Ticino

«La politica energetica del futuro è a portata di mano»

La prossima settimana il Gran Consiglio deciderà se approvare il nuovo Piano energetico e climatico cantonale (PECC) e una modifica della Legge sull’energia proposta dal Consiglio di Stato – A tal proposito, diverse associazioni attive sul territorio – aeeticino, APP, ACSI, WWF, federlegno, Swissolar, e ProNatura – hanno invitato tutti i deputati e le deputate a sostenere il pacchetto
© Chiara Zocchetti
Red. Online
11.09.2026 12:30

La prossima settimana il Gran Consiglio deciderà se approvare il nuovo Piano energetico e climatico cantonale (PECC) e una modifica della Legge sull’energia proposta dal Consiglio di Stato. A tal proposito, diverse associazioni attive sul territorio – aeeticino, APP, ACSI, WWF, federlegno, Swissolar, e ProNatura – hanno invitato tutti i deputati e le deputate a sostenere il pacchetto che permetterà al Cantone di dotarsi di una politica energetica adatta alle sfide del presente e del futuro. Qui di seguito riportiamo la lettera in versione integrale firmata dalle sette organizzazioni, che sottolinea come la transizione energetica non sia solo una questione di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, ma anche un'opportunità per dare un impulso positivo all'economia ticinese; aumentare l'indipendenza energetica e quindi la sicurezza e ridurre i costi energetici delle economie domestiche.

«La canicola e la siccità di quest'estate sono state un segnale che non possiamo ignorare», scrivono le associazioni al Gran Consiglio. «Accelerare la transizione energetica non è soltanto una necessità climatica: è anche una scelta economica, strategica e che va a beneficio delle economie domestiche. Ridurre il consumo di combustibili fossili significa diminuire le emissioni, ma anche investire in Svizzera miliardi che oggi defluiscono all'estero, aumentare l’indipendenza energetica e dare un impulso a economia, impieghi e innovazione. Ecco perché vi invitiamo a sostenere il PECC e la modifica della Legge sull’energia proposte dal Consiglio di Stato, che accelera il passaggio a riscaldamenti e fonti energetiche rinnovabili».

«Il nostro Paese importa ogni anno energie fossili per circa 8 miliardi di franchi. La dipendenza energetica dall'estero si situa così attorno al 68%, essenzialmente a causa delle energie fossili, al 100% importate. Completare la transizione significa reindirizzare i miliardi che oggi destiniamo all’importazione di energie dannose verso fonti energetiche locali e settori che generano valore aggiunto in Ticino. Le reti di teleriscaldamento vanno pianificate e mantenute, le pompe di calore e le auto elettriche si alimentano con elettricità prodotta nelle nostre valli e sui nostri tetti, mentre gli impianti fotovoltaici e i risanamenti energetici fanno lavorare installatori ed edilizia locale. Il petrolio e i suoi derivati vengono solo importati a caro prezzo».

«Le energie rinnovabili assumono inoltre un'importanza crescente per la sicurezza dell'approvvigionamento: dopo lo scoppio dei conflitti in Ucraina e Iran è evidente come la nostra società sia, a causa della sua dipendenza dalle energie fossili, vulnerabile a ricatti e oscillazioni di prezzo e forniture. Investire nelle rinnovabili significa investire in una produzione energetica locale e decentralizzata, quindi più controllabile e resiliente».

«La transizione energetica ha anche l’effetto di ridurre le bollette energetiche. Sia che si guardino i costi d’esercizio che i costi annualizzati comprendenti l’ammortamento degli investimenti, le rinnovabili ne escono vincenti. Termopompe e teleriscaldamento sono generalmente più economiche di gas e nafta. E se con un’auto a motore termico un pieno da 400 km costa anche in periodi “normali” attorno ai 48 CHF (oggi ben di più), un equivalente “pieno” di elettricità comprata dalla rete ne costa solo 17. Vantaggi particolarmente evidenti nel 2026, anno in cui assistiamo all’ennesima esplosione dei prezzi delle energie fossili, mentre i prezzi medi dell’elettricità sono calati in Svizzera del 10% nel 2025, del 4% nel 2026, e un'ulteriore riduzione del 4% è prevista anche per il 2027».

«A questi elementi, già di per sé sufficienti, si somma la necessità di dare il nostro apporto alla mitigazione del cambiamento climatico. In Svizzera quest’ultimo si manifesta con una velocità doppia rispetto alla media mondiale e comporta danni crescenti a agricoltura, salute, biodiversità e sicurezza, come la siccità e la canicola del 2026 e i tragici eventi del 2024 in Valle Maggia e Mesolcina ci hanno ricordato. Se è chiaro che il nostro paese non può da solo definire le sorti del clima mondiale, altrettanto evidente è che sarebbe irresponsabile nei confronti dei giovani di oggi e di domani non fare quanto ampiamente in nostro potere per dare il nostro contributo, tanto più se il ritorno economico dell’operazione è positivo».

Infine, l’appello al Gran Consiglio: «Onorevoli Deputate e Deputati, a breve deciderete se approvare il nuovo Piano energetico e climatico cantonale (PECC) e una modifica della Legge sull’energia proposta dal Consiglio di Stato. Per tutte le ragioni menzionate in questo scritto vi esortiamo ad approvare il pacchetto, completo di tutte le sue disposizioni principali, tra le quali anche il passaggio a sistemi al 100% rinnovabili in caso di sostituzione del riscaldamento e l’obbligo fotovoltaico in caso di risanamento del tetto. In entrambi i casi sono previste eccezioni in caso di difficoltà tecniche o economiche. Queste disposizioni sono ragionevoli, assolutamente alla nostra portata e rappresentano la via che tutti i Cantoni su impulso della Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (EnDK) stanno imboccando, con numerosi Cantoni che l’hanno già fatto. Vi invitiamo, Signore e Signori, a far compiere alla politica energetica cantonale un salto di qualità che andrà a beneficio del Ticino, della sua economia, della sua sicurezza e, soprattutto, della sua popolazione».