La rinascita della masseria con un panorama mozzafiato

Ci sono voluti quasi 10 anni, perché lungo il tragitto sono stati incontrati ostacoli (su tutti il coronavirus) e sono subentrati cambiamenti. Ma nonostante il lungo periodo trascorso, il progetto non è mai stato in discussione perché la motivazione non è mai venuta meno: «Ci tenevo molto, non volevo proprio che decadesse tutto e un pezzo della nostra storia e della nostra tradizione andasse perso. Io sono nata e cresciuta qui e questo posto fa parte del territorio». A sottolinearlo appena ci incontra è la signora Emanuela, proprietaria della masseria di Casate a Novazzano, un edificio a corte tradizionale come nel Mendrisiotto in passato ce n’erano tanti, ma anche come al giorno d’oggi ce ne sono sempre meno. Che anche questo andasse in rovina e perduto però non era questione, ci viene spiegato. «È della nostra famiglia da sempre, anche mio papà vi era molto legato e desideravo davvero che la masseria potesse rinascere, che potesse tornare a essere piena di vita».

Dalle parole, ai fatti. Anche se il percorso è stato lungo e impegnativo, non ci nasconde Emanuela mentre ci mostra la masseria rinata. I lavori di ristrutturazione e rinnovo in chiave residenziale sono terminati da poco, così come è recente la concessione dell’abitabilità all’intero edificio. La domanda di costruzione risale alla fine del 2017, il progetto iniziale prevedeva, oltre a unità abitative di grandezza diversa, anche un bar e spazi lavorativi e aggregativi. La pandemia ha però convinto i promotori a concentrarsi sui contenuti residenziali: troppe le incertezze legate alla creazione di spazi comuni al chiuso di quel tipo, in quegli anni. Una rinuncia che ha modificato leggermente il progetto edilizio, facendo optare i promotori per una conformazione meno a corte e più aperta. Scelta che oggi confermano come vincente: «La struttura aperta consente un colpo d’occhio bellissimo, sul verde, sui campi ma anche su un suggestivo spicchio di Mendrisiotto». In effetti da Casate il panorama è davvero suggestivo, con i monti Bisbino, Generoso e San Giorgio visibili contemporaneamente.

Torniamo al progetto: «Abbiamo rinunciato agli edifici accessori e mantenuto tutti i muri esterni della struttura principale, rinforzandoli e ristrutturandoli, ma internamente abbiamo svuotato tutto e rifatto da zero. Abbiamo voluto mantenere molti dettagli originali, come i mattoni e i colori delle finestre, e abbiamo riconvertito gli spazi non abitativi come fienili e stalle». Dietro le quinte c’è un lavoro realizzato «con impegno e amore, anche dall’architetto Mauro Galfetti», fatto altresì di ricerche e ricostruzioni per capire come appariva la masseria ai tempi di maggior splendore. Il risultato sono 16 unità abitative, alcune su due piani, alcune su un unico livello, tutte con spazio esterno. Al centro la corte comune, degli spazi verdi e dei tavoli con un loggiato per ritrovarsi e fare comunità. Sotto, invece, un’autorimessa interrata.
A completare il team di chi ha lavorato alla rinascita anche Valentino Rulli, della Lambertini & Partners, che ci ha accompagnato anch’egli durante la visita: «È una rinascita curata davvero nei minimi dettagli, un progetto che restituisce a Novazzano un pezzo della sua storia». Un progetto sostanzialmente completato, a cui manca solo qualche dettaglio più che altro estetico, poi a far rivivere Casate sarà chi deciderà di farne il proprio luogo di vita.
