Lugano

«La scena aperta della droga al parco Ciani ci impone di fare di più»

Il direttore di Villa Argentina, Mirko Steiner si associa all’idea di una stanza del consumo rilanciata dopo l’ultima violenta lite scoppiata tra «vecchi» e «nuovi» tossicodipendenti - «Occorre una struttura per contenere gli effetti sulla salute e tenere sotto controllo l’aggressività»
La presenza di tossicodipendenti al parco Ciani è aumentata per via dell’arrivo di nuove persone provenienti dall’Italia. ©Reuters/ Mehdi Chebil
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
08.08.2026 06:00

«I tossicodipendenti al parco Ciani? Scene aperte che degenerano non sono accettabili in una società civile, troppa tolleranza nuoce. È inutile fare i perbenisti». Mirko Steiner, direttore del centro terapeutico di Villa Argentina (struttura che prende a carico pazienti dipendenti e con anche associate diagnosi psichiatriche) non usa molti giri di parole per riassumere la sua posizione sulla presenza di persone con evidenti problemi di uso e consumo di droghe pesanti, principalmente crack, nel principale parco della Città. «Se però si tollera questa presenza – chiarisce Steiner – allora bisogna essere anche in grado di intervenire con un qualcosa di fisico e strutturato, come ad esempio le stanze del consumo, sia per contenere problematiche somatiche, come collassi, malesseri e scompensi fisici riconducibili all’abuso delle sostanze stupefacenti, sia per tenere sotto controllo la violenza e l’aggressività che scaturiscono spesso dall’uso di droghe pesanti come il crack».

La violenta lite del 9 luglio

Pur non essendo un tema nuovo quello del consumo di droga a cielo aperto al parco Ciani e pur non essendo paragonabile a quello che fu il Platzspitz di Zurigo, è indubbio che il fenomeno sia tornato sotto i riflettori a causa di un grave episodio di violenza, avvenuto alla luce del sole: ci si riferisce alla lite scoppiata il 9 luglio scorso tra tossicodipendenti, che ha portato all’arresto di quattro persone con l’accusa di tentato omicidio. Un alterco, sfociato in un brutale pestaggio, che ha rimesso al centro dell’attenzione della politica e dell’opinione pubblica la presenza, in alcuni casi problematica, di persone che consumano e spacciano stupefacenti nel parco. A tornare di attualità sono stati anche gli atti politici e le proposte per cercare di arginarlo: dalla «stanza del consumo» a misure di presa a carico sociale per queste persone, fino ad arrivare alla repressione. Negli scorsi anni, a dare il la al dibattito ci aveva pensato anche la capodicastero Sicurezza della Città, Karin Valenzano Rossi, che alcuni giorni fa dalle nostre colonne ha rilanciato l’idea di una stanza del consumo.

Dall’Italia a Lugano

Un’idea che oggi trova d’accordo anche Mirko Steiner, direttore di Villa Argentina. «Il servizio per le dipendenze di Ingrado da tempo ha degli operatori che vanno al parco Ciani per cercare di agganciare e aiutare questo tipo di persone con gravi problemi di droga – riprende Steiner – ma evidentemente se, così come sembra, la scena aperta ha attirato anche tossicodipendenti dall’Italia, facendo aumentare questo numero di persone, bisognerebbe a questo punto fare di più, anche perché la presa a carico nei confronti di cittadini stranieri risulta molto difficoltà, facile sulla carta, difficile nella realtà dei fatti».

Da qui il sostegno all’idea di creare una stanza del consumo sulla falsariga di quanto già realizzato a Coira, dove i tossicodipendenti dallo scorso marzo hanno la possibilità di usufruire di un consumo controllato oltre a ricevere cure mediche, cibo e bevande, lavare i propri vestiti, pulirsi e dormire.

A perorare la causa di una presa a carico solo per i residenti è stato al CdT anche il capodicastero Socialità della Città, Lorenzo Quadri. A fronte dell’ultimo episodio violento e della comparsa in città di un secondo gruppo di tossicodipendenti proveniente dall’estero, Quadri era stato perentorio. «L’utenza locale è nota, così come lo sono le loro necessità. Ma è improponibile che Lugano si accolli anche tossicodipendenti aggressivi che non hanno alcun diritto di stare qui», ha detto al nostro giornale.

«Capisco Quadri – annota Steiner – anche perché ricordo che al Platzspitz arrivavano diversi tossicodipendenti provenienti dall’estero e soprattutto anche da altri cantoni. Nel primo caso si cercava di farli tornare al loro Paese, nel secondo venivano dirottati nei loro cantoni di origine, tra cui c’era anche ovviamente il Ticino».