Preventivo 2026

La simmetria dei sacrifici divide economia e sindacati

Timida o eccessivamente drastica? La manovra di rientro da 120 milioni di franchi proposta dal Governo non piace alle parti sociali - Secondo OCST il partenariato è sotto pressione, la Camerea di commercio invece si aspettava misure molto più incisive
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
02.10.2025 22:45

Mentre il Governo chiede al Parlamento la più classica simmetria dei sacrifici, sindacati e mondo economico guardano alla sfida del Preventivo 2026 da posizioni opposte e, per quanto possibile, ancora più lontane. Per l’economia la manovra di rientro è troppo timida; per i sindacati è troppo drastica. L’unica parziale ammissione comune riguarda il finanziamento delle iniziative sui premi di cassa malati: per entrambi non sarà una passeggiata. «Ancora una volta assistiamo a tagli lineari che impattano sui lavoratori e quindi sui servizi», premette il segretario cantonale di OCST Xavier Daniel. «Al Governo abbiamo detto chiaramente che, come sindacato, siamo vicini a un punto di rottura. I settori con mandato di prestazione toccati dalla manovra di rientro sono vincolati da contratti collettivi che garantiscono determinate coperture, messe ora in discussione dalla riduzione dei contributi». Insomma, rispettare il CNL con la coperta più corta diventa più difficile, se non impossibile. Di qui, la pressione sul partenariato sociale che preoccupa (e non poco) il sindacalista: «Ogni discussione su eventuali migliorie contrattuali viene bloccata sul nascere, riducendo all’osso lo spazio per il dialogo».

«Decisioni forti»

A guardare con altrettanta preoccupazione (ma per ragioni opposte) l’azione di Governo, sull’altro fronte, c’è l’economia: «Ritengo che le misure adottate per il rientro siano troppo poco coraggiose e inefficaci per invertire la tendenza di deficit strutturale che ci accompagna da oltre un decennio», commenta dal canto suo il presidente della camera di Commercio (Cc-Ti), Andrea Gehri. «Per risanare i conti pubblici ci vogliono decisioni forti sugli sprechi, sugli esuberi e sui compiti essenziali che lo Stato deve assolvere. E questo affinché si riducano in modo sensibile le spese fisse che, invece, continuano a crescere». Sulla stessa linea, anche il direttore di AITI, Stefano Modenini. «Il preventivo del prossimo anno non si discosta nell’approccio da quello degli esercizi precedenti. Purtroppo, finora un piano strategico di sviluppo vero e proprio è mancato». Pur riconoscendo la presenza di tanti interventi puntuali, secondo Modenini «d’ora in avanti sono necessarie scelte di fondo più definitive e prioritarie su cosa deve fare lo Stato, quali servizi deve offrire, quali investimenti mettere in atto». Ma è soprattutto sul fronte delle uscite che Modenini osserva come l’economia si aspettasse maggiore incisività. Le misure di risparmio contenute nella manovra da 120 milioni puntano soprattutto sulle entrate (80 milioni), mentre le minori uscite incidono per 40 milioni, ossia la metà. Non manca, tuttavia, una chiara e condivisa preoccupazione di fronte al prospettato taglio degli investimenti che il presidente della Camera di commercio non esita a definire «un grave errore» del Consiglio di Stato.

«Falsi risparmi»

Una linea sostenuta anche dal direttore della SSIC, Nicola Bagnovini: «Si tratta probabilmente della soluzione più semplice sul piano contabile, ma anche la più sbagliata. Posticipare gli investimenti necessari renderà inevitabilmente più onerose le spese future, quando gli interventi dovranno essere realizzati con urgenza». Anche secondo Bagnovini occorre piuttosto passare dalla revisione dei compiti dello Stato, «dettando delle priorità su determinati servizi e prestazioni che probabilmente non potremo più permetterci in futuro». Ciò che occorre evitare con tutti i mezzi - conclude Bagnovini - è di trasformare una crisi delle finanze pubbliche in una crisi strutturale e occupazionale in Ticino.

«Contro il servizio pubblico»

Ma è soprattutto guardando agli sforzi legati al finanziamento delle iniziative sui premi di cassa malati che il partenariato sociale rischia di subire nuovi contraccolpi. Ne è convinto Xavier Daniel: «Da sempre il sindacato privilegia il dialogo. Tuttavia, mi sembra di percepire da parte dell’economia privata la volontà di un approccio dove sempre e comunque si attacca il servizio pubblico e le istituzioni». Non a caso, prosegue, l’economia privata è tra i promotori dell’iniziativa per tagliare i dipendenti pubblici. Insomma, se da una parte il sindacato si dice aperto al dialogo, dall’altra non può condividere una politica che vuole tagliare «linearmente con l’accetta». Ma come si pone, allora, il sindacato sulla simmetria dei sacrifici richiesta dal Governo per finanziari le iniziative? «Le cifre prospettate dall’Esecutivo ammontano, compreso EFAS e il riversamento degli oneri dalla Confederazione, a 700 milioni. È impossibile pensare di recuperare questi importi solo con i tagli». La simmetria si impone. Attenzione, però, al taglio sulle uscite, corregge subito Daniel: «La coperta in certi settori è davvero corta». Altrettanto netta, ma sul fronte opposto, la posizione dell’economia: «La vera sfida ora sarà di capire come e attraverso quali misure il Governo vorrà finanziare le iniziative, visto che, purtroppo, si è deciso di spendere prima ancora di sapere dove andare a trovare le risorse», commenta Gehri, per il quale l’economia farà certamente la sua parte, «ma attenzione, non potrà sopportare ulteriori aggravi o aumenti d’imposte senza perdere di competitività e quindi ridurre sensibilmente anche il proprio contributo a favore delle fasce meno fortunate». Per Modenini tutto dipenderà da quanto verrà proposto per finanziare i nuovi oneri, tenuto conto, però, che «con l’approvazione delle iniziative sui premi di cassa malati rischiamo di essere entrati in un gioco al massacro». Un eventuale aumento delle imposte sul reddito e sulla sostanza - conclude Modenini - «rischierebbe di avere effetti drammatici: non basterebbe infatti a finanziare tutti i nuovi oneri e, al contempo, comprometterebbe ulteriormente la già limitata competitività fiscale del Cantone».