La sinistra lavora all'unità, ma con un po' di «maretta»

A meno di un anno dall’appuntamento con le urne, anche a sinistra si stanno pian piano delineando le strategie e le alleanze in vista delle elezioni cantonali 2027. E tutto, allo stato attuale, lascia presagire che un’intesa tra PS, Verdi e MpS sia perlomeno a portata di mano. Anche se, come vedremo, non manca qualche punto di frizione fra le parti che, inevitabilmente, andrà sciolto nei prossimi mesi.
Come noto, tutte e tre le formazioni politiche negli scorsi mesi hanno fatto capire di voler lavorare a un’alleanza per la lista che correrà per il Consiglio di Stato. Restando in tempi recenti, nell’ottobre dello scorso anno era stato organizzato un primo dibattito a Bellinzona tra i tre partiti, con l’obiettivo di ragionare su un fronte d’opposizione progressista contro l’affermarsi, in Ticino e nel resto del mondo, di una destra sempre più conservatrice. A marzo di quest’anno, poi, il co-presidente del PS, Fabrizio Sirica, davanti al comitato cantonale del suo partito era stato parecchio chiaro, parlando della necessità di unire la sinistra. Poi, sul finire di aprile anche l’assemblea dei Verdi ha confermato la volontà di proseguire le trattative per creare un fronte progressista unito. Tutto ciò, mentre l’MpS ha a sua volta fatto più appelli all’unità.
L'invito del PS
E ora, le trattative sarebbero entrate nella fase finale. In tal senso, è esplicito l’invito che il Partito socialista ha inviato in questi giorni ai suoi delegati in vista del prossimo comitato cantonale del 3 giugno. «L’incontro – citiamo dalla convocazione inviata dalla direzione del partito – sarà dedicato al tema delle alleanze in vista delle prossime scadenze elettorali, nonché ad altri aspetti in vista della campagna elettorale che ci attende». Per motivare la necessità di unire le forze, la direzione del PS parla di «una fase storica segnata dal rafforzamento delle destre e da preoccupanti derive autoritarie», ma cita anche «la crisi del potere d’acquisto» che in Ticino «colpisce un numero crescente di persone». Ciò, «mentre assistiamo a un attacco sempre più aggressivo al servizio pubblico e al perseverare di politiche fiscali che favoriscono pochi a scapito della maggioranza». In questo contesto, la direzione del PS spiega di ritenere «fondamentale rafforzare la sinistra, unendo le forze». E per questo motivo durante il Comitato cantonale del 3 giugno la direzione presenterà la sua «proposta per una lista unitaria pluralista in vista delle elezioni cantonali, così come le prospettive per consolidare questa collaborazione anche nelle successive tornate elettorali». Detto ciò, la direzione aggiunge pure che «le discussioni con gli altri partiti di sinistra sono attualmente in corso e la situazione è in continua evoluzione» e per questo motivo non è ancora possibile fornire «una proposta di dettaglio».
La bozza
Le bocche dei protagonisti, infatti, in questa fase per ovvi motivi restano cucite. Nonostante ciò, il Corriere del Ticino qualche voce di corridoio su come stanno proseguendo le trattative tra le parti è riuscito a raccoglierla. Allo stato attuale, infatti, sarebbe quasi pronta una bozza di dichiarazione comune. Una sorta di piattaforma, composta da una decina di punti, che vanno dalle finanze, alla fiscalità, alla sanità, e così via. Una dichiarazione che, al netto dei dettagli, trova le parti concordi e sostanzialmente soddisfatte. A questo stadio, poi, sarebbe pure già stata definita la suddivisione dei cinque posti disponibili per la lista: 3 socialisti (tra i quali ovviamente l’uscente Marina Carobbio Guscetti), un verde e un rappresentante dell’MpS (verosimilmente il deputato Matteo Pronzini). Una suddivisione basata, in estrema sintesi, sui risultati raggiunti dai rispettivi partiti nella scorsa tornata elettorale. Il punto di maggior frizione, oggi come oggi, riguarda però la presenza dell’MpS nella lista unitaria. Una frangia moderata interna del PS, infatti, sembrerebbe determinata nel dare battaglia su questo punto, chiedendo al partito di non unirsi a un partito d’opposizione come l’MpS. Frangia che, sempre secondo nostre informazioni, sarebbe in particolar modo presente nel Bellinzonese. Dove, non è un mistero, i rapporti tra PS e MpS sono tesi da tempo, anche perché nella Città guidata dal sindaco socialista Mario Branda, i deputati MpS non hanno mai mancato di fargli opposizione. Non è dunque da escludere che nei prossimi appuntamenti del PS, ossia il comitato di giugno, ma anche il congresso già previsto a novembre, la questione venga sollevata.
