale dell’ambiente aveva addirittura diramato il livello di allerta per alcuni laghi a Nord. Da noi, però, la situazione è diversa, la definirei irrisolta». Il deficit di pioggia è tuttora elevato, ci mancano almeno 500 litri per metro quadrato.
«Lo abbiamo sottolineato più volte - dice Gaia - per uscire da una fase così lunga di carenza di precipitazioni bisognerebbe innanzitutto non accumulare ulteriore deficit, quindi compensare con più pioggia del normale». Un mese con l’ombrello sempre aperto, insomma. Ma state tranquilli. Non succederà.
La falda adesso risale: la lotta agli sprechi deve però continuare
Il lunghissimo periodo di siccità - che i meteorologi preferiscono, in realtà, definire «scarsità di precipitazioni», formulazione certo meno evocativa ma scientificamente più corretta - ha messo sotto fortissima pressione il sistema di approvvigionamento e distribuzione dell’acqua. A fine aprile, il Cantone aveva anche lanciato un appello generalizzato alla riduzione dei consumi, invitando ogni cittadino a una maggiore responsabilità.
Non pochi Comuni, di conseguenza, avevano diramato avvisi «per un uso parsimonioso» dell’acqua, quando non addirittura imposto veri e propri divieti per abbattere ogni genere di spreco.
Le piogge delle ultime settimane hanno dato respiro, ma non cambiato radicalmente il quadro. Lo dice con chiarezza anche Maurizio Barro, presidente dell’Associazione acquedotti ticinesi. «Le precipitazioni sicuramente hanno fatto bene alla vegetazione e alle acque superficiali, e anche alle acque sotterranee. Abbiamo infatti notato l’inversione del trend negativo iniziato nel novembre di due anni fa». Si è insomma fermato l’abbassamento della falda, spiega Barro al CdT: «Le portate sono cresciute di circa il 15%, ma l’incremento è ancora insufficiente; partiamo da livelli molto bassi, e i problemi sono tutt’altro che scongiurati. Vedremo che cosa succederà nei prossimi mesi».
Chi ha potuto contare sulla captazione a lago, dice ancora Barro, se l’è cavata meglio di «chi ha soltanto acqua di sorgente». Ma hanno avuto effetti positivi «anche gli interventi migliorativi sugli impianti, e le interconnessioni che hanno permesso ai Comuni di scambiarsi l’acqua dove necessario». Sul fronte delle perdite, aggiunge Barro, «si può sempre migliorare, ma oggi siamo all’incirca sul 10-15% del totale, in media con il resto della Svizzera».
Un’ultima notazione, il presidente degli acquedotti ticinesi la riserva alla campagna antispreco: «Le persone stanno imparando a usare l’acqua in modo più intelligente, e in futuro bisognerà insistere su questo punto. Di fronte ai cambiamenti climatici, con la siccità che da eccezionale diventa norma, il risparmio dovrà diventare regola».
Case private
Ma quanta acqua si consuma in Ticino e in_Svizzera? E questo consumo, è in crescita o in diminuzione rispetto al passato? Anche se i dati ufficiali non sono molto aggiornati (risalgono, infatti, a qualche anno fa), in Svizzera il consumo medio d’acqua nelle case private è valutato in circa 142 litri al giorno.
Media annua in Ticino
Il consumo medio annuo, invece, ovvero la somma di tutta l’acqua erogata dalle aziende di distribuzione divisa per 365 giorni e per il numero degli abitanti serviti, supera in Ticino i 300 litri al giorno.
Rivoluzione tecnologica
Nel secondo dopoguerra, con la rivoluzione nel campo dell’igiene e il benessere sempre maggiore, il consumo d’acqua in Svizzera era aumentato notevolmente, fino a raggiungere i 700 litri al giorno per abitante alla fine degli anni Ottanta. Da allora, è iniziata una tendenza costante alla riduzione del consumo giornaliero dovuto ai cambiamenti strutturali nell’industria, all’introduzione di impianti tecnologicamente avanzati e dotati di riciclo interno dell’acqua, alla posa dei contatori d’acqua, all’abitudine di fare la doccia invece del bagno, all’uso di elettrodomestici più ecologici. Non ultime, sono state importanti le numerose campagne di sensibilizzazione tendenti a promuovere il consumo responsabile dell’acqua.
