La rapina al distributore di Novazzano e l'introduzione del controllo del casellario giudiziale

Il Ticino ha fatto scuola. Per combattere la criminalità organizzata, nella Regione Moesa verrà temporaneamente richiesto un casellario giudiziale ai cittadini di Stati UE/AELS che chiedono permessi L, B o G. Una misura che nel Canton Ticino è già in vigore dal 2015 e che venne introdotta per rafforzare la sicurezza, proteggere l'ordine pubblico e svolgere un'azione di deterrenza contro la criminalità transfrontaliera e gli abusi legati ai permessi di lavoro o dimora. A dare una spinta in tal senso furono anche alcuni fatti di cronaca, in particolare la rapina a un distributore di benzina in Via Casate a Novazzano, avvenuta il 30 marzo di quell’anno; due uomini con indosso due caschi da moto entrarono nella stazione di servizio e, dopo aver minacciato con un’arma una commessa, si fecero consegnare del denaro, per fuggire poi a bordo di una motocicletta in direzione di Chiasso. Due giorni dopo, la collaborazione tra Polizia cantonale, Polizie comunali, Guardie di confine e i Carabinieri di Como e Sondrio permisero di effettuare sei arresti. A finire in manette furono un 40enne cittadino italiano residente in provincia di Como, due cittadini italiani di 34 e 38 anni residenti a Morbio Superiore, un 44enne cittadino italiano, un minorenne svizzero e una 37enne cittadina svizzera residenti a Vacallo.
Sostegno da più parti
Come detto, l’introduzione dell’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per la richiesta di rilascio/rinnovo dei permessi B UE/AELS e G UE/AELS avvenne quindi nell’aprile 2015, sostenuta da una petizione firmata da oltre 12.000 cittadini e da varie risoluzioni del Gran Consiglio a Berna.
Alcuni numeri
Delle 95.020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione nel periodo aprile 2015-dicembre 2018, 579 hanno comportato maggiori approfondimenti; in 251 occasioni, «considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso», scriveva il Cantone in un bilancio pubblicato a fine gennaio 2019. L’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale «si è dunque rivelato uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente: il numero dei casi per i quali si rende necessario un ulteriore approfondimento cala infatti anno dopo anno», si leggeva nella nota stampa.
Più recentemente, lo scorso 20 aprile, dalle pagine del Mattino della Domenica il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, aveva ribadito la bontà della misura. «La richiesta del casellario giudiziale consente al nostro Cantone di approfondire e, laddove vi siano condizioni legali, di impedire l’entrata di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero». Lo strumento, inoltre, «ha anche un effetto deterrente, perché per ottenere un permesso è necessario presentare una documentazione che attesti l’assenza di precedenti rilevanti».
