«La ricchezza dell’acqua deve tornare ai ticinesi»

«È giunta l’ora di coinvolgere tutto il Ticino su questa tematica di epocale importanza». Il presidente del Centro, Fiorenzo Dadò, nel lanciare la raccolta firme per l’iniziativa popolare «L’acqua è di tutti – Meno costi per i ticinesi» non ci ha girato attorno. Definendo, appunto, il tema della scadenza delle concessioni idroelettriche (che avverrà tra il 2035 e il 2048) come di «epocale importanza». Non a caso, in conferenza stampa lo stesso Dadò ha citato il padre Armando, così come il deputato Paolo Caroni ha citato il nonno Arrigo. Entrambi, nelle loro epoche, ebbero infatti già modo di battagliare sul tema delle acque ticinesi. Una risorsa fondamentale del nostro cantone, ma di cui, ha ricordato Dadò, i ticinesi negli ultimi 80 anni non hanno potuto beneficiare appieno. La storia, ha aggiunto il presidente, «spiega molto bene che quello che oggi proponiamo è un atto dovuto che i ticinesi aspettano da molti anni: da quando ci si è accorti che i guadagni milionari di questo settore sono andati in gran parte a beneficio di Cantoni e Comuni d’oltralpe». Centrali idroelettriche che, ha aggiunto, «fruttano centinaia di milioni di franchi all’anno, mentre solo 53 milioni entrano nelle casse cantonali per l’affitto delle acque». Detto in soldoni: «A beneficiarne sono altri, mentre le famiglie ticinesi continuano a pagare una bolletta assai salata e imprevedibile ogni anno. Il grosso della ricchezza ha varcato le Alpi, mentre i rimasugli sono rimasti in Ticino».
La gran parte delle aziende idroelettriche presenti in Ticino, infatti, appartiene a imprese e gruppi provenienti da oltre San Gottardo. In estrema sintesi: il secolo scorso costruirono l’infrastruttura idroelettrica in Ticino e in cambio il cantone gli affittò le acque. E ora, quelle aziende producono utili milionari. Ma l’affitto sta per scadere (tra il 2035 e il 2048) e il Ticino tornerà a essere proprietario a tutti gli effetti della sua risorsa. Una sfida epocale, appunto. Il punto oggi centrale, ha aggiunto Caroni, «è decidere a chi andrà questo valore economico. Perché acquisire gli impianti è fondamentale, ma non basta. Senza una scelta precisa su come utilizzare quel valore economico, non è automatico che si traduca in bollette meno care per i cittadini». Di qui l’iniziativa del Centro, che segue «un principio semplice»: «L’acqua è di tutti, i benefici economici devono poter essere di tutti». Un’iniziativa che, ha poi spiegato nel dettaglio il capogruppo Maurizio Agustoni, propone essenzialmente due cose. «Che il Cantone provveda affinché il prezzo dell’energia elettrica sia maggiormente sostenibile per la popolazione ticinese e per le attività economiche; che il Cantone provveda affinché la popolazione ticinese e le attività economiche possano beneficiare delle riversioni degli impianti idroelettrici tramite riduzione degli oneri derivanti dall’approvvigionamento di energia elettrica». Un’iniziativa, ha aggiunto Agustoni, presentata nella forma legislativa e generica per due motivi. Da una parte per accelerare l’iter politico(un’iniziativa costituzionale avrebbe richiesto tempi molto più lunghi). Dall’altra parte per permettere un certo margine di manovra al Gran Consiglio (che sarà chiamato a tradurre i due principi in legge), in un contesto, quello dell’energia, molto mutevole poiché dipende da leggi federali e, forse, in futuro pure dall’accordo con l’Unione europea.
A ricordare l’importanza di questo tema in ottica futura, poi, ci ha pensato il deputato Michel Tricarico. L’energia, infatti, è già oggi una «spesa essenziale» per i cittadini, poiché dipendiamo da essa praticamente per tutto, dal telefono cellulare all’automobile. Ma, ha ricordato, il fabbisogno è destinato a crescere. E quindi, «in un mondo in cui l’energia è sempre più un fattore di sviluppo essenziale, è importante sfruttare il margine di manovra affinché le future riversioni siano anche a favore della popolazione».
Da un punto di vista più politico, infine, il consigliere nazionale Giorgio Fonio ha rivendicato l’approccio del suo partito: «In un cantone dove il tema più importante sembra quello di chi va in Governo e chi dirige quale Dipartimento, questa iniziativa ci permette di rimettere i temi al centro del dibattito politico».
